Il criptoportico della Villa Bellini: un luogo ancora poco conosciuto
Tra i luoghi cardine delle Giornate Fai di Primavera a Catania c’è il criptoportico della Villa Bellini, uno spazio che ancora in molti non conoscono bene e che in queste giornate è stato aperto al pubblico con le visite guidate che hanno visto gli studenti del Liceo Scientifico Enrico Boggio Lera di Catania nel ruolo di ciceroni.
Il mistero del labirinto e la “purificazione”
Nella giornata di ieri siamo andati a fare un giro in questo luogo e abbiamo potuto notare anche come nelle mura interne del criptoportico ci fosse persino una lastra nella quale sono riportate le merci ittiche che un tempo arrivavano a Catania.
Ma come tanti in Sicilia anche questo luogo è avvolto nel mistero e di questo ne parla Rossella Lanzafame, segretaria del Fai di Catania: «Il criptoportico da qualche mese è aperto per volere del Comune di Catania con i ragazzi del Liceo Scientifico Boggio Lera il sabato e la domenica mattina. Il Fai è una fondazione per la raccolta dei fondi perché noi ci occupiamo di recuperare tutto quello di cui lo stato non si occupa. Il criptoportico, famoso labirinto del principe Biscari, è aperto ed è legato a questo principe molto importante per la città di Catania per tutti i lavori che ha fatto per far venir fuori determinate scoperte. Il labirinto è importante per la pietra lavica che riusciva mantenere fresco il principe non solo durante la stagione estiva, perché lui veniva qua a caccia, ma soprattutto perché qui avveniva una sorta di purificazione dell’anima. Nel momento in cui si scendono questi 10-15 gradini risalendo si arriva purificati in una sorta di catarsi. Per il principe erano importanti sia il corpo che l’anima e qualcuno mi ha detto che sente questa purificazione, anche grazie ai ragazzi del Boggio Lera, che sono bravi a raccontare il tutto».
Il sito però importante anche da un punto di vista artistico e culturale, in quanto «è legato al principe Biscari e alle espressioni artistiche del periodo compreso tra Settecento e Ottocento, quando l’Orto di San Salvatore divenne la Villa Bellini grazie ai lavori che lo stesso principe fece».