Un cavallo bendato, un dirupo e la scelta estrema di un uomo che avrebbe preferito la morte alla prigionia. A Geraci Siculo, tra le montagne delle Madonie, sopravvive una delle leggende più affascinanti della tradizione popolare siciliana: quella del Conte Francesco I Ventimiglia, protagonista di un racconto sospeso tra storia e immaginazione.
La vicenda è legata a un luogo preciso del borgo, il Salto del Ventimiglia, un affaccio panoramico che si apre sul vuoto in corrispondenza del vicolo Mandolilla. Da qui, secondo la leggenda, il conte avrebbe compiuto il suo ultimo gesto, lanciandosi nel precipizio insieme al proprio cavallo per sfuggire alla cattura da parte delle truppe nemiche.
A raccontare la storia e a ricostruire il confine tra tradizione e documentazione storica è Calogero Di Gangi, presidente della Pro Loco di Geraci Siculo.
Il cavaliere e la fuga impossibile
La leggenda racconta di un uomo messo alle strette, consapevole di non avere più possibilità di sottrarsi ai suoi inseguitori. Piuttosto che finire prigioniero, Francesco Ventimiglia avrebbe scelto una via senza ritorno: bendare il cavallo e lasciarsi precipitare nel vuoto.
«La leggenda narra che, per non cadere nelle mani dei nemici, Francesco Ventimiglia abbia bendato il proprio cavallo e si sia lasciato cadere da un dirupo, quello che ancora oggi è visibile dal vicolo Mandolilla».
Il gesto, nella memoria popolare, assume i contorni di una scelta estrema compiuta per salvaguardare l’onore e la libertà. Il conte, immaginando la sorte che lo avrebbe atteso in caso di cattura, avrebbe preferito affrontare la morte.
«Si racconta di questo cavaliere senza macchia che, pur di non finire nelle mani dei nemici e diventare loro prigioniero, avrebbe preferito buttarsi nel vuoto».
È proprio questa immagine, potente e drammatica, ad aver attraversato i secoli, trasformando un episodio della storia medievale in una narrazione ancora viva nella comunità.
Il Salto del Ventimiglia, il luogo dove la leggenda prende forma
Oggi il racconto trova una rappresentazione concreta nel Salto del Ventimiglia, un belvedere panoramico realizzato in corrispondenza del vicolo Mandolilla. La struttura si protende per alcuni metri oltre il bordo della parete rocciosa e, grazie alla passerella in vetro, permette ai visitatori di affacciarsi sulla vallata sottostante.
Il luogo non è soltanto un punto di osservazione sul paesaggio delle Madonie: è anche uno spazio della memoria, che richiama il presunto salto del conte e restituisce al visitatore il senso vertiginoso della leggenda.
«Da dove oggi si trova il vicolo Mandolilla è ancora possibile ammirare il dirupo. È stato realizzato il Salto del Ventimiglia, un balcone che si affaccia proprio nel vuoto».
La passerella diventa così il collegamento tra il paesaggio e il racconto, tra ciò che resta visibile e ciò che appartiene alla tradizione. Un luogo in cui la storia locale si trasforma in esperienza e continua a suscitare curiosità.
La storia racconta una vicenda diversa
Accanto alla versione leggendaria esiste una ricostruzione storica più articolata. Francesco I Ventimiglia, conte di Geraci, fu una figura di primo piano nella Sicilia del XIV secolo. Nel 1337, durante il regno di Pietro II d’Aragona, entrò in conflitto con il sovrano e fu coinvolto nell’assedio di Geraci da parte delle truppe regie.
Secondo la ricostruzione riportata dal Comune di Geraci Siculo, il conte sarebbe precipitato nel dirupo mentre cercava di sfuggire agli inseguitori. La tradizione del salto con il cavallo bendato è dunque legata a questi avvenimenti, anche se le ricostruzioni sulla sua morte non coincidono del tutto. Da qui l’esigenza di distinguere il racconto tramandato dalla memoria popolare dalle testimonianze storiche.
«La realtà storica, molto probabilmente, è che Francesco Ventimiglia sia morto in battaglia. Esistono anche testimonianze secondo le quali un suo amico raccolse i suoi resti, li mise in una cassetta di legno e li conservò».
La documentazione storica e le ricostruzioni successive non restituiscono quindi un quadro del tutto sovrapponibile a quello della leggenda. La morte del conte viene collocata nel 1338, mentre il racconto del salto nel vuoto è entrato profondamente nell’immaginario del paese.
Una leggenda che resiste al tempo
La storia del Conte Ventimiglia continua a essere raccontata e tramandata. La sua forza risiede anche nella capacità di parlare a generazioni diverse, offrendo due modi di guardare al passato: quello della ricerca storica e quello della memoria collettiva.
«La leggenda è ancora dura a morire e spesso prende il sopravvento. Tra gli abitanti più anziani del paese c’è ancora chi ci crede molto, mentre i più giovani, soprattutto quelli che hanno studiato e approfondito la vicenda, tendono a dare maggiore credito alla ricostruzione storica».