Dai cortili di quei casermoni, tutto cemento e sterrato, ai campi in pozzolana delle periferie squattrinate. Mettevi due bottiglie di plastica ai margini di un lato del “campetto”, allocavi due pietre in direzione opposta, ti munivi di un pallone, e iniziavi a giocare a calcio. Dal bravissimo Pietro Anastasi al leggendario Diego Armando Maradona, le storie da giganti del calcio hanno sempre avuto inizio da storie difficili.
Il pallone è stato un ascensore sociale formidabile, per quanti hanno sopperito, con buone gambe, tecnica innata e talento da vendere, a condizioni di partenza svantaggiose e penalizzanti. Roma, 2 luglio 2026: un corteo formato da oltre 10.000 tifosi biancocelesti, si snoda da Ponte Milvio per arrivare a Piazzale Ankara.
Tra Aquile in stile olimpico, palloncini richiamanti i colori de cielo e cori inneggianti a Giorgio Chinaglia, fischi e proteste muovono da una considerazione, irremovibile: «Seppur questo signore stia provando in tutti i modi a distruggere il legame tra Noi e tra Noi e la Lazio, non dobbiamo dimenticarci quanto è importante per la nostra gente vivere momenti di Lazialità». Il comunicato, ben leggibile, in questi giorni, sul sito internet dell’autorevolissimo «Corriere dello Sport» e firmato «I Gruppi del tifo organizzato», fa ancora bella mostra di sé sul sito https://mcorrieredellosport.
Martedì 13 ottobre 2026, la sesta giornata del Campionato di Massima Serie, l’amatissima (e seguitissima) Serie A, è conclusa. La Lazio è prima in classifica: 16 punti, vertice con l’Inter, 5 vittorie e un pareggio nelle prime 6 partite giocate. Non si era mai vista una Lazio esordire così, neanche ai tempi del venerato Tommaso Maestrelli, allenatore-padre di una “brigata” che annoverava nomi scudettati, quali il già citato Chinaglia, Wilson, Re Cecconi, oggi nomi scolpiti nella leggenda, ricorrenti nelle commemorazioni, onnipresenti nelle bandiere e nei cori.


A ragion (e passion) veduta. E oggi? Quanti, tra gli stessi tifosi biancocelesti e non solo, vivono un dissidio fortissimo, dato dal vedere sbertucciati convincimenti infondati, stereotipi assurti a verità assolute, ridicole prese di posizione, vidimate dai fatti? Per l’ennesima volta, il calcio, soprattutto in Italia, dimostra di essere un’ottima scuola di vita. «Il pallone è per tutti, il calcio è per pochi».
Lasciate svolgere, a ciascun professionista, il suo lavoro, e mettete da parte antipatie personali e rancori. Oggi il calcio, domani la politica, e…dopodomani? Ad ognuno il suo mestiere. Fate i complimenti a Gattuso, lavorate nel silenzio e riconoscete la professionalità altrui, sia pure mostrata da un Presidente che non vi aggrada.
La realtà, insegna la dura legge della Storia, contraddice i sogni e le fantasie di tutti noi. Smettere di sognare? Mai e poi mai, ci mancherebbe! Smettete di ficcanasare in ambiti, per i quali non avete competenze specifiche. Mister Gattuso, ti porgiamo i nostri complimenti! Le vere competenze si esercitano, sempre e comunque, nel silenzio e fuori da infantili manie di protagonismo!
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio del lettore. Quando una foto dice tutto. Il titolo-copertina del «Corriere dello Sport», uscito ieri, Lunedì 12 ottobre 2026, dice pressoché tutto. Si fa presto a dire incompetente o, peggio ancora, “scappato di casa”. Invitiamo quanti hanno bofonchiato simili “amenità” su un professionista serio e rispettabile, quale Gennaro Gattuso, a scusarsi per quanto detto, e soprattutto per quanto gravemente fatto, nelle settimane immediatamente precedenti il Campionato di Serie A, giunto alla sesta giornata, con la Lazio, allenata da “Ringhio”, capolista.)