Dopo il concertone del Primo Maggio di ieri a Roma ha suscitato non poche polemiche l’esibizione di Delia Buglisi, cantante nativa di Paternò, nel Catanese, con la canzone Bella Ciao, inno dei partigiani in Italia.
Ad aver scatenato i malumori di quasi tutta Italia, in particolar modo sui social, è stata la scelta di Delia di sostituire la parola partigiano con essere umano. Una scelta che da qualcuno, sempre sui social, è stata intesa come un tentativo, andato comunque male, di allargare il senso della canzone.
Lei si è comunque giustificata con queste parole: «Secondo questa visione, il cambiamento non rappresenta una scelta neutrale, ma un modo per ampliare il significato del messaggio. Alla luce di quanto sta accadendo oggi nel mondo, segnato da nuovi conflitti, il riferimento all’’essere umano’ permette di andare oltre il contesto storico della Resistenza italiana, trasformandolo in un tema universale. Non si tratta quindi solo di memoria del passato, ma di una riflessione attuale su dinamiche che continuano a ripetersi, con l’obiettivo di estendere il messaggio a una dimensione più ampia e globale».
Le parole di Andrea Scanzi
Molto duro Andrea Scanzi, che sulla sua pagina di Facebook afferma: «Leggo che tal Delia, all’interno di quel che resta di ciò che fu decenni fa il glorioso Concertone del Primo Maggio, ha cantato “Bella ciao” sostituendo “partigiano” con “essere umano”. Tale emerita sconosciuta, la cui presenza su quel palco dimostra ampiamente lo svilimento totale di un palco un tempo assai glorioso, ha motivato così la sua scelta: “Penso che fare questo cambio non sia non prendere una posizione, bensì allargare un po’. È stata una mia scelta”. Avete capito? Lei non è che scappa o ammicca al governo. Nooooo: lei “allarga”. Che belle parole: sembrano uscite dalla bocca di una Montaruli o una Santanchè. La domanda è una sola: ma chi è ‘sta gente? Chi sono ‘sti carneadi? Cos’è tutto questo pulviscolo svilente, scontato e furbino, messo accanto senza merito a colossi vivissimi come i Litfiba? Davvero ci meritiamo tutta questa smisurata pochezza artistica, tutto questo condensato di vacuità qualitativa e cerchiobottismo filogovernativo, tutto questo caravanserraglio sghembo di evanescenza creativa? Se è ormai questo il livello del “Concertone” di Roma, fate una bella cosa: chiudetelo. Muratelo. Ora. E trasferiamoci tutti a Taranto, dove ancora per fortuna c’è vita. Che pena».