Dopo aver visto gli accorgimenti da adottare con i cani di una certa età, adesso passiamo a occuparci di quelli che si devono mettere in atto con i gatti, che in media sono più longevi dei cani.
Quanto vive un gatto e quando diventa anziano
Per i gatti ci sono soprattutto diversi errori da evitare, alcuni dei quali sono molto comuni e vengono fatti per superficialità, e di questo ne parla il veterinario appassionato di divulgazione Mirko Ivaldi, che parte proprio parlando della differenza morfologica con il cane.
«A parte alcune razze – spiega Ivaldi –, che sono tendenzialmente grosse, le forme per i gatti, a differenza di quanto accade per i cani, sono piuttosto standardizzate. Oltre a questo dobbiamo considerare anche che i gatti sono tendenzialmente più longevi dei cani, in quanto il potenziale di vita felino è intorno ai 22 anni, se non addirittura intorno ai 25, e parliamo di potenziale con età media attuale che si attesta intorno ai 18-19 anni. Il fenomeno delle colonie feline tende ad abbassare l’età media di parecchio e il gatto va considerato anziano intorno ai 10-11 anni, momento in cui comincia ad avere la fase discendente. A livello comportamentale valgono più o meno gli stessi discorsi fatti per il cane, in quanto il gatto, già di per sé abitudinario, lo diventa sempre più invecchiando, pensando soprattutto ai luoghi che frequenta».
Alimentazione e salute dei reni nel gatto anziano
Ma bisogna pensare anche ai reni del gatto anziano, «che non sono molto efficienti e che quindi al momento dell’invecchiamento diventano tra i punti deboli più critici e quindi bisogna valutare per lui una razione alimentare che non sia troppo proteica e che sia estremamente digeribile. Non è facile da gestire proprio perché il gatto, in quanto abitudinario, si fossilizza su determinati prodotti».
Artrosi, vista e udito: i problemi più comuni
Riguardo all’attività fisica «il gatto se la autogestisce, a meno che non sia particolarmente obeso. Un gatto in normopeso la regola in modo molto semplice. Dal punto di vista locomotore anche il gatto è soggetto ad artrosi e ad artriti come il cane, ma essendo più leggero ha una sintomatologia più leggera. Purtroppo a livello farmacologico il gatto è più difficile da gestire con gli antinfiammatori e se dovesse avere problemi articolari andrebbe gestito di volta in volta di concerto con il veterinario e con terapie specifiche. In termini ambientali c’è da considerare che il gatto socializza meno del cane e che non è un problema gestire la sua socializzazione. Man mano che diventa più vecchio però il calo prestazionale e cognitivo bisogno aspettarselo».
Sul fronte dei problemi della vista «il gatto è più crepuscolare del cane e per questo motivo impara ad andare alla cieca. Inoltre ha i baffi che sono un organo sensoriale, infatti è sbagliatissimo tagliarli. Questi peli sensoriali permettono al gatto di avere un’indicazione spaziale che nel caso di un calo della vista lo porta a compensare con l’udito e con il naso, anche se non ha un olfatto paragonabile a quello del cane. Il gatto potenzialmente cieco all’interno del suo ambiente di orienta abbastanza bene, sia perché va a memoria che perché tramite lo spostamento di aria riesce a orientarsi e a spaziare».
Il comportamento del gatto con l’avanzare dell’età
Non meno importanza merita il discorso relativo alla sordità: «Il gatto che è sordo dalla nascita già compensa di suo, mentre se lo diventa compensa il non sentire o con la vista, che in questo caso non cala, o con l’olfatto. Il potenziale di longevità è comunque superiore a quello del cane, in quanto gatti di almeno 20 anni ne ho visto parecchi. I cani che arrivano a 23-24 anni sono molto più rari, anche le condizioni generali fanno molto. Le colonie feline per fortuna vanno gestite».