Capo D’Orlando, un gioiello di mare in una posizione strategica

di Giuliano Spina

Tra i gioielli che popolano la nostra Isola c’è Capo D’Orlando, in provincia di Messina, un centro a forte vocazione turistica che nasce come borgo di pescatori, anche se le origini dell’insediamento dell’attuale città risalgono all’antica Grecia, quando venne fondata la città di Agatirno.

Le origini antiche di Capo D’Orlando: da Agatirno ai Normanni

La leggenda dice che a fondare questa città sarebbe stato Agatirso, figlio del re dei venti Eolo. Nel 210 a.C., secondo quanto raccontato da Tito Livio, la città subì una deportazione da parte del console Marco Valerio Levino e non rimase più alcuna traccia fino al periodo dei Normanni, quando la testimonianza di Goffredo da Viterbo raccontò che la città prese il nome dal paladino Orlando quando Carlo Magno, dopo il suo pellegrinaggio a Gerusalemme, si fermò nella Sicilia orientale.

Capo D’Orlando oggi: una delle mete turistiche più amate

Da allora ci furono tanti avvenimenti storici, come la battaglia tra Giacomo II e Federico III durante il Vespro, fino ai giorni nostri, nei quali Capo D’Orlando si conferma una meta turistica molto ambita durante l’estate, come spiega la guida turistica Giuseppe Ferlazzo.

«Capo D’Orlando viene chiamata – afferma Ferlazzo – la Perla del Mediterraneo perché ha una posizione strategica sulla costa tra Messina e Palermo e si affaccia su un promontorio del mar Tirreno e di fronte alle Eolie. Una posizione paesaggisticamente molto bella. Il turismo è più legato al mare perché abbiamo una spiaggia libera di 5-6 chilometri che rappresenta un grande volano per i turisti e un bel mare. Per l’entroterra nelle immediate vicinanze c’è Naso, di cui fino a circa 100 anni fa Capo D’Orlando faceva parte nello status di frazione. Naso ha tanta storia anch’esso come centro, con la chiesa di San Cono, con la cripta realizzata in marmi mischi e tramischi da maestranze palermitane e con gli stucchi sul tetto fatti da Giacomo Serpotta».

Il legame storico e culturale con Naso

Il legame con Naso è storico «perché originariamente il comune era unico e poi nel 1925 c’è stata la separazione tra Naso e Capo D’Orlando. Si può spaziare tra diversi paesini sui Nebrodi, che offrono molto sia da un punto di vista culturale che enogastronomico. La biodiversità purtroppo non ha delle aree tutelate o che sono sotto stretto controllo. Non ci sono le basi per avere un’area di questo tipo e andrebbe riqualificata l’area dell’antico borgo di San Gregorio, un borgo di pescatori, anche per un rifacimento della spiaggia e per creare una zona caratteristica. L’enogastronomia ha tutta la filiera legata alla pesca con la Sagra del Pesce Azzurro, ma data la vicinanza dei Nebrodi ci sono diversi prodotti, come il salame Sant’Angelo o il Suino Nero dei Nebrodi o dei capicollo tipici o ancora la Provola dei Nebrodi. Quindi convivono il mondo ittico e quello campagnolo».