Maria Callas, la donna che visse d’amore e ne fece la sua più grande tragedia

di Denise Bentivegna

Il 16 settembre 1977 moriva a Parigi Maria Callas. Aveva appena 53 anni e lasciava un mondo che per oltre vent’anni aveva imparato ad ascoltare la sua voce, a seguirne i successi, ad ammirarne la presenza scenica e, allo stesso tempo, a parlare della sua vita privata. Perché Maria Callas non fu soltanto la grande soprano conosciuta come la Divina. Fu anche una donna che cercò per tutta la vita l’amore, la famiglia, la felicità e quella normalità che il successo sembrava continuamente negarle.

Nata a New York il 2 dicembre 1923 da una famiglia di origine greca, Maria trascorse parte della giovinezza ad Atene, dove iniziò a studiare canto. Il talento era straordinario, ma dietro quella voce destinata ai più grandi palcoscenici esisteva una ragazza che avrebbe dovuto affrontare molto presto sacrifici, difficoltà familiari e una madre con la quale il rapporto sarebbe rimasto sempre complesso.

La carriera arrivò con una rapidità impressionante. Dal debutto all’Arena di Verona nel 1947, con La Gioconda, fino alla consacrazione nei più importanti teatri internazionali, Callas diventò una protagonista assoluta della lirica. Alla Scala di Milano trovò uno dei luoghi più importanti della propria vita artistica e interpretò personaggi che sarebbero rimasti indissolubilmente legati al suo nome, da Norma a Violetta, da Tosca a Medea.

Ma quello che rendeva Maria Callas diversa non era soltanto la voce. Lei non cantava semplicemente un personaggio. Lo viveva.

Ogni gesto, ogni sguardo, ogni silenzio diventavano parte della rappresentazione. La sua interpretazione trasformava le eroine dell’opera in donne vere, attraversate dalla passione, dalla gelosia, dal dolore, dalla solitudine e dal desiderio. Anche per questo Callas contribuì a riportare al centro del teatro musicale una concezione dell’opera nella quale il canto e la recitazione tornavano a essere inseparabili.

Dietro il successo, però, la sua vita personale raccontava una storia molto più fragile.

Nel 1949 Maria Callas sposò Giovanni Battista Meneghini, industriale e appassionato di lirica che sostenne la sua carriera negli anni della consacrazione. Il matrimonio sarebbe però entrato progressivamente in crisi e nel 1959 la cantante si separò dal marito. Proprio in quel periodo nella sua vita era già entrato un uomo destinato a occupare un posto enorme nel suo cuore, Aristotele Onassis.

I due si erano incontrati qualche anno prima, ma fu nel 1959, durante la celebre crociera a bordo dello yacht Christina, che la loro relazione diventò un vero e proprio amore. Erano due dei greci più celebri del mondo, entrambi abituati a una vita fatta di lusso, viaggi e riflettori. Per Maria, però, Onassis rappresentava anche qualcosa di più profondo. Accanto a lui sembrava finalmente possibile costruire quella vita privata che la carriera le aveva sempre sottratto.

Fu in quegli anni che arrivò uno dei dolori più segreti della sua esistenza. Nel 1960 Maria rimase incinta di Onassis e portò avanti la gravidanza lontano dall’attenzione pubblica. Il 30 marzo nacque a Milano il piccolo Omero, che morì poco dopo la nascita. La vicenda rimase per anni lontana dalla stampa e avrebbe rappresentato una ferita profondissima nella vita della cantante.

Per Maria non era soltanto la perdita di un figlio. Era anche la perdita di un sogno. Quello di diventare madre, di avere una famiglia e di vivere finalmente una dimensione privata accanto all’uomo che amava.

Il rapporto con Onassis, però, non avrebbe avuto il lieto fine che Callas aveva forse immaginato. La loro relazione durò quasi un decennio, tra passioni, separazioni, ritorni e momenti di forte sofferenza. Un legame intenso e tormentato, nel quale amore e dolore finirono spesso per confondersi.

Nel 1968 arrivò la ferita più difficile da accettare. Onassis sposò Jacqueline Kennedy, vedova del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Maria apprese la notizia dai giornali. L’uomo che aveva rappresentato il grande amore della sua vita aveva scelto un’altra donna e quella storia, già segnata da tante contraddizioni, entrava definitivamente nella leggenda.

La sua vita sembrava ormai assumere i contorni di una delle tragedie che aveva interpretato tante volte sul palcoscenico. Una donna capace di cantare il dolore con una forza straordinaria e che, lontano dalle scene, si trovava a vivere sulla propria pelle alcune delle stesse emozioni.

Intanto anche la voce cominciava a cambiare. La carriera che aveva conosciuto trionfi assoluti diventava sempre più difficile. Le apparizioni si diradavano e nel 1965 Callas si ritirò dalle rappresentazioni operistiche. Sarebbe tornata ancora sul palcoscenico con una tournée insieme a Giuseppe Di Stefano nei primi anni Settanta, ma quella stagione non avrebbe più avuto la stessa intensità.

Nel 1969 arrivò anche l’incontro con il cinema. Pier Paolo Pasolini la volle protagonista di Medea, affidandole un ruolo nel quale la cantante poteva esprimersi anche attraverso il volto, il corpo e il silenzio. Era un’altra dimostrazione di quanto la sua forza artistica andasse oltre il canto.

Dopo la morte di Onassis, avvenuta nel 1975, Maria Callas sembrò chiudersi ancora di più nella propria solitudine. L’uomo che aveva amato per tanti anni non c’era più. La voce non era più quella degli anni d’oro. I grandi teatri appartenevano al passato e la donna che aveva conosciuto il mondo intero viveva sempre più lontana dai riflettori, nel suo appartamento di Parigi.

Il 16 settembre 1977 Maria Callas se ne andò a soli 53 anni, nella solitudine del suo appartamento parigino. La donna che aveva dato voce alle più grandi eroine tragiche dell’opera sembrava aver consumato fino in fondo anche la propria tragedia personale.

Aveva conosciuto il successo, gli applausi e una fama immensa, ma aveva inseguito per tutta la vita qualcosa di molto più semplice e, forse, molto più difficile da trovare. L’amore, una famiglia, un figlio, la possibilità di sentirsi finalmente scelta e amata oltre il personaggio della Divina.

Aveva perso un figlio che aveva desiderato, aveva visto finire il grande amore della sua vita e aveva dovuto assistere, anno dopo anno, al tramonto di quella voce che era stata la sua forza e la sua identità. E quando anche Onassis se ne andò, nel 1975, sembrò spegnersi con lui una parte della donna che Maria Callas era stata lontano dai riflettori.

Non si può dire che sia morta di crepacuore. Ma è difficile, guardando alla sua storia, non pensare a quanto dolore possa contenere il cuore di una donna che aveva avuto tutto ciò che il mondo poteva offrirle, tranne proprio quello che desiderava di più.

Se ne andò la Divina, ma soprattutto se ne andò Maria, la donna che per tutta la vita aveva cercato qualcuno capace di amarla oltre la sua voce, oltre la fama, oltre il mito.

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