Il coaching funziona davvero con gli adolescenti?

di Palmina La Rosa

Perché proprio nell’età più complessa può fare la differenza

C’è una convinzione molto diffusa quando si parla di adolescenti:

“Non sono pronti”, “non ascoltano”, “non hanno voglia”, “serve essere più rigidi”.

Eppure, chi lavora ogni giorno a scuola lo sa: dietro molte chiusure, provocazioni o silenzi non c’è mancanza di interesse, ma mancanza di fiducia.

Fiducia in sé, negli adulti, nel futuro.

È qui che nasce la domanda chiave:

il coaching educativo funziona davvero con gli adolescenti?

La risposta è sì.

Ma non per i motivi che spesso si immaginano.

Perché l’adolescenza è il terreno giusto (non il più difficile)

L’adolescenza è una fase di transizione profonda.

I ragazzi stanno costruendo la propria identità, mettendo in discussione regole, ruoli e immagini di sé.

In questa fase:

  • il giudizio pesa più di prima
  • l’errore viene vissuto come fallimento
  • il confronto con gli altri è continuo
  • la motivazione oscilla

Il coaching educativo non arriva nonostante questa complessità, ma grazie a essa.

Perché il coaching non chiede agli adolescenti di essere “bravi”, ma di riflettere, scegliere, capire cosa funziona per loro.

Cosa fa il coaching che spesso la didattica non può fare

Il modello scolastico tradizionale è centrato su:

  • risposte corrette
  • tempi standard
  • valutazioni esterne

Il coaching educativo, invece, lavora su:

  • domande potenti
  • consapevolezza
  • responsabilità personale
  • processi, non solo risultati

Un adolescente a cui viene chiesto:

“Cosa puoi fare di diverso?”

“Cosa ti ha messo in difficoltà?”

“Quale risorsa puoi usare ora?”

non si sente giudicato, ma coinvolto.

Ed è proprio questo coinvolgimento che riattiva motivazione e partecipazione.

“Ma non rischia di essere troppo morbido?”

È una delle obiezioni più comuni.

E anche una delle più fuorvianti.

Il coaching educativo non elimina le regole,

ma cambia il modo in cui vengono vissute.

Responsabilizzare non significa lasciare fare tutto.

Significa aiutare lo studente a:

  • capire le conseguenze
  • assumersi impegni
  • riconoscere il proprio ruolo

Un adolescente responsabilizzato non è più “controllato”, ma coinvolto nel processo.

Ed è qui che cresce l’autonomia.

Cosa succede quando il coaching entra davvero in classe

Nei percorsi di coaching educativo emergono cambiamenti concreti:

  • studenti che partecipano di più
  • maggiore collaborazione nei lavori di gruppo
  • riduzione del conflitto sterile
  • più consapevolezza emotiva
  • leadership gentile che prende forma

Non perché qualcuno li abbia “motivato”, ma perché hanno scoperto di potercela fare. Quando un ragazzo inizia a vedersi come parte attiva del proprio percorso, il comportamento cambia. E con esso, anche l’apprendimento.

Il ruolo dell’adulto fa la differenza

Il coaching funziona con gli adolescenti quando:

  • l’adulto smette di sostituirsi
  • lascia spazio alle domande
  • crea un clima sicuro per l’errore
  • osserva senza etichettare

Il docente–coach non rinuncia all’autorevolezza. La trasforma. Diventa una guida che accompagna, non un controllore che interviene solo a valle.

In conclusione

Il coaching educativo non è una scorciatoia. È un investimento.

Funziona con gli adolescenti perché:

  • parla il linguaggio della crescita
  • rispetta la complessità
  • valorizza il potenziale
  • restituisce fiducia

E in una fase della vita in cui tutto sembra instabile, offrire strumenti di consapevolezza è uno dei gesti educativi più potenti che possiamo fare.

Approfondimento

Questi temi sono approfonditi nel libro

Liberare il Talento – Strategie di Coaching e Sviluppo delle Soft Skills nell’Educazione

di Palmina La Rosa, disponibile sul sito ufficiale dell’autrice.

Palmina La Rosa
Coach professionista e formatrice, da oltre trent’anni affianca studenti, docenti ed educatori nel costruire competenze, consapevolezza e leadership. Certificata ICF dal 2018, ha proseguito la sua formazione con l’High Impact Leadership Course del Cambridge Institute for Sustainability Leadership e con ACT Leadership (Brown University). È orientatrice accreditata ASNOR e oggi è Direttore Operativo di AISLi, dove guida il progetto Future Skills Agency. Su L’Urlo, Palmina esplora la mente, le emozioni e le parole che plasmano il modo in cui abitiamo noi stessi.