Infertilità inspiegata, la fecondazione in vitro aumenta le nascite rispetto all’inseminazione intrauterina

di Riccardo Castro

Nelle coppie con infertilità inspiegata, ricorrere direttamente alla fecondazione in vitro (FIV) può aumentare la probabilità di ottenere una nascita entro i primi sette mesi di trattamento rispetto a un percorso iniziale basato sull’inseminazione intrauterina (IUI) con stimolazione ovarica.

È quanto emerge dallo studio randomizzato FIIX (Fertility and IVF and IUI Trial for Unexplained Infertility), pubblicato il 27 ottobre 2026 sul New England Journal of Medicine. La ricerca ha coinvolto 737 coppie seguite in sei cliniche per la fertilità in Nuova Zelanda. I partecipanti sono stati assegnati a due strategie: fino a quattro cicli di IUI con stimolazione ovarica oppure un ciclo completo di FIV, comprensivo del trasferimento di tutti gli embrioni disponibili, freschi e congelati.

Il percorso iniziale con IUI, seguito dalla FIV, ha raggiunto risultati complessivi simili a quelli ottenuti iniziando direttamente con la fecondazione in vitro. Quest’ultima, tuttavia, è risultata associata a un tempo più breve per raggiungere una nascita nella fase iniziale. Inoltre, al termine dello studio, una quota maggiore di coppie del gruppo FIV disponeva di embrioni crioconservati.

Secondo gli autori, i risultati mettono in discussione le attuali raccomandazioni internazionali che indicano l’IUI con stimolazione ovarica come trattamento iniziale per l’infertilità inspiegata.

La scelta del percorso, tuttavia, non può basarsi soltanto sull’efficacia: devono essere considerati anche sicurezza, costi, accessibilità delle cure, preferenze delle coppie e peso del trattamento. I risultati vanno inoltre interpretati tenendo conto delle caratteristiche della popolazione studiata, composta da coppie con una lunga storia di infertilità e una prognosi sfavorevole per il concepimento spontaneo. La loro applicabilità a coppie con infertilità di durata più breve resta quindi da verificare.