Balneum romano di Catania: terme antiche in piazza Dante

di Giuliano Spina

Un sito archeologico a cielo aperto nel cuore di Catania

Un monumento sotterraneo nella zona corrispondente all’acropoli greca di Catania in posizione che a prima vista può sembrare interrata, ma che il realtà non lo è. Il Balneum di epoca romana, sito nell’attuale piazza Dante e prospiciente al Monastero dei Benedettini, è un esempio in tal senso e una prova di ciò viene anche dal fatto che questo sito sia stato inserito tra quelli visitabili nell’ambito delle Giornate Fai di Primavera.

La scoperta e la storia del Balneum di Catania

Si tratta di un antico impianto termale privato che faceva parte di una altrettanto antica domus romana imperiale. L’archeologo Fabrizio Nicoletti parla del periodo in cui il sito venne riscoperto.

«E’ uno dei monumenti più antichi di Catania – afferma Nicoletti – che sono visibili all’aperto. Non è sotterraneo, bensì era finito sotto terra nel corso dei secoli e poi è stato riscoperto tra 1858 e 1859 e un po’ come venne fatto mezzo secolo prima per l’anfiteatro si decise di lasciarlo a vista all’interno di questa fossa recintata attualmente da una cancellata e che non è altro che lo scavo archeologico. Da quando è stato scoperto non è mai cambiato. L’epoca risale al periodo tra II e III secolo d.C. ed è una terma privata, ovvero il bagno privato di una domus dell’elite dei catanesi di epoca romana che occupava l’attuale piazza Dante».

Il legame con l’acropoli greca e la città antica

Come dicevamo il sito fa parte dell’acropoli greca, «che in quel periodo era stata occupata dalle case private della classe dirigente catanese, con delle domus lussuose che avevano pavimenti a mosaico e le pareti affrescate. Avevano anche il Balneum privato e questo è uno dei tanti. Non ha mai subito sostanzialmente grandi modifiche e gli ambienti del Balneum sono stati in seguito utilizzati per altri scopi e in parte demoliti, ma la struttura è rimasta sempre uguale».

Le parti visibili dal monastero

Alcune parti di questa domus si possono vedere in parte all’interno del monastero: «Si può vedere un cardo, cioè una strada fatta in direzione nord-sud lastricata, da cui verosimilmente aveva accesso la domus alla quale apparteneva questo Balneum. Questa strada ancora oggi si vede nel cortile d’ingresso del monastero e nei sotterranei del monastero si vede anche un decumano, una strada est-ovest anche questa lastricata e ritrovata durante i lavori di restauro del monastero. Nell’emeroteca alcune stanze di un’altra domus che avevano i pavimenti a mosaico e le pareti affrescate sono visibili».

Architettura e ambienti: dal calidarium al frigidarium

Dal punto di vista artistico e architettonico «la struttura è tipica della Catania romana imperiale. Sono muri si opera incerta con ricorsi di mattoni e le aperture che mettono in collegamento gli ambienti hanno anch’esse l’arco decorato di mattoni. Gli ambienti che si sono conservati sono quelli tipici di un complesso termale e c’è il praefurmium, ovvero la fornace che riscaldava, il calidarium con il pavimento a ipocausto, i tubuli sulle pareti per poterle riscaldare e le tracce del tepidarium e del frigidarium. Il sito è sempre oggetto di studi, anche di tesi di laurea, e la novità più recente riguarda il fatto che nel 2010 il sito non fu più accomunabile, come si credeva fino ad allora, alle grandi terme ipotizzate da Biscari, che comprendevano anche quelle dell’Idria e quelle della Rotonda, bensì facente parte di una domus privata».

Il progetto del Liceo Lombardo Radice di Catania al Balneum

La straordinarietà di questo sito è stata anche oggetto di un progetto del Liceo delle Scienze Umane Lombardo Radice di Catania, che racconta il sito attraverso la scrittura ispirandosi al libro Le Città Invisibili di Italo Calvino. A illustrare i dettagli di questo progetto è il dirigente scolastico Gianluca Rapisarda, che spiega: «Il premio è stato assegnato alla nostra studentessa Sofia Balsamo della 3LB, ma è un riconoscimento che premia il lavoro collegiale dell’intera classe, guidata dalla professoressa Marcella Labruna. Noi abbiamo voluto in qualche modo testimoniare come si possa descrivere il Balneum di Catania attraverso una restituzione immaginativa, emotiva e narrativa».

«Ci siamo ispirati al modello delle Città Invisibili di Italo Calvino dimostrando la maturità degli studenti nella rielaborazione delle fonti storiche e archeologiche e la qualità del lavoro. Un premio che valorizza le loro competenze linguistiche, storico-artistiche e digitali, perché hanno realizzato un modellino in 3D del Balneum, dimostrando anche sensibilità inclusiva perché essendo tridimensionale si può anche toccare. Il progetto si basava sulla già citata rielaborazione e sulla narrazione. Sofia in modo immaginativo ed emotivo ha fatto parlare il Balneum stesso trasformandolo in personaggio e dandogli voce, vita e forma. E’ stato visto anche come un luogo della quotidianità e dell’intimità del nostro animo».