Erano davvero bei tempi, quando «Mamma Rai» mandava in onda «Natale a casa Cupiello». Nel 1962, la “scatola bombata” riversava, quotidianamente, contenuti educativi sui telespettatori. Nella tavola imbandita per il pranzo di Natale, secondo i dettami di matrice partenopea, Luca Cupiello, alias Eduardo De Filippo, non poteva rinunciare al capitone, nel Nord Italia denominato «Biscione». Seicento anni prima, la novella boccacciana del «Decamerone» eternava la figura di Federigo degli Alberighi, aristocratico finito in braghe di tela nella “giungla” urbana, che non rinunciava a sacrificare l’unico falcone rimastogli.
Pur di offrire un pasto all’ospite, la salvaguardia del proprio decoro era anteposta alla “regalità” del volatile, finito in casseruola, con buona pace di una tradizione che giungeva dalla Roma Imperiale per arrivare a Federico II di Svevia! Senza scomodare il «Serpente Uroboro», simbolo di nietzscheana memoria per designare la circolarità dei tempi e della storia, assisteremo compiaciuti alla finale calcistica della Coppa Italia 2026, in programma per oggi, mercoledì 13 maggio 2026, presso lo «Stadio Olimpico» di Roma. 65.000 spettatori saranno presenti allo stadio, 150 saranno i paesi collegati per trasmettere l’evento, in diretta su «Canale 5» dalle ore 21.

Vi sembra un evento di importanza irrisioria? Quanti oggi notano il biscione, tatuato sulla pelle dei vip di turno, ripensano al legame tra questo simbolo e il Ducato Visconteo di Milano, in auge tra il 13° e il 15° secolo? L’aquila “statunitense”, nota come «aquila di mare testa bianca», suscita rimembranze diverse dalle iconografie pacchiane che oggi imperversano su tir giganteschi in corsia sulle autostrade di mezzo mondo? Bando alle futili esteriorità.
«Avere sotto gli occhi esempi istruttivi d’ogni tipo contenuti nelle illustri memorie». Siate tifosi della Lazio o dell’Inter, quando non semplici curiosi o appassionati di sport, questo è l’evento che fa per voi! Finalmente visualizzeremo, sulle maglie delle due squadre, due simboli dal passato glorioso e ancestrale. La competizione può avere inizio: il monito di Tito Livio è rivolto a tutti, sprigionando la sua forza, davvero super partes!
Il primo duello “retorico” è stato vinto da Mister Sarri. Ieri, martedì 12 maggio 2026, il suo discorso in presenza del Presidente della Repubblica, Sen. Sergio Mattarella, ha segnato il passo a confronto delle “ovvietà”, riferite dal suo concorrente. Anche i campionissimi, a volte, peccano di faciloneria! Sappiamo benissimo che il vero responso arriverà dal rettangolo verde. Noi canteremo a squarciagola l’«Inno di Mameli», per l’occasione accompagnato dalla supervisione canora di un artista del calibro di Nek, al secolo Filippo Neviani. È giunto il momento di tornare a leggere, apprezzare e adoperare i simboli per leggere, adeguatamente e con uno sguardo dalla lunga gittata, il nostro caotico presente.
(Immagine nell’articolo: Carlo Carrà, Sintesi di una partita di calcio, 1934, olio su tela, 100 x 69 cm. Roma, Galleria d’Arte Moderna)
Autodafé immaginato, puntata n° 12 di mercoledì 13 maggio 2026
Marco Leonardi
Marco Leonardi è professore universitario e medievista di chiara fama, studioso attivo nel panorama accademico e autore di numerose pubblicazioni scientifiche e interventi sulla stampa periodica. Il suo lavoro si concentra sull’interpretazione storica come strumento per comprendere il presente e stimolare il pensiero critico.
Per L’Urlo firma la rubrica “Autodafé immaginato”, uno spazio dedicato alla riflessione, al confronto culturale e alla lettura non convenzionale dei temi contemporanei.