Il crollo della Cattedrale di Noto nella notte del 13 marzo 1996
13 marzo 1996, una data che purtroppo gli abitanti di Noto ricorderanno molto bene. Poco dopo le 22 di quella sera infatti la cittadinanza netina venne scossa dal crollo nella Cattedrale, che portò alla distruzione della cupola, dei piloni a destra della stessa cupola, della navata destra, di quella centrale e il transetto destro dell’edificio religioso che tutt’oggi rappresenta la città.
La ricostruzione della Cattedrale fino al 2007
Della Cattedrale rimasero in piedi soltanto la facciata, le mura perimetrali esterne, i pilastri del lato sinistro e un pezzo di cupola portando così l’edificio a stare per parecchio tempo a cielo aperto. Soltanto dopo lo sgombero dalle macerie nel 2000 cominciarono i lavori di ricostruzione che finirono all’inizio dell’estate del 2007.
Il ricordo della guida turistica Giuseppe Iuvara
A ricordare quei tragici momenti è la guida turistica Giuseppe Iuvara, che spiega anche come siano ancora del tutto attuali per l’intera comunità.
«Penso che siano momenti ancora attuali – afferma Iuvara – un pochino per tutta la cittadinanza e anche per chi amava la bellezza di Noto, perché fu una cosa che scioccò tantissimo. E’ vero che c’era una certa previsione in termini tecnici, in quanto una parte della Cattedrale era inagibile per effetto del terremoto del 1990. Nessuno si aspettava una cosa così brutta, ma nell’insieme diciamo che la popolazione ha reagito abbastanza bene e siamo stati anche abbastanza fortunati per il non danneggiamento dell’arca di San Corrado. Ma penso che nella nostra storia dovremmo essere già abituati per tutto quello che era successo nel 1848».
Come la tragedia ha cambiato il turismo a Noto
Come per Isola della Correnti nello stesso anno per un altro evento anche questo evento ha rappresentato per Noto la spinta per una forte crescita sotto il profilo turistico: «E stato forse uno dei più grandi motivi per i quali la gente si è interessata alla città. Ma non si era arrivata ad avere la pubblicità che ha avuto da quel momento in poi e soprattutto per il restauro, perché poi furono restaurati tutti gli altri monumenti. In questo modo Noto ebbe il boom turistico, anche se ci sono ancora tanti problemi da risolvere».
Una maggiore consapevolezza per la città
E da allora c’è pure una maggiore consapevolezza del patrimonio che custodisce la città: «Noi vivevamo in un luogo bello senza sapere quanto lo era perché non avevamo la concezione della bellezza della città. Poi la cittadinanza ha cominciato a difendere il suo patrimonio architettonico e questa sciagura ha quindi portato a qualcosa di buono. Parliamo quindi di presa di coscienza della bellezza di Noto, grazie alla quale ora nessuno tocca niente e grazie alla quale appena noi cittadini vediamo qualcosa blocchiamo tutto. Abbiamo fatto in questi ultimi decenni tanti passi avanti, a partire dall’isola pedonale, ma bisognerebbe valorizzare di più la parte di via Cavour. La città dopo il terremoto fu concepita in due parti, una pubblica e una privata».