Gas serra, nuovo record nel 2025: la CO₂ in atmosfera raggiunge 426,8 ppm

di Giuliano Spina

La concentrazione dei gas serra nell’atmosfera continua ad aumentare e raggiunge nuovi livelli record. Nel 2025 la quantità media globale di anidride carbonica (CO₂) ha toccato 426,8 parti per milione (ppm), pari al 153% del livello registrato in epoca preindustriale, nel 1750. È quanto emerge dal nuovo bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), pubblicato il 27 ottobre 2026.

I dati confermano la crescente pressione delle attività umane sul sistema climatico e la difficoltà di contenere l’accumulo dei gas responsabili del riscaldamento globale. Un fenomeno che non riguarda soltanto le emissioni dell’anno in corso, in quanto l’anidride carbonica può rimanere nell’atmosfera per secoli.

CO₂, una crescita che non si arresta

Il valore di 426,8 ppm registrato nel 2025 rappresenta un aumento di 2,8 parti per milione rispetto all’anno precedente, con un incremento inferiore all’impennata eccezionale registrata tra il 2023 e il 2024, ma ancora superiore alla media del decennio 2011-2020.

Il confronto storico fa capire molto bene questo disavanzo. Negli anni Sessanta la concentrazione atmosferica di anidride carbonica cresceva mediamente di 0,8 ppm all’anno. Nel periodo 2011-2020 l’incremento medio è arrivato a 2,4 ppm annue, con una velocità quindi tre volte superiore.

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, il rallentamento relativo dell’ultimo anno è legato anche a una maggiore capacità di assorbimento del carbonio da parte degli ecosistemi terrestri e a una diminuzione delle emissioni dovute agli incendi, dopo gli effetti del forte El Niño nel periodo 2023-2024.

Un risultato che comunque non indica un’inversione di tendenza. La combustione dei combustibili fossili continua ad aggiungere CO₂ all’atmosfera, mentre siccità, incendi e aumento delle temperature possono compromettere la capacità degli ecosistemi naturali di assorbire carbonio.

Metano e protossido di azoto: nuovi massimi

Il bollettino WMO segnala concentrazioni record anche per gli altri principali gas serra di lunga durata.

Nel 2025 il metano ha raggiunto 1.948 parti per miliardo, un livello pari al 267% rispetto a quello preindustriale. Circa il 65% delle emissioni di questo gas deriva da attività umane, tra cui allevamenti, risicoltura, estrazione e gestione dei combustibili fossili, discariche e combustione di biomassa.

Anche il protossido di azoto ha raggiunto un nuovo livello massimo, arrivando a 339,1 parti per miliardo. Tra le principali fonti legate alle attività umane figurano l’impiego di fertilizzanti, la combustione di biomassa e alcuni processi industriali.

La crescita di questi gas contribuisce ulteriormente all’alterazione del bilancio energetico terrestre e all’aumento della temperatura globale.

La transizione energetica e il problema delle dispersioni

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione su due sostanze legate alla trasformazione dei sistemi energetici: l’esafluoruro di zolfo (SF₆) e l’idrogeno molecolare (H₂).

L’SF₆ viene utilizzato soprattutto nelle apparecchiature elettriche per le sue proprietà isolanti. La sua concentrazione atmosferica continua a crescere e nel 2025 ha registrato un incremento record. La sua permanenza in atmosfera supera i mille anni e il suo potenziale di riscaldamento, su un orizzonte di cento anni, è circa 24.300 volte quello della CO₂ a parità di massa emessa.

L’idrogeno, invece, non è direttamente un gas serra, ma può influenzare la chimica atmosferica e contribuire indirettamente al riscaldamento. Per questo motivo, il suo impiego come vettore energetico richiede particolare attenzione alle eventuali perdite durante produzione, trasporto, stoccaggio e utilizzo.