Le grotte di Calafarina e il tesoro dell’emiro Ben Avert: il mistero che vive nella Sicilia sud-orientale

di Giuliano Spina

Tra Marzamemi e Portopalo, una leggenda tramandata nei secoli racconta di un tesoro nascosto nella grotta di Calafarina. Oro e ricchezze che sarebbero appartenuti all’emiro di Noto Ben Avert, ma anche una storia di fuga, tradimenti e misteriosi lamenti che, secondo la tradizione popolare, ancora oggi si sentirebbero nelle notti più silenziose.

Ci sono luoghi in Sicilia nei quali la storia sembra non essersi mai separata del tutto dalla leggenda. Luoghi in cui ciò che è accaduto realmente e ciò che è stato tramandato dalla memoria popolare finiscono per sovrapporsi, creando racconti capaci di attraversare generazioni.

È il caso della grotta di Calafarina, nell’area di Pachino, non lontano da Marzamemi e dalla costa che conduce verso Portopalo. Un luogo che la tradizione popolare lega a una delle storie più affascinanti e misteriose della Sicilia sud-orientale: quella del tesoro dell’emiro Ben Avert.

Una leggenda fatta di guerre, fughe precipitose, ricchezze nascoste e morti misteriose. Ma soprattutto di un tesoro che nessuno, almeno secondo il racconto tramandato nei secoli, sarebbe mai riuscito a recuperare.

Quando la Sicilia era un emirato

Per comprendere la leggenda bisogna tornare indietro nel tempo, alla Sicilia musulmana.

Tra IX e XI secolo l’isola fu profondamente segnata dalla presenza araba e dalla nascita di diversi centri di potere. L’area sud-orientale, con Noto e Siracusa, ebbe un ruolo importante nelle vicende politiche e militari che precedettero la conquista normanna.

È proprio in questo contesto che si inserisce la figura dell’emiro Ben Avert, protagonista del racconto popolare legato alla grotta di Calafarina.

La tradizione racconta di un sovrano che oppose una forte resistenza all’avanzata dei Normanni. Una resistenza che, secondo la leggenda, avrebbe portato anche a una vittoria contro gli invasori nei pressi di Siracusa.

Ma la situazione sarebbe progressivamente diventata insostenibile.

«L’emirato di Noto fa capire come la Sicilia fu un emirato e i Normanni si inserirono nelle lotte intestine tra gli emirati e nel 1090 portarono a termine la conquista della Sicilia con la caduta di Siracusa e Noto», racconta la guida turistica Pietro Piazza, ricostruendo il contesto nel quale si colloca la leggenda.

La morte dell’emiro durante la battaglia navale

Il momento più drammatico del racconto arriva quando Ben Avert viene ormai messo alle strette.

La leggenda narra che l’emiro si trovò a combattere una battaglia navale. Nel corso dello scontro avrebbe tentato di passare da un’imbarcazione all’altra, ma il salto si trasformò in tragedia.

«L’emiro oppose una durissima resistenza ai Normanni e nei pressi di Siracusa li sconfisse. Ma una volta messo alle strette venne sconfitto e nel combattere una battaglia navale saltò da una barca all’altra annegando e morendo», racconta Piazza.

La morte dell’emiro avrebbe aperto la strada alla fuga della sua famiglia.

Ed è proprio da questo momento che la storia assume i contorni più misteriosi.

Cento carri verso Portopalo

Secondo la leggenda, quando la notizia della morte di Ben Avert arrivò a Noto, la moglie e i figli decisero di lasciare la Sicilia.

La destinazione sarebbe stata l’Egitto.

Per raggiungere la costa, la famiglia sarebbe partita da Noto con una carovana imponente: cento carri, carichi di beni e ricchezze, diretti verso Portopalo.

Lì, secondo il racconto, una nave sarebbe stata pronta ad attenderli per permettere la fuga verso l’Egitto.

Ma c’era un problema: il tesoro era troppo grande per essere portato via.

Ed è qui che entra in scena la grotta di Calafarina.

Il tesoro nascosto nella grotta

La moglie dell’emiro avrebbe deciso di nascondere una parte delle ricchezze all’interno della grotta.

Un luogo appartato, difficile da raggiungere e perfetto, almeno nelle intenzioni, per custodire un tesoro destinato a essere recuperato in un secondo momento.

«Il tesoro però era troppo grande e la moglie decise di nasconderlo nella grotta di Calafarina», racconta Pietro Piazza.

Ma la storia non finisce con il nascondiglio.

Anzi, è proprio qui che la leggenda diventa più oscura.

Il terribile segreto degli schiavi

La donna, secondo la tradizione, avrebbe infatti preso una decisione terribile per proteggere il segreto.

Gli schiavi che avevano accompagnato la carovana conoscevano il luogo nel quale era stato nascosto il tesoro. Per evitare che qualcuno potesse rivelarlo, la moglie dell’emiro avrebbe ordinato di ucciderli tutti.

«Prima di fuggire però fece uccidere tutti gli schiavi che l’avevano accompagnata affinché nessuno di loro dicesse dov’era collocato il tesoro», prosegue la guida.

Un episodio che appartiene alla dimensione leggendaria del racconto, ma che avrebbe lasciato una traccia indelebile nella memoria popolare del territorio.

I lamenti nella notte

È proprio attorno alla sorte degli schiavi che nasce uno degli elementi più inquietanti della leggenda di Calafarina.

Gli abitanti della zona, secondo la tradizione, raccontano infatti che durante la notte, provenienti dalla grotta, si possano udire lamenti e voci.

Non sarebbero semplici rumori prodotti dal vento o dalla conformazione della cavità, ma, nel racconto popolare, i lamenti delle anime degli schiavi uccisi per mantenere nascosto il segreto del tesoro.

«Gli abitanti di Pachino raccontano che la notte nella grotta di Calafarina si sentono i lamenti di questi schiavi», racconta ancora Pietro Piazza.

È una delle tante storie siciliane nelle quali un luogo fisico diventa il custode di una memoria collettiva. Il tesoro non è soltanto qualcosa che si cerca nella terra: diventa il centro di una narrazione fatta di paura, morte e mistero.

Un tesoro mai ritrovato

Nel corso del tempo, naturalmente, la leggenda del tesoro di Ben Avert ha alimentato la fantasia di curiosi e cercatori di tesori.

Ma il tesoro dell’emiro rimane, nella tradizione, un tesoro perduto.

Non esiste una prova che consenta di affermare che le ricchezze siano realmente state nascoste nella grotta di Calafarina. E anche la vicenda di Ben Avert, così come viene raccontata dalla tradizione, va distinta dalle ricostruzioni storiche documentate.

Ed è proprio questa sovrapposizione tra storia e immaginazione a rendere il racconto particolarmente affascinante.

La Sicilia, del resto, è piena di luoghi nei quali il passato continua a vivere attraverso racconti tramandati oralmente. Storie che spesso non possono essere considerate cronaca, ma che fanno parte del patrimonio immateriale di un territorio.