La scoperta del qanat nella zona nord di Messina
Anche a Messina le scoperte sorprendono. E’ notizia degli ultimi giorni che l’Associazione Culturale Map sta portando un’opera di valorizzazione di un antico qanat nella zona nord a monte.
Cos’è un qanat e perché è importante
Si tratta di una galleria scavata per centinaia di metri nella roccia calcarea nella quale da diversi scorre l’acqua, che viene intercettata da una falda nella montagna secondo la tecnica costruttiva tipica dei qanat, infrastrutture di epoca persiana delle quali si trovano diversi esempi in Sicilia.
Le ricerche e il lavoro dell’Associazione MAP
Il presidente dell’Associazione Culturale Map, Giuseppe Coppolino, spiega come si è arrivati a questa scoperta e in quale epoca storica si collocherebbe la costruzione del qanat.
«E’ abbastanza nascosto – afferma Coppolino –, è nella zona nord e abbiamo fatto delle ricerche sei anni fa, in quanto ai tempi si parlava di alcune grotte in questa zona qua in cui scorreva acqua. Ho contattato lo storico Nino Principato, che mi ha detto in cui si trovava. Quando andai sul posto era barrato, chiuso e pieno di macerie. Per questo motivo abbiamo dovuto bonificarlo, poi abbiamo contattato il Comune e dopo svariati mesi siamo riusciti a ottenere il permesso di aprire quando vogliamo il cancello e ad avere quindi in dotazione le chiavi. Le procedure sono ancora lunghe per averlo in gestione, ma stiamo andando avanti».
Le ipotesi sull’origine: possibile epoca araba
Secondo gli studi fatti, «dopo aver chiamato degli speleologi di Catania abbiamo fatto rilevamenti e abbiamo trovato fossili marini e dal terreno interno si è capito come questo qanat a Messina dovrebbe risalire alla dominazione araba. L’acqua filtra dalla montagna e viene convogliata verso valle dopo essere stata intercettata. Entra in un cunicolo sotterraneo molto basso e dovrebbe arrivare a una fiumara vicina per seguirla prima di arrivare a mare. Si trova alle pendici del torrente Trapani. Stiamo cercando di valutare se il posto sia pericolante o meno e poi se il Comune darà la concessione vorremmo rendere il luogo visitabile».