La Lettera del Diavolo a Maria Crocifissa mai decodificata

di Giuliano Spina

Tra le storie avvolte nel mistero che hanno sede nella nostra Isola ce n’è una che ha sede a Palma di Montechiaro, nell’Agrigentino. Si tratta della storia relativa alla Lettera del Diavolo, una lettera appunto, scritta in un alfabeto incomprensibile che risale al XVII secolo e che sarebbe stata dettata dal diavolo a una suora, Maria Crocifissa della Concezione.

I tentativi di decodifica, tra algoritmi e fallimenti

Questo fatto, seppur parecchio datato, ha stimolato diversi dibattiti, soprattutto riguardo all’origine della lettera, ma anche alla decifrazione delle parole. Lo scrittore e saggista Beniamino Biondi spiega proprio come recentemente ci sia stato un tentativo di decodificazione dello scritto.

«C’è stato un tentativo recente – afferma Biondi – e anche curioso di decodificare la lettera attraverso un algoritmo. Sostanzialmente è stata inserita una serie di lettere degli alfabeti greco, latino e runico per capire cosa eventualmente venisse fuori. Sono venute fuori alcune frasi, ma in modo molto parcellizzato e senza un senso compiuto. Tenendo conto del fatto che le linee di interpretazione di questa lettera sono state due: una in ambito religioso, che va considerata autentica nel senso della dimostrazione della lotta del diavolo contro colei che ha poi esteso la lettera e che avrebbe lottato contro il demonio; l’altra invece di natura laica, che la considera come il frutto di un turbamento psichico».

Tra storia e letteratura: da Tomasi di Lampedusa a Camilleri

Non è comunque una leggenda «perché la lettera esiste così come la sua storia. Ne parla Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, perché dietro la figura della beata Corbera si nasconde la sua antenata, Maria Crocifissa, al secolo Isabella Tomasi. Ma è un’autrice per interposta persona perché scritta per conto del diavolo. Siamo esattamente nel 1672, quando lei ha avuto questa visione, e poi ha scritto questa lettera la cui unica parola comprensibile è Ohimè».

«La leggenda è legata al fatto che la lettera sia stata dettata dal diavolo, ma è stata utilizzata anche per un romanzo bellissimo di Sergio Campailla, che ha scritto Il Paradiso Terrestre, che dietro questa lettera crea un enigma giallo dietro una trama romanzesca. Inoltre Andrea Camilleri negli anni ’60 si interessò a questa vicenda e convinse La Domenica del Corriere a bandire un concorso per la traduzione di questa lettera con un soggiorno ad Agrigento in palio. Ma anche questo tentativo non portò ad alcun risultato».

La conservazione della lettera e il ruolo di Palma di Montechiaro

La lettera è stata custodita per un certo periodo alla Cattedrale di Agrigento, «ma adesso è tornata a Palma di Montechiaro per la curiosità dei turisti. La storia è quindi vera e si innesta solo in seguito la leggenda sul fatto che a dettarla sia stato il diavolo in questa lotta quasi corpo a corpo con la suora. Le cronache parlando del suo respiro affannoso per la scritta e si parla anche di mezza faccia sinistra imbratta d’inchiostro con questa lettera in mano, quasi come se avesse sofferto fisicamente per doverla scrivere».

Fede, leggenda e interpretazioni moderne

La lettera però è stata “nascosta” dalla vista dei curiosi e «nel momento in cui è stata esposta lo si è fatto come quando si tratta di un documento originale, ma recuperando questa leggenda del diavolo. L’immaginario richiama alla leggenda e c’è anche un’attinenza alla storia della dettatura da parte del diavolo visto che Maria Crocifissa della Concezione è divenuta venerabile dalla chiesa cattolica probabilmente perché ha lottato contro il diavolo dettando questa lettera. Poi è inevitabile che con tutto ciò che non è codificabile i misteri aumentano. Io ricordo un passaggio nel quale un Dio liberava i mortali e tanti altri riferimenti, ma quasi certamente non hanno attinenza con questa lettera, che però è visivamente impressionante e lo dico io che l’ho vista».

Nessun legame con ambiti esoterici

Non ci sono però legami con ambiti esoterici, in quanto «non ci sono attestazioni in tal senso, se non come un escamotage letterario come quello utilizzato da Campailla nel suo romanzo. La lettera è rimasta solo negli ambiti della storia, della cultura e della curiosità, ma ha avuto anche un’esposizione molto sobria che ha fatto la Curia agrigentina, che per un po’ di tempo l’ha messa sotto una teca di vetro, quindi all’interno di un contesto perfettamente religioso. Adesso è stata doverosamente trasferita a Palma di Montechiaro perché appartiene effettivamente a quella cittadina. Un uomo di fede la può considerare una lettera perfettamente autentica. La suora l’ha ritenuta come una lettera dettata dal diavolo, ma un agnostico che sente una cosa di questo tipo pensa a una problematicità psicologica o psichiatrica».