Quando ho scoperto Giorgio Almirante a «Mixer»: sul dovere di ricordare un Grande Italiano a trentotto anni dalla sua scomparsa (22 maggio 1988- 22 maggio 2026)

di Marco Leonardi

Giorgio Almirante, 38 anni dopo una figura che continua a far discutere

Smartphone, smart-tv, smart-working: che bellezza il vivere in un mondo che sprigiona intelligenza da tutti i pori, o, per meglio dire, da tutti i bytes! A quanti non hanno avuto la “fortuna divina” di essere nati nel fiorire di una rivoluzione digitale (espressione sarcastica, qui adoperata per celare la mostruosa cancellazione dell’essere umano ad opera dei tecnocrati, in via di svolgimento e di compimento), non resta che rifugiarsi nei ricordi da tubo catodico.

Il ricordo dell’intervista a Mixer con Giovanni Minoli

Avevo appena dieci anni, e Giovanni Minoli conduceva, con professionalità magistrale, il programma intitolato «Mixer», uno tra i programmi di intervento civile tra i più stimolanti nella Rai lottizzata dell’epoca. Ricordo ancora mio padre, telecomando in mano, operare il consueto zapping tra i canali. Un “certo” Renzo, mai nome manzoniano fu più calzante di questo per l’artista in questione, invitava gli Italiani a compiere gesti d’eroismo in perfetto spirito italiota: «tu nella vita comandi fino a quando/ hai stretto in mano il tuo telecomando!». Chiedevo a mio padre: fermati su questo canale, voglio sentire Almirante! Il mio genitore si aspettava, al massimo, delle simpatie per l’idolo calcistico di turno. Volevo ascoltare Almirante. Punto e basta!

La memoria di Mussolini e il dibattito storico italiano

Per una volta, mio padre cedeva volentieri. Correva il 29 aprile del 1987. Bastava solamente essere tacciati di simpatie destrorse, per essere (informalmente) radiati dalla società che contava: editoria, cinema, pubblico impiego e chi più istituzioni ricordi, più ne metta! Giusto il tempo di corrugare la fronte per una simpatia che avrebbe garantito molte antipatie a suo figlio, tuttavia mio padre cedeva. «Ma lei di Mussolini, che ricordo ha?», chiedeva Minoli? «Un tenero ricordo», rispondeva Almirante.

Il significato del motto “non rinnegare, non restaurare”

Sentivo la calma e la cadenza di quell’uomo dal fare autorevole ma gradevolissimo, per nulla impensierito di dichiarare quello che pensava e sentiva, nelle corde più profonde del suo cuore. La conversazione a telefono con quell’uomo che reggeva l’Impero era scolpita nella memoria dell’intervistato. «Almirante, che notizie mi date?» «Posso chiamargli ancora?» Minoli rimaneva in silenzio, quando Almirante rievocava i suoi ricordi sul Duce. Oggi, 23 maggio 2026, di Storia sotto i ponti ne è passata molta altra ancora. Nel clima di censura informale da pensiero unico, oggi vigente, rivedere quella puntata mi porta alla commozione, per tre motivi.

Vedere, sia pure da telespettatore infante, quel colloquio, riconfermava un amore mai domo per la Storia, quella vera, che non deve mai soggiacere ai dettami del politicamente corretto, né prostituirsi alle bramosie di carriera. Non avevo ancora nemmeno dieci anni: istintivamente ero già disgustato dagli «antifascisti a fascismo morto», come ebbe a definirli l’immenso Indro Montanelli! Per la prima volta in vita mia, guardavo e ascoltavo, in televisione, un uomo che aveva il coraggio di dichiarare il suo «ricordo dolcissimo» per Mussolini. Sì, proprio lui, quello che avevano appeso a testa in giù, come ripeteva con tono compiaciuto un acquirente abitudinario de «Il Manifesto» presso la mia edicola di fiducia!

L’omaggio di Giorgio Almirante a Enrico Berlinguer

Il secondo motivo di commozione risiede nella capacità, tutta almirantiana, di «non rinnegare, non restaurare». Cari succedanei da “modernità liquida”, quando la smetterete di elevare a dogma di fede la necessità di cambiare idee, stili di vita, affetti, orientamento sessuale, religione, partner in ossequio all’aderenza totalizzante ad un mai metabolizzato «presente»? La Storia, quella con la Maiuscola, la si fa o la si subisce. Almirante ha fatto la Storia, con tutte le sue umane imperfezioni e i suoi errori. Il segretario per eccellenza ha tenuto una linea. La sua fermezza non gli ha impedito di omaggiare la camera ardente di Enrico Berlinguer, allestita in quel di Botteghe Oscure, il quartier generale dell’allora potentissimo «Partito Comunista Italiano». per onorare il comunista sardo appena scomparso.

Giorgio Almirante tra storia, polemiche ed eredità culturale

Il 13 giugno del 1984 iniziava quel processo, tutt’ora mai conclusosi, denominato pacificazione nazionale. «Non sono venuto per farmi pubblicità, ma per salutare un uomo estremamente onesto»: si può essere ai lati opposti delle barricate senza essere nemici che si odiano. Quante volte ho ripensato a quella trasmissione, nella quale Almirante invitava a superare la rancida divisione tra quanti si autoproclamavano buoni, ovvero tutti, e quanti venivano bollati come i cattivi, ovvero gli avversari politici! Nel mio vissuto di ragazzino, le parole di Almirante fungevano da balsamo.

L’odiosa divisione tra presunti buoni e parimenti cattivi era una prerogativa esclusiva dei politici? Bastava vivere un qualsiasi giorno a scuola per essere “imbevuti” di suddivisioni manichee di ogni risma. Infine, avere visto quell’intervista ha suscitato in me una passione, folle e incurante dei problemi che ne sarebbero scaturiti, per la militanza politica. Soldi? Usateli come carta da water! Prebende? Si mangiano, forse? Privilegi?

Se non essere stato risucchiato dal vortice nullificante di un “vivere e basta” sia da considerare un privilegio, quella trasmissione ha elargito a mio favore il privilegio più grande: iniziare a sviluppare la consapevolezza di dover vivere per finalità di alto profilo, infischiandosene delle verminee debolezze umane! Nel prosieguo dei miei studi, da sempre frutto di una vocazione profonda per la Storia, ho incontrato la figura di San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), uno degli uomini di fede e di azione che hanno dato anima, forma e obiettivi al cristianesimo medievale. «VITA EST MILITIA SUPER TERRAM»: la vita sulla terra ha senso unicamente se finalizzata ad un compito, ad un fine, ad un obbiettivo che trascende il proprio lercio egocentrismo.

Giorgio Almirante non sarà certo stato un gigante della teologia, né un apologeta dell’Ordine Cistercense, ma di «Militia super Terram» ha dato un esempio, a dir poco fulgido. «Marco, la trasmissione è finita, vuoi andare finalmente a dormire? Domani ti aspetta un’interrogazione!» Nella vita ho sostenuto più esami che gite o vacanze: ripenso a quella trasmissione e dico, tra me e me: «serberò una dolcissima memoria della Sua veneranda persona, Onorevole Giorgio Almirante». 

(Didascalia sulla foto riportata dal prof. Marco Leonardi per il presente articolo: Milano, 1 giugno 1987. Giorgio Almirante accoglie con un sorriso la madre di Sergio Ramelli, barbaramente ucciso, appena diciottenne, nella Milano del 1975. La sua colpa? Avere scritto un tema in classe, nel quale contestava l’acquiescenza delle istituzioni nei confronti delle violenze perpetrate dalle Brigate Rosse)

Autodafé immaginato, puntata n° 15 di domenica 24 maggio 2026

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