Tra giudizio universale, seconda venuta di Cristo, millennio e Armageddon: quattro visioni diverse dell’“ultimo giorno”
La “fine del mondo” è una delle domande più antiche e inquietanti dell’umanità. Che cosa accadrà alla Terra? Ci sarà un giorno in cui tutto finirà? E soprattutto: come interpretano questo momento le diverse confessioni cristiane?
La risposta non è unica. Cattolici, protestanti, membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni — comunemente chiamati mormoni — e Testimoni di Geova condividono la convinzione che la storia umana abbia una dimensione finale legata al ritorno di Cristo e al giudizio di Dio, ma differiscono notevolmente nell’interpretazione degli eventi che precederanno e seguiranno quella fase.
È importante, inoltre, precisare che parlare genericamente di “protestanti” significa mettere insieme realtà teologiche molto diverse. Le Chiese protestanti non possiedono un’unica dottrina sull’escatologia: alcune correnti sono più vicine alle interpretazioni letterali dell’Apocalisse, mentre altre sottolineano soprattutto la seconda venuta di Cristo, il giudizio e la nuova creazione.
La Chiesa cattolica: non una distruzione, ma il compimento della storia
Per la Chiesa cattolica la fine dei tempi è legata alla seconda venuta di Gesù Cristo, al giudizio universale e al compimento definitivo del Regno di Dio.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla del “giudizio dell’ultimo giorno”: Cristo giudicherà i vivi e i morti e porterà alla luce le opere e le intenzioni degli uomini. La conclusione della storia sarà quindi il definitivo trionfo del bene sul male.
Il cattolicesimo non invita però a costruire calendari per individuare la data della fine del mondo. L’attenzione è rivolta piuttosto alla responsabilità dell’uomo nel presente. La dimensione escatologica, cioè l’attesa delle “ultime cose”, fa parte della fede cristiana, ma non significa vivere nella paura di una catastrofe imminente.
In questa prospettiva, la “fine del mondo” è soprattutto la fine della storia così come la conosciamo e l’inizio della realtà definitiva promessa da Dio. Il male non avrà l’ultima parola: Cristo porterà a compimento il suo Regno e avrà luogo la risurrezione dei morti e il giudizio.
I protestanti: una galassia di interpretazioni
Se c’è un termine che richiede particolare cautela è proprio “protestanti”. Le Chiese nate dalla Riforma non condividono tutte la stessa interpretazione dell’Apocalisse e degli ultimi tempi.
Un esempio è rappresentato dalla Chiesa metodista unita, che afferma ufficialmente il ritorno di Cristo per giudicare i vivi e i morti e parla della successiva rivelazione della “nuova creazione”. Al tempo stesso, la denominazione precisa che concetti come il “rapimento” dei credenti e una specifica “Grande Tribolazione” non fanno parte dei suoi standard dottrinali.
In altre correnti protestanti, soprattutto in alcuni ambienti evangelici, sono invece diffuse interpretazioni che prevedono una sequenza più dettagliata di eventi: il ritorno di Cristo, il rapimento dei credenti, un periodo di tribolazione, la battaglia di Armageddon e il regno millenario di Cristo.
Queste differenze mostrano perché non sia corretto parlare di un’unica “fine del mondo protestante”. Il denominatore comune rimane la speranza cristiana nel ritorno di Gesù, nel giudizio finale, nella risurrezione e nella vittoria definitiva di Dio.
I mormoni: la Seconda Venuta e mille anni di pace
Nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni la Seconda Venuta di Gesù occupa un posto centrale nella visione degli ultimi tempi.
Secondo l’insegnamento ufficiale della Chiesa, Cristo tornerà sulla Terra con potenza e gloria. La sua Seconda Venuta inaugurerà il Millennio, un periodo di mille anni durante il quale Cristo regnerà sulla Terra e prevarranno pace e giustizia.
Il momento esatto del ritorno di Cristo, tuttavia, non è conosciuto. La stessa Chiesa sottolinea che non è stato rivelato agli uomini un calendario preciso della Seconda Venuta, pur essendo descritti alcuni segni che la precederanno.
La fine, dunque, non coincide semplicemente con la distruzione del pianeta. Dopo la Seconda Venuta viene immaginato un lungo periodo di pace, il Millennio. Alla sua conclusione, secondo la dottrina dei Santi degli Ultimi Giorni, Satana sarà sconfitto definitivamente e seguirà il giudizio finale.
I Testimoni di Geova: la fine del “sistema di cose”
La visione dei Testimoni di Geova presenta una differenza particolarmente significativa già nel significato dell’espressione “fine del mondo”.
Secondo la loro interpretazione biblica, la fine non significa la distruzione del pianeta Terra né la scomparsa dell’intera umanità. Il termine “mondo” viene interpretato come riferimento soprattutto all’attuale sistema della società umana lontana da Dio.
Il momento culminante sarà la Grande Tribolazione, che terminerà con la battaglia di Armageddon. Secondo la loro dottrina, Armageddon sarà lo scontro finale tra Dio e i governi umani che si oppongono al suo Regno.
La Terra, però, continuerà a esistere. Dopo Armageddon, i Testimoni di Geova attendono una Terra trasformata in un paradiso, nella quale le persone fedeli a Dio potranno vivere per sempre.
Anche in questo caso non viene indicata una data precisa. I Testimoni di Geova citano le parole di Gesù secondo cui nessuno conosce il giorno e l’ora della fine e considerano determinati avvenimenti mondiali parte dei segni del periodo finale.
Quattro prospettive, una domanda universale
A confronto, emerge un elemento comune: nessuna delle quattro prospettive considera la fine semplicemente come un gigantesco disastro naturale.
Per il cattolicesimo, è il momento del giudizio e del compimento definitivo del Regno di Dio.
Per le diverse tradizioni protestanti, è il ritorno glorioso di Cristo e la vittoria definitiva di Dio, ma con interpretazioni molto diverse sui passaggi che lo precedono.
Per i mormoni, la Seconda Venuta inaugura un Millennio di pace e precede il giudizio finale.
Per i Testimoni di Geova, Armageddon mette fine all’attuale sistema umano contrario a Dio, mentre la Terra rimane e diventa il luogo di un futuro paradiso.
In tutti questi casi, la domanda sulla fine del mondo diventa quindi anche una domanda sul destino dell’uomo. L’Apocalisse, il giudizio, Armageddon o la Seconda Venuta non rappresentano soltanto la paura della distruzione: rappresentano, per milioni di credenti, la speranza che la storia abbia un significato e che alla fine il male, la sofferenza e la morte non siano destinati a prevalere.
Ed è forse proprio questo il punto più interessante: quando le religioni parlano della “fine”, molto spesso stanno parlando soprattutto di un nuovo inizio.