Tra i miti e le leggende che popolano la nostra Isola c’è anche quella di Aretusa, ambientata a Siracusa e che spesso dà il secondo nome agli abitanti della città, detti appunto aretusei.
Le origini della leggenda di Aretusa
Si tratta di una leggenda che ha per protagonista la ninfa Aretusa, nota in tutta la Grecia che venne cresciuta sin da piccola dalla dea della caccia Artemide. Un giorno dopo una corsa tra i boschi decise di fare un bagno in un corso d’acqua, ma in seguito avvenne il suo incontro con Alfeo, che rappresentava la divinità di questo corso d’acqua.
Il mito tra Grecia e Siracusa
I segreti di questa storia affascinante e rimasta come uno dei tratti distintivi della siracusanità li spiega la guida turistica Pietro Piazza, che mostra anche le due versioni della leggenda.
«La leggenda di Aretusa – racconta Piazza – nasce quasi a braccetto con la fondazione della stessa città di Siracusa, anche perché quando i coloni scelsero l’isola di Ortigia per fondare la città la scelsero per una serie di motivi logistici e strutturali. Mi viene da pensare al fatto che l’isola era rocciosa e difendibile e che c’erano due porti naturali, ma soprattutto per la presenza di una sorgente di acqua dolce all’interno di questo isolotto roccioso. Ma questa sorgente di acqua dolce che oggi noi vediamo incastrata all’interno di un bacino artificiale alle origini era aperta sul mare. Quindi questo collegamento diede origine al mito di Aretusa, che racconta che in Grecia viveva questa bellissima ninfa, che era la favorita della dea Artemide e che la aiutava durante la caccia».
L’inseguimento di Alfeo e la trasformazione
La mitologia greca poi raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi racconta che «dopo una caccia questa ninfa si stava lavando in un laghetto quando venne notata da Alfeo, che si invaghì di lei cercando di catturarla e di possederla. Lei saltò fuori dal laghetto e Alfeo la chiamò cominciando a inseguirla anche mentre attraversava il mar Ionio. Una volta arrivata a Siracusa chiese ad Artemide di essere protetta e in questo modo fu prima nascosta dentro una nebbia magica, ma dato che Alfeo continuava a inseguirla venne trasformata in una sorgente d’acqua. Si sentì risucchiata nel sottoterra, vide la luce e Alfeo non la trovò».
Ma esiste anche un’altra versione del mito, che racconta «che Alfeo la raggiunse a Siracusa, che lui iniziò a piangere e che gli altri dei decisero di trasformarlo in un fiume che dalla Grecia attraversa il mar Ionio raggiungendo Siracusa e mescolandosi per l’eternità con Aretusa. E’ la leggenda che tutti i siracusani conoscono sin dalla nascita, noi stessi ci chiamiamo aretusei e che è connaturata anche con la nostra nascita. Una storia che si tramanda da secoli e che nel 510 a.C. venne pure rappresentata sulle monete con la testa di Aretusa sul verso e con la quadriga della vittoria sul retto. Nei secoli poi questa figura venne anche stilizzata con la testa di una bellissima ragazza circondata dai delfini con le canne palustri. Nel periodo spagnolo la fonte Aretusa venne inglobata all’interno delle mura formando così una cisterna lavatoio. Non ci sono stati di recente studi su quale delle due leggende sia più vicina alla realtà rispetto all’altra».