Dopo 21 ore di lavori, l’Ars approva una manovra da circa 1,3 miliardi. Nel Fondo per gli investimenti territoriali i Comuni ricevono somme molto diverse. L’opposizione contesta il metodo, l’Anci Sicilia chiede regole trasparenti.
La manovra regionale arriva al voto dopo una seduta di 21 ore. Sono circa le cinque del mattino quando l’Assemblea siciliana approva una spesa complessiva da 1,3 miliardi di euro. Tra le voci previste c’è il Fondo per gli investimenti territoriali: 174,3 milioni destinati a Comuni ed enti ecclesiastici.
Una cifra consistente, che porta con sé una domanda altrettanto concreta: come sono state scelte le opere e i territori da finanziare?
Il punto non è discutere l’opportunità di sostenere i Comuni. Tra gli interventi indicati figurano la riqualificazione di piazze, la messa in sicurezza di edifici, lavori su strutture e beni del territorio. Nel quadro rientra anche la realizzazione di un ascensore panoramico. Circa 35 milioni sono destinati a edifici e complessi ecclesiastici.
A far discutere è la distribuzione delle risorse e, soprattutto, il percorso che ha portato a stabilirla. Le opposizioni hanno lasciato l’aula denunciando un uso dei fondi utile ad «alimentare il consenso». Nel prospetto del maxi-emendamento 122.R al disegno di legge “Coesione e crescita”, riportato da Katania AMP, compaiono anche finanziamenti per Comuni i cui sindaci siedono all’Ars.
Tra questi: 2,1 milioni di euro a Ribera, guidata da Carmelo Pace; 1,6 milioni a Montevago, amministrata da Margherita La Rocca Ruvolo; 1,4 milioni a Melilli, il cui sindaco è Giuseppe Carta. A Santa Lucia del Mela sono assegnati un milione di euro. Seguono, tra gli altri, Brolo con 330 mila euro, Cerda e Roccalumera con 250 mila ciascuna, Militello in Val di Catania con 150 mila, Taormina con 100 mila e Capri Leone con 70 mila. Per Solarino, nel prospetto, la cifra indicata è zero.
Numeri che, da soli, non dimostrano un’irregolarità. Rendono però inevitabile chiedersi quali criteri abbiano orientato le scelte: perché un Comune e non un altro? In base a quali bisogni, progetti o parametri? E con quale procedura sono state individuate le opere finanziabili?
La mappa provinciale restituisce un quadro diseguale. Catania risulta in testa con 50,57 milioni di euro, seguita da Ragusa con 28,09 milioni e Palermo con 27,59. Messina si attesta a circa 21,5 milioni, Agrigento a 14,98, Siracusa a 10,79 e Caltanissetta a 8,08. Più indietro Enna, con 5,98 milioni, e Trapani, con poco più di 3 milioni.
Anche tra i singoli Comuni le differenze sono ampie. Vittoria guida la classifica con 4,26 milioni, davanti a Comiso, con 4,09, e Carini, con 4,05. La media indicata nel prospetto è di 360 mila euro: una cifra che, accostata ai finanziamenti più alti, racconta una ripartizione tutt’altro che uniforme.
Sul metodo è intervenuta anche Anci Sicilia, criticando erogazioni definite «frammentate e occasionali» e chiedendo regole e parametri di ripartizione chiari e trasparenti. Un’esigenza che riguarda tutti i territori: senza criteri verificabili, ogni finanziamento rischia di apparire come una decisione isolata, e ogni differenza tra Comuni diventa difficile da spiegare ai cittadini.