La mostra “Fimmini di fora viste di intra” al Palazzo della Cultura di Catania
Tanti i curiosi presenti e grande partecipazione sabato sera al Palazzo della Cultura a Catania per l’inaugurazione Fimmini di fora viste di intra, con le opere dell’artista Arianna D’Urso che ha messo al centro le dimensioni interiori del femminile attraverso l’esposizione di immagini evocative, di simboli e di riferimenti alla memoria culturale mediterranea.
Danza e musica: le performance che hanno accompagnato l’inaugurazione
L’evento ha visto dapprima una visita alla mostra da parte delle persone, che nel corso della serata sono aumentate in modo considerevole, e poi l’esibizione delle ballerine Veronica Cesarato e Arianna Motta accompagnata dalle voci e della musica di Bianca Dirnea, Costanza Scalia e Maria Santamaria e della chitarrista Irene Scuderi, che hanno messo al centro la figura femminile intesa come soglia, ovvero concentrandosi sullo sguardo della donna sia da fuori che da dentro.
Riferimenti storici e culturali nelle opere esposte
Durante la serata è intervenuto anche lo scrittore messinese Giandomenico Ruta. Tra le opere esposte anche una dedicata alla figura di Angelina Mioccio, la figlia del commerciante di origine ebrea che fece costruire per lei come dono di nozze il castello di Leucatia a Catania e che si buttò dal terzo piano dello stesso castello. Durante l’evento non è mancato un riferimento alla storia di Sant’Agata e del console Quinziano.
Arianna D’Urso e la rappresentazione del femminile ferito
A margine dell’evento Arianna D’Urso ha sottolineato: «La mostra vuole parlare di un femminile ferito, dimenticato e schiacciato, che magari con un po’ di attenzione può avere sicuramente una forza e una risonanza differenti. Voglio anche parlare di quel tipo di dolore che trasforma, che porta a un’elevazione maggiore. Questa è la finalità della mostra per me. I dipinti esposti sono tanti e sono forse anche un pezzettino della mia anima, perché attraverso il mio dolore cerco di creare anche una sorta di specchio per il dolore del femminile in generale, nello specifico del femminile catanese. Giandomenico Ruta è la colonna vertebrale delle mie opere, perché senza i testi suoi le mie opere non sarebbero state complete».
Il ruolo di Giandomenico Ruta
Dal canto suo lo scrittore Giandomenico Ruta ha aggiunto: «Iside è tutte le donne e tutte le donne sono Iside. Iside come sposa, donna, dea e madre. Io considero Arianna una maga quantica moderna, perché ogni volta che entra nel vivo di un lavoro è come se si avvicinasse a quei confini del metafisico che è difficile sfiorare. Da questo poi lei ne trae una conoscenza e un cambiamento. Arianna va ad attingere in quel serbatoio cosmico, che è poi l’inconscio collettivo di cui parlava Jung. Lei ha anche una marcia in più».