Colesterolo LDL e rischio cardiovascolare

di Riccardo Castro

L’aterosclerosi è una patologia cronica e progressiva determinata dalla ritenzione delle lipoproteine contenenti apolipoproteina B all’interno della parete dei vasi sanguigni. Il colesterolo LDL (LDL-C) rappresenta un fattore causale della malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) e, attraverso l’esposizione cumulativa nel corso della vita, contribuisce alla determinazione del rischio cardiovascolare.

Le evidenze scientifiche indicano che la riduzione del colesterolo LDL apporta benefici nella prevenzione primaria e secondaria, con una maggiore riduzione del rischio assoluto nei soggetti a più elevato rischio cardiovascolare. Allo stesso tempo, studi di randomizzazione mendeliana indicano che i soggetti geneticamente predisposti a livelli inferiori di colesterolo LDL mostrano una riduzione marcata del rischio cardiovascolare sul lungo termine.

L’associazione tra i livelli di LDL-C e il rischio di ASCVD dipende dall’entità dell’aumento dei livelli di LDL-C e dalla durata dell’esposizione a tali livelli elevati (concetto di “cholesterol-years”). È stata individuata una soglia teorica di esposizione cumulativa all’LDL-C, pari a circa 8.000 mg/dL cholesterol-years, oltre la quale aumenta la probabilità di insorgenza di cardiopatia ischemica; tale soglia viene raggiunta a età diverse in funzione dei livelli individuali di LDL-C.

In un’analisi basata sul registro polacco degli eventi coronarici, il superamento di circa 6.000 cholesterol-years entro i 40 anni è risultato associato a un aumento significativo del rischio di primo infarto miocardico. Un ulteriore esempio, coerente con questo modello, proviene dalla Finlandia, dove, nell’arco di circa 40 anni, una riduzione della colesterolemia media della popolazione di 1,5 mmol/L (58 mg/dL), insieme alla riduzione della pressione arteriosa e ad altri interventi di sanità pubblica, si è associata a una riduzione di circa l’80% della morbilità e mortalità cardiovascolare.

Una riduzione significativa dei livelli di LDL-C, quindi, si associa a una diminuzione del rischio cardiovascolare, con un beneficio maggiore quando l’abbassamento dell’LDL-C avviene il piùprecocemente possibile nel corso della malattia.
Per questo motivo, le più recenti linee guida sottolineano l’importanza di intervenire precocemente nel corso della vita per contrastare gli effetti dell’esposizione prolungata alle lipoproteine aterogene.