Il territorio dei Nebrodi nel corso degli anni è stato caratterizzato da problematiche relative alla tutela ambientale, in particolar modo riguardo all’erosione della zona costiera.
Lo spostamento verso la zona costiera
Il vicepresidente di Legambiente Nebrodi, Salvatore Granata, ha sottolineato come il progressivo spostamento dei residenti dalle zone più interne a quelle di mare della parte tirrenica della provincia di Messina sia stata la causa principale dell’erosione.
«Nella seconda metà del secolo scorso – ha detto Granata –, il territorio dei Nebrodi ha vissuto profonde e rapide trasformazioni innescate dallo spostamento dell’asse demografico dalle aree interne verso la costa. La zona costiera è stata investita da un processo di urbanizzazione estremamente intenso, mentre i comuni interni hanno subito un drastico spopolamento. Questa realtà è documentata dai numeri: in alcuni comuni litoranei la densità abitativa raggiunge, e talvolta supera i 900 abitanti/Kmq, a fronte di una media nazionale inferiore ai 400 ab/Kmq; contemporaneamente le aree interne hanno perduto il 44% dei propri abitanti».
L’urbanizzazione
Proprio questo “esodo” verso la zona costiera, assieme alla conseguente urbanizzazione, comporta l’erosione costiera, in quanto «l’intensa urbanizzazione delle zone litoranee, alimentata dal turismo stagionale, è una delle cause dell’erosione costiera. Oggi quasi tutte le spiagge dei Nebrodi sono in erosione; e questo produce domanda di interventi di difesa invasivi e costosi che danneggiano la naturalità delle spiagge e le finanze pubbliche».
«Il tema è complesso, ma riconducibile all’assenza di un’adeguata pianificazione del territorio e di una programmazione strategica degli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico: semplificando al massimo, si può dire che si è innescato un circolo vizioso alimentato da interventi urgenti per riparare i danni dei precedenti interventi. Per meglio spiegare la situazione, attraverso osservazioni e documenti, abbiamo pubblicato il sito www.erosionespiagge.it dove si può vedere l’evoluzione del fenomeno. Per restare alle zone litoranee un altro tema che ci impegna è quello della deregulation urbanistica che sta cancellando i suoli agricoli con conseguenze pesanti sotto il profilo della conservazione delle risorse idriche e dell’esposizione agli eventi alluvionali».
I costi ambientali
Ma non finisce qui, perché anche i costi ambientali subiscono le conseguenze: «Alla base c’è una spinta verso la capitalizzazione della rendita fondiaria. Insomma estrarre valore dal suolo esternalizzando i costi ambientali. In questo quadro assume notevole rilievo la questione delle aree interne, là dove si sono conservati notevolissimi valori naturali, paesaggistici e ambientali. Bisogna evitare che per difetto di consapevolezza si riproducano in questi territori i modelli fallimentari delle aree costiere».
Il ruolo del Parco dei Nebrodi
Ma il ruolo del Parco dei Nebrodi è strategico «come strumento di tutela di un territorio caratterizzato dalla presenza di ecosistemi il cui valore è riconosciuto a livello di comunità europea, di attività agricole e zootecniche rispettose della risorsa ambientale, di saperi tradizionali. Al tempo stesso, il Parco può risultare il fattore determinante di un modello economico capace di assicurare benessere alle popolazioni attraverso l’uso sostenibile e non consumistico delle sue risorse».
«Molti pensano, a torto, che l’Ente Parco debba comportarsi come un’agenzia di sviluppo e ne fanno il capro espiatorio del declino economico delle aree interne. Invece, va costruita una cultura delle aree protette a partire dalla quale i vari soggetti che operano sul territorio (enti locali, imprenditori, associazioni) sappiano sviluppare progetti economici basati sulla vocazione del territorio e sulla sostenibilità. In questa prospettiva, Legambiente continuerà ad essere un elemento di promozione di questa visione della gestione del territorio, ancor più oggi davanti alle sfide del cambiamento climatico».