Etna, nuova fase eruttiva: Catania è davvero in pericolo?

di Tindaro Guadagnini

L’Etna torna a farsi sentire con forza. Lava, cenere e una nuova bocca eruttiva riaccendono l’attenzione sul vulcano più attivo d’Europa. Ma per gli abitanti di Catania esiste, al momento, un pericolo diretto?

L’Etna continua a essere protagonista di una fase eruttiva particolarmente intensa. Nelle ultime ore il vulcano ha nuovamente aumentato la propria attività, con emissioni di cenere e attività lavica, mentre una nuova bocca effusiva si è aperta nell’area della Valle del Bove.

Una situazione spettacolare, ma anche delicata, che inevitabilmente alimenta una domanda tra i cittadini: Catania è in pericolo?

La risposta, sulla base delle informazioni disponibili al momento, è che non emerge un’imminente minaccia diretta per il centro abitato di Catania. Il quadro, tuttavia, deve essere seguito con attenzione perché l’attività dell’Etna può evolvere rapidamente.

L’INGV-Osservatorio Etneo monitora costantemente i parametri del vulcano. Nel bollettino pubblicato l’11 agosto, relativo alla settimana precedente, l’Istituto aveva già registrato un’attività stromboliana molto sostenuta alla Voragine, arrivata fino a fontane di lava, oltre ad attività esplosiva intracraterica al Cratere di Nord-Est.

La nuova bocca e la direzione della lava

L’apertura di una nuova bocca eruttiva è certamente un elemento da prendere sul serio, ma non significa automaticamente che la lava sia diretta verso Catania.

Il fattore determinante è la posizione della bocca, la morfologia del terreno e soprattutto l’evoluzione della colata. In questa fase l’attenzione è concentrata in particolare sull’area sommitale e sulla Valle del Bove, mentre non risultano indicazioni di una colata che stia avanzando verso il capoluogo etneo.

Il pericolo maggiore per la popolazione, dunque, non va confuso con quello presente nelle aree sommitali del vulcano, dove l’attività eruttiva rende la permanenza particolarmente rischiosa.

Cenere: il problema più concreto per Catania

Per Catania, in questo momento, l’effetto più immediato dell’attività dell’Etna è soprattutto la presenza di cenere vulcanica in atmosfera.

Lo dimostra quanto sta accadendo all’aeroporto di Fontanarossa. A causa dell’emissione di cenere, la SAC ha disposto la chiusura dello spazio aereo corrispondente al settore B1 e una limitazione degli arrivi a 10 aeromobili l’ora fino alle 12 di martedì 18 agosto. Le partenze, invece, non risultano soggette a restrizioni.

La cenere vulcanica rappresenta infatti un rischio molto serio per il traffico aereo, perché può compromettere il funzionamento dei motori e dei sistemi degli aeromobili. È per questo che le autorità intervengono sul traffico aereo anche quando non esiste una minaccia diretta per la popolazione.

Nessun allarme per una fuga da Catania

Al momento, quindi, non ci sono elementi per parlare di un’imminente evacuazione di Catania.

La situazione è però tutt’altro che da sottovalutare. L’Etna è un vulcano attivo e la sua attività può cambiare in tempi relativamente brevi. Per questo motivo è fondamentale affidarsi alle comunicazioni dell’INGV, della Protezione Civile e delle autorità locali, evitando allarmismi alimentati da immagini spettacolari o informazioni non verificate sui social.

La storia dell’Etna insegna, del resto, che il vulcano può produrre eruzioni molto importanti e colate capaci di minacciare aree abitate sui suoi versanti. Ma la distanza e la posizione delle bocche eruttive fanno una differenza fondamentale nel determinare il rischio per i centri abitati. La Protezione Civile ricorda, attraverso la documentazione storica sulle grandi eruzioni dell’Etna, come in passato alcune colate abbiano effettivamente minacciato località dei versanti del vulcano.

La situazione resta sotto osservazione

Il messaggio, dunque, è duplice: nessun motivo per creare panico a Catania, ma nemmeno per abbassare la guardia.

L’eruzione in corso è sufficientemente intensa da avere già prodotto importanti conseguenze sul traffico aereo e da richiedere un monitoraggio continuo. La priorità resta quella di osservare l’evoluzione della cenere, dell’attività esplosiva e delle colate, lasciando che siano i dati scientifici a stabilire l’eventuale aumento del livello di rischio.

Per i catanesi, in questa fase, la parola d’ordine è una sola: attenzione, non allarmismo.

L’Etna può offrire uno spettacolo straordinario, ma resta un vulcano attivo. E davanti alla sua forza, la prudenza deve sempre venire prima della curiosità.