Il giornalista agrigentino aveva 67 anni. Per decenni ha raccontato la cronaca e le vicende legate alla mafia nel territorio agrigentino, distinguendosi per il rigore delle sue inchieste.
Il giornalismo siciliano è in lutto per la morte di Franco Castaldo, giornalista, fondatore e direttore responsabile di Grandangolo Agrigento. Aveva 67 anni. La notizia della sua scomparsa, avvenuta nella notte tra ieri e oggi, è stata comunicata dalla redazione della testata che aveva fondato e guidato per oltre vent’anni.
Nel corso della sua carriera, Castaldo aveva dedicato gran parte del proprio lavoro alla cronaca giudiziaria e alle inchieste sulla criminalità organizzata, con particolare attenzione alle dinamiche mafiose nella provincia di Agrigento. Un impegno professionale che lo aveva portato a seguire da vicino anche gli anni della guerra di mafia, raccontando episodi e vicende che hanno segnato profondamente il territorio.
Prima di fondare Grandangolo, era stato caposervizio del quotidiano La Sicilia e aveva collaborato anche con testate nazionali e con la trasmissione televisiva Mixer. Il suo lavoro di cronista lo aveva esposto a rischi significativi: per il racconto delle vicende legate alla criminalità organizzata agrigentina, aveva vissuto sotto scorta insieme alla famiglia.
La nascita di Grandangolo e il racconto del territorio
L’11 dicembre 2004 per sua iniziativa nacque Grandangolo Agrigento, inizialmente pubblicato come quindicinale. La testata era poi diventata un settimanale distribuito nelle edicole della provincia, per approdare successivamente sul web e affermarsi come punto di riferimento dell’informazione locale e regionale.
Il suo metodo era fondato sulla ricerca dei fatti, sull’attenzione ai dettagli e sulla volontà di affrontare anche le vicende più delicate, senza rinunciare all’approfondimento.
Il ricordo della redazione: «Abbiamo finito le parole»
La redazione di Grandangolo ha annunciato la scomparsa del direttore con un editoriale dal titolo «Ciao Direttore, abbiamo finito le parole», nel quale emerge il legame professionale e umano che univa Castaldo ai suoi collaboratori.
«Per noi non è soltanto la perdita di una delle voci più libere e rigorose del giornalismo italiano, della persona che ha guidato questo giornale ma di un padre che ci ha forgiato nella tempra e nel carattere», si legge nel messaggio pubblicato dalla testata.