Quando la lezione non basta più e il voto non racconta tutta la storia
C’è una domanda che sempre più docenti si pongono, spesso in silenzio, a fine giornata:
“Cosa devo fare di diverso?”
È la domanda che nasce quando la spiegazione è chiara, il programma è svolto, ma qualcosa non funziona.
Gli studenti sembrano demotivati, insicuri, poco coinvolti. I voti non raccontano davvero chi sono, né di cosa sono capaci. La scuola, così com’è, sembra non bastare più.
È proprio in questo spazio di domande che entra il coaching educativo.
Cos’è davvero il coaching educativo (e cosa non è)
Il coaching educativo non è:
- motivazione facile
- psicologia scolastica
- un “trucco” per far studiare di più
È, prima di tutto, un cambio di sguardo.
Secondo la definizione dell’International Coaching Federation, il coaching è
“un processo creativo e stimolante che ispira le persone a massimizzare il proprio potenziale”.
Applicato alla scuola, significa aiutare studenti e docenti a:
- sviluppare consapevolezza
- riconoscere risorse e talenti
- assumersi responsabilità
- imparare a scegliere
Il coaching non dice allo studente cosa fare, ma lo accompagna a scoprire come farlo.
Perché la scuola oggi ne ha bisogno
La scuola contemporanea è chiamata a fare molto di più che trasmettere contenuti.
Le Linee guida sull’orientamento e sullo sviluppo delle competenze trasversali parlano chiaro: servono studenti capaci di pensare, collaborare, comunicare, affrontare l’incertezza.
Eppure, il modello tradizionale:
- premia la risposta giusta
- penalizza l’errore
- misura il risultato, non il processo
Il coaching educativo interviene proprio qui, dove:
- la paura di sbagliare blocca
- la mancanza di fiducia frena
- il talento resta invisibile
Portare il coaching a scuola significa allenare le competenze umane, non solo quelle disciplinari.
Il ruolo del docente cambia (ed è una buona notizia)
Nel coaching educativo nasce una figura nuova: il docente coach.
Non un insegnante che rinuncia al suo ruolo, ma un professionista che:
- guida senza dirigere
- fa domande invece di dare subito risposte
- crea spazi sicuri per riflettere
- accompagna lo studente a diventare protagonista
Un docente coach non chiede solo “hai studiato?”, ma:
- “Cosa ti ha messo in difficoltà?”
- “Cosa puoi fare di diverso la prossima volta?”
- “Quale risorsa puoi usare ora?”
È un approccio che responsabilizza, invece di sostituirsi.
Funziona davvero con gli adolescenti?
Sì.
Proprio perché gli adolescenti sono in una fase cruciale di costruzione dell’identità.
Quando uno studente scopre che:
- può riflettere su se stesso
- può dare un nome alle proprie emozioni
- può migliorare con strategie concrete
accade qualcosa di potente: torna a credere in sé.
Esperienze di coaching educativo mostrano studenti che:
- partecipano di più
- collaborano meglio
- sviluppano leadership gentile
- affrontano le difficoltà con maggiore autonomia
Non perché “qualcuno li ha motivati”, ma perché hanno scoperto di avere risorse.
Coaching educativo: una scelta, non una moda
Il coaching a scuola non è una tecnica da applicare una tantum.
È una scelta culturale.
Significa decidere che:
- il voto non è tutto
- il percorso conta quanto il risultato
- ogni studente ha un potenziale da far emergere
E significa anche riconoscere che il ruolo educativo oggi richiede strumenti nuovi, più umani, più profondi.
In conclusione
Il coaching educativo non sostituisce la scuola.
La completa.
Aiuta docenti e studenti a:
- conoscersi meglio
- imparare in modo più significativo
- prepararsi non solo agli esami, ma alla vita
Perché educare, oggi, non significa solo insegnare qualcosa.
Significa aiutare qualcuno a diventare chi può essere.
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Palmina La Rosa
Coach professionista e formatrice, da oltre trent’anni affianca studenti, docenti ed educatori nel costruire competenze, consapevolezza e leadership. Certificata ICF dal 2018, ha proseguito la sua formazione con l’High Impact Leadership Course del Cambridge Institute for Sustainability Leadership e con ACT Leadership (Brown University). È orientatrice accreditata ASNOR e oggi è Direttore Operativo di AISLi, dove guida il progetto Future Skills Agency. Su L’Urlo, Palmina esplora la mente, le emozioni e le parole che plasmano il modo in cui abitiamo noi stessi.