«Un regista con un’idea chiara del film e dello stile a cui ambisce […] crea un’atmosfera che alla fine genera film di livello superiore. Il regista è comunque la forza trainante, il capitano». La facoltà di riconoscere cosa è necessario e cosa accessorio, nella vita professionale, di norma si ascrive ad acquisizioni fatte a carriera inoltrata, quasi ai margini della pensione. Ritrovare una dichiarazione del genere, risalente al 1971, ci fa capire come i quarantenni di ieri non avessero nulla da invidiare a quelli di oggi.
Credo che [lo spettatore n.d.r.] sia abbastanza intelligente da sapere che sono un attore che interpreta un ruolo. Se gli spettatori non sono così brillanti, se pensano che sia davvero io, allora ovviamente c’è qualcosa che non va in loro». Alla faccia dell’edonismo reaganiano, così strombazzato da quei giornalisti farlocchi, così radical e autoincensatisi come molto chic! Nel 1984, trovi un attore di grido che dichiarava, apertamente, di non volere prendere per il culo i suoi spettatori! «Ti senti sempre più fiducioso se hai intorno dei bravi collaboratori che ti capiscono al volo. Perché c’è intesa, c’è una storia comune. Sono persone che capiscono perfettamente cosa vuoi, a volte senza bisogno di parlare».

La società globalista, tutta mutamenti repentini e azzeramento di qualsivoglia forma di legame stabile, sarebbe la via luminosa verso un futuro migliore? Dal 1995 la «sequoia di Hollywood» non la finisce di mandarvi sonoramente a cagare, ipocriti mondialisti di facciata! «I politici devono prendere decisioni impopolari. Schwarzenegger capirà quale sia veramente la natura del suo incarico. Gli auguro buona fortuna; ne avrà bisogno, sarà un percorso difficile». Rileggere un “trancio” dell’intervista rilasciata dal buon Clint all’esperto di cinema Samuel Blumenfeld nel 2003, la dice lunga sulla vera natura libertaria dello statunitense medio.
La ricerca di una futile notorietà mediatica, ricercata in campi diversi da quelli delle nostre specializzazioni, è roba da fighetti. Clint è nato attore, è cresciuto come regista, persiste come produttore; la volete smettere di rompergli i marroni, forzandolo ad entrare nell’agone politico, quando in «Potere Assoluto», Triller da antologia girato tra il 1996 e il 1997, un Eastwood strepitoso, nei panni dello smagato Luther Whitney, rifiuta qualsivoglia ingresso in quella politica, definita con toni celeberrimi dal “nostro” (in quanto Ex Ministro del Governo Italiano negli anni del craxismo) Rino Formica come un impasto di «sangue e merda»? Nato a San Francisco il 31 maggio del 1930, l’ultima leggenda vivente di Hollwood ha tagliato il traguardo, ragguardevole e ben augurante, dei 96 anni. Lasciategli godere i nipotini in santa pace! Sarebbe opportuno tenere una Laudatio in suo onore? Per quel poco che ne sappiamo, non vorremmo sentirci rispondere: «coraggio, fatti ammazzare»!
(Immagine scelta per il presente articolo dallo scrivente del pezzo soprastante: nel gennaio del 1972, approdava nei cinema italiani uno dei film tra i più topici di Clint Eastwood: «Ispettore Callaghan, il caso Skorpio è tuo!». Aveva inizio un nuovo genere filmico, in seguito definito, da taluni critici cinematografici, con la dicitura di «poliziottesco». Callaghan rappresentava la gradevolissima forzatura, “in celluloide”, rispetto ad un vero ed autentico ispettore di polizia. Iniziava una nuova leggenda, impersonificata nel duro ispettore delle forze dell’ordine, tanto leale alle istituzioni quanto duro e spietato nelle modalità d’azione)