Dario Scardaci: tra palestra e arte
Il benessere fisico, ma anche la poesia e la musica le sue principali vocazioni. Dario Scardaci, poeta contemporaneo catanese, che fa il chinesiologo e il personal trainer, rappresenta un profilo artistico poliedrico che esprime tutte le sensazioni che le sue esperienze di vita gli hanno dato.
“Fiori diversi”: una raccolta tra amore e nostalgia
Nel suo repertorio di poesie trovano spazio in primis i paesaggi e più semplicemente tutto quello che circonda l’essere umano e la sua passione per i versi nasce da quando aveva poco meno di 20 anni.
Poco meno di due anni fa ha fatto il suo debutto nelle librerie la sua raccolta intitolata Fiori diversi, che contiene 50 poesie, delle quali alcune in prosa, altre in rima e altre ancora persino in dialetto catanese: «Si tratta di una raccolta che comprende 50 poesie che hanno degli stili di scrittura diversi e che vanno a comprendere i temi dell’amore, della solitudine e della nostalgia. Si mettono insieme quindi le varie preferenze dei lettori e anche per questo penso che stia avendo un successo, in particolar modo sotto il profilo degli acquisti online».

Dario Scardaci con Simona Zagarella




«Ogni desiderio diventa vivo e posso fare germogliare molti fiori dalle mie menti».
La natura come fonte di ispirazione
Come abbiamo detto la natura rappresenta uno dei motivi conduttori di questa raccolta: «Mi viene da pensare al mare, che mi dà molte ispirazioni, ma come la tavola blu anche tutto quello che mi circonda di bello, come il cielo o come un albero. Stando anche sotto un albero si possono anche ammirare tramite le suo foglie le stelle, le nuvole».
Dalla scrittura alle nuove opere
I progetti per il futuro non mancano, in quanto «sto concludendo una nuova raccolta. Per il resto scrissi anche commedie quando ero più giovane, precisamente di quando avevo 24 o 25 anni. Tra i luoghi che mi ispirano di più ci sono quelli del Catanese o del Messinese, ma può darmi un’ispirazione una città come Roma, nella quale sono stato varie volte. Lì vedendo varie sculture e varie forme d’arte per me è motivo di grande ispirazione».
La poesia come racconto della vita
Il nome della raccolta che già tutti conosciamo, Fiori diversi appunto, prende spunto dal fatto che «Per me ogni verso è come un fiore. Ecco perché questa raccolta si chiama ‘Fiori diversi’. Inoltre, in quasi ogni poesia è presente un fiore, offerto all’attenzione del lettore che saprà cogliervi un significato importante. La raccolta si fonda sulle suggestioni che scaturiscono dalla mia esperienza di vita, dagli amori perduti alle nostalgie, dalle impressioni agli odori dei luoghi. È quasi un mio ritratto e un ritratto, spero, di ciascuno di noi».
Le sue poesie
Ecco quattro delle sue poesie contenute nella raccolta Fiori diversi:
Cos’è l’amore
Cos’è l’amore?
Mi è stato chiesto: cos’è l’amore?
L’amore è saper vedere l’oro sotto un vecchio manto a macchie.
Un fiore,
un cane,
due amici al caffè.
Lei.
L’amore è una via che prendi per poi intraprenderne altre e ti perdi.
È un punto di vista.
Roba di tanto conto.
Tutto.
Una maestra che insegna a vivere,
un’ubriaca che ti chiede di baciarla,
una madre che rimprovera i suoi figli,
un mercante che ti compra per pochi spicci,
un coraggioso che chiede aiuto,
un giocoliere che ti confonde,
uno schiaffo al cuore,
un sorriso pieno di parole,
una follia sopra l’universo.
Tutto.
L’amore è una musica che suona dentro e la canti fino a quando rimarrà.
Corde di violino che fan ballare l’anima.
Mi è stato chiesto: cos’è l’amore?
Ed io ho risposto: sei tu.
Tu sei il cuore dell’amore.
Guarda i sensi dell’esistenza.
Scopri una verità che esiste,
che cerchi,
che trovi,
che crei.
L’amore è l’odio di non volere amare, ma ami.
Non è colpa tua.
Ti metterà alla prova in situazioni praticamente disperate.
Sotterrato da sogni insormontabili,
soggiogato tra le sberle e le paure,
isolato tra le urla e i desideri.
L’amore è malattia.
Un malato di canzoni,
un malato che sta bene,
un malato che non dorme,
un malato bello coi suoi giorni e il tramonto che scende giù, non risale più.
L’amore è l’amaro sorso del vino che ti addormenta ridendo nell’abbandono che ti dai.
Un vagabondo che fa il giro dell’universo in un secondo,
un vecchio che si fa piccolo davanti ai suoi ricordi,
un cieco che rincorre la sua luce.
Mi è stato chiesto: cos’è l’amore?
Lo incontro tutte le sere puntuale sul cammino d’ogni passante diverso,
o su quest’inchiostro,
o alzando gli occhi guardando quella stella.
So arrivarci, sai?
È un segreto che puoi ben dire.
Mi è stato chiesto: cos’è l’amore?
L’amore è tutto.
L’amore è amore.
L’amore è Dio.
Amor fatal
Ricorda che l’amore fatal ti è.
Attraversa i cuori più veloce dei suoi battiti,
attraversa le menti più veloce dei proiettili,
impicca diversi poeti, cantautori e disperati eroi.
Amarlo è un rischio,
Odiarlo è peggio.
Ti corroderà dentro sempre più con le sue radici,
fino a quando farà sbocciare una splendida rosa nera al centro del cuore.
E sarai costretto a innaffiarla ogni giorno,
ogni attimo,
in ogni istante,
fino a quando le sue radici usciranno dalle tue orbite.
E appassirà te.
Ti amerà a modo suo.
E se ti amerà molto, sarai la preda perfetta.
Non gli sfuggirai.
E lo amerai da morire.
Tu che di quelle stelle
Rimangono sospese parole nel cobalto d’Estate,
i pensieri salivano alle stelle,
e non facevano ritorno,
tornavano solo sorrisi,
e i tuoi erano i più belli,
riuscivano a dimenticare il buio dalle mie forme,
a dar più spazio all’universo,
a creare altre stelle,
e si lamenta ora il cielo a un firmamento di nuove stelle,
si lamenta il vento che mi vortica le bougainville intorno,
fino a posarmene una sul palmo,
si ammalia l’onda a lambire la sabbia.
Ma intanto aspetto qui l’ora che si veste di notte,
mi tinge diverso,
e ti colora d’argento sul mare.
Rimangono le stelle a fissarti,
e finché non alzerai il viso, non potranno mai vedere i tuoi occhi,
gli stessi che preferivo già vedere l’indomani.
Non ti vedono le stelle,
piangono come angeli,
tengono a fatica la Luna,
e la adagiano dietro il cielo tra i lenzuola di seta.
Sono stanche le stelle,
il loro conforto più lieto è di aspettarti d’esser guardate alla fine di un tramonto.
Dormono ora le stelle,
sulle nuvole dei miei pensieri.
Dormono.
E aspettano te.
Svegliale.
Tu che di quelle stelle avevi preso la nostalgia,
per dare in cambio a loro la mia.
Ieri
Ieri avrei potuto imbrogliare mille sirene,
la sfera di una maga,
il cielo di un deserto,
ma non i suoi occhi,
quelli no.
Sapevano l’amore,
lo conoscevano bene,
e pure chi ero.
Sapevano d’addio.
Erano amati da quella sera,
come due cristalli affilati,
che trafiggevano l’animo,
il mio cuore piangeva,
i miei occhi no.
Ero morto rinascendo per poi morire ora,
scrivendo di lei in quest’istante.
Ma ero solo,
deluso dai miei cammini,
deriso dalla mia pena.
E seppur vi fu scuro dentro i vichi solitari,
nemmeno il buio mi aprì le porte della notte.
Si aprirono i miei occhi.
Solo i miei occhi.