Dalla sessantesima edizione di Lucca Comics & Games una riflessione sul significato della memoria, della libertà e della responsabilità culturale del fumetto. Al centro, la figura di Héctor Germán Oesterheld e il ritorno di un riconoscimento che lega la nona arte ai diritti umani.
Le luci di Lucca Comics & Games si sono spente, gli stand hanno cominciato a svuotarsi, le strade della città sono tornate progressivamente alla loro dimensione quotidiana. Dopo cinque giorni di incontri, mostre, presentazioni, incontri con gli autori e celebrazioni, la sessantesima edizione della manifestazione si è conclusa il 1° novembre, lasciando dietro di sé numeri importanti e, soprattutto, molte storie.
Sono state 345mila le presenze registrate durante l’edizione 2026, con oltre 900 ospiti, 800 espositori, più di 1.500 appuntamenti e 14 mostre. Numeri che confermano la dimensione internazionale di un appuntamento ormai imprescindibile per il mondo del fumetto e della cultura pop.
Eppure, al di là dei numeri, dei grandi nomi e dell’entusiasmo che ogni anno accompagna la manifestazione, questa edizione ha offerto un’occasione per interrogarsi su una questione meno immediata: che cosa resta davvero di una storia quando si arriva all’ultima pagina? E quale eredità può lasciare un linguaggio artistico che troppo spesso viene ancora considerato soltanto una forma di intrattenimento?
Non è casuale che il tema scelto per il sessantesimo anniversario sia stato Legacy, un termine che significa eredità, ma che in questo contesto assume un significato più ampio. Non si tratta semplicemente di celebrare sessant’anni di manifestazione, bensì di riflettere su ciò che sei decenni di fumetto, illustrazione, gioco e immaginazione hanno costruito e trasmesso alle generazioni successive.
Un’eredità culturale non è fatta soltanto di opere conservate, collezioni e personaggi entrati nell’immaginario collettivo. È costituita anche dalle idee che quelle opere hanno contribuito a diffondere, dalle domande che hanno saputo porre e dalla capacità di raccontare il proprio tempo.
Oesterheld, quando il fumetto diventa testimonianza
Tra gli elementi più significativi dell’edizione appena conclusa c’è stato il ritorno della Targa Oesterheld per il Dialogo e la Comprensione tra i Popoli, un riconoscimento che possiede una storia particolarmente importante per la cultura fumettistica internazionale.
La targa era stata istituita nel 1986 e dedicata a Héctor Germán Oesterheld, sceneggiatore argentino e autore di una delle opere fondamentali della storia del fumetto: L’Eternauta.
Per comprendere il valore di questo riconoscimento bisogna tornare alla vicenda personale e artistica del suo ispiratore.
Nato a Buenos Aires nel 1919, Oesterheld è stato uno degli autori che maggiormente hanno contribuito a rinnovare il linguaggio della historieta argentina. La sua scrittura si distingueva per la profondità psicologica dei personaggi, per l’attenzione alle dinamiche collettive e per la capacità di utilizzare il racconto d’avventura come strumento di riflessione sulla società.
Nel 1957, insieme al disegnatore Francisco Solano López, diede vita a L’Eternauta, pubblicato originariamente sulla rivista Hora Cero.
La vicenda prende avvio da una nevicata mortale che investe Buenos Aires. Una misteriosa invasione extraterrestre trasforma progressivamente la città in uno scenario di sopravvivenza e resistenza. Ma ridurre l’opera a un racconto di fantascienza sarebbe limitante.
Dietro l’invasione aliena si sviluppa una potente riflessione sulla fragilità dell’individuo, sulla solidarietà e sulla necessità di affrontare collettivamente le minacce. Il suo protagonista, Juan Salvo, non è il classico eroe solitario: la sua forza risiede anche nel rapporto con gli altri.
È proprio questa dimensione collettiva a rendere L’Eternauta un’opera ancora attuale.
La storia di Oesterheld, del resto, sarebbe stata drammaticamente intrecciata con quella del suo Paese. Durante la dittatura militare argentina, il 27 aprile 1977, lo sceneggiatore venne sequestrato. Anche le sue quattro figlie furono vittime della repressione. Nessuno di loro fece ritorno.
Oesterheld è ancora oggi uno dei desaparecidos della dittatura argentina.
La sua vicenda personale conferisce alla sua opera una dimensione ulteriore: il fumetto non è più soltanto una narrazione immaginaria, ma diventa anche una testimonianza sulla violenza del potere, sulla cancellazione delle persone e sulla necessità di preservare la memoria.
Una targa che parla al presente
La scelta di riproporre la Targa Oesterheld proprio nell’edizione del sessantesimo anniversario non è stata quindi una semplice operazione celebrativa.
Il riconoscimento, ripensato insieme agli eredi dell’autore e a Emergency, ha ampliato il proprio orizzonte, aprendosi alle diverse forme espressive rappresentate da Lucca Comics & Games.
Il premio 2026 è stato assegnato a David Prudhomme per Rebetissa, pubblicato da Coconino Press.
L’opera, ambientata nel mondo del rebetiko, la tradizione musicale popolare greca, restituisce voce agli emarginati, alle donne e a una memoria mediterranea spesso trascurata. La motivazione della giuria ha sottolineato la capacità del volume di coniugare impegno civile, qualità artistica e dialogo tra culture.
Una scelta significativa, perché dimostra come il fumetto possa farsi interprete di storie lontane geograficamente e temporalmente, senza perdere la propria capacità di parlare al presente.
La Targa Oesterheld, in questo senso, rappresenta qualcosa di più di un premio: è un richiamo alla responsabilità della cultura. Ricorda che raccontare non significa soltanto intrattenere, ma anche dare visibilità a ciò che rischia di essere dimenticato.
Che cosa ci lascia davvero un fumetto?
Forse è questa la domanda più interessante da porsi all’indomani di una manifestazione come Lucca Comics.
In un mondo in cui immagini, contenuti e informazioni si susseguono a una velocità crescente, il fumetto conserva una caratteristica particolare: obbliga a costruire una relazione tra ciò che vediamo e ciò che leggiamo. La tavola non è soltanto un’immagine, ma uno spazio narrativo nel quale il tempo, il silenzio, il movimento e le emozioni convivono.
Una vignetta può raccontare una tragedia, una pagina può documentare un’epoca, un personaggio immaginario può diventare il simbolo di una battaglia reale.
È accaduto con Maus di Art Spiegelman, che ha affrontato la memoria della Shoah attraverso il linguaggio del fumetto; con Persepolis di Marjane Satrapi, che ha raccontato la rivoluzione iraniana attraverso una vicenda personale; e con L’Eternauta di Oesterheld, diventato nel tempo una delle più potenti metafore della resistenza alle dittature.
Opere diverse per stile, ambientazione e linguaggio, ma accomunate dalla capacità di superare i confini dell’intrattenimento.
È anche per questo che la definizione di nona arte non dovrebbe essere considerata una semplice formula celebrativa. Il fumetto è un linguaggio complesso, dotato di una propria grammatica e di una propria storia, capace di dialogare con la letteratura, il cinema, la fotografia, le arti visive e la ricerca storica.
E Lucca, nel corso dei suoi sessant’anni, ha contribuito in maniera determinante a consolidarne il riconoscimento culturale.
Le storie passano di mano in mano
La conclusione di Lucca Comics & Games 2026 non coincide dunque soltanto con la fine di un appuntamento annuale. Può diventare l’occasione per guardare al fumetto da una prospettiva diversa.
Le fotografie, gli incontri e gli acquisti resteranno nei ricordi di chi ha attraversato la città durante il festival. Ma l’eredità più importante sarà probabilmente quella meno visibile: le storie che continueranno a essere lette, discusse, interpretate e trasmesse.
Perché un’opera non appartiene soltanto al momento in cui viene pubblicata. Continua a vivere ogni volta che qualcuno la riapre, ne scopre un significato nuovo o decide di passarla a un altro lettore.
Oesterheld non ha potuto assistere alla fortuna internazionale della sua creatura. Eppure L’Eternauta continua a essere pubblicato, letto e interpretato da generazioni diverse, attraversando epoche e confini.
È una delle dimostrazioni più significative della forza della nona arte: le persone possono scomparire, le stagioni culturali possono cambiare, le manifestazioni possono concludersi. Ma le storie, quando riescono davvero a parlare all’umanità, trovano il modo di sopravvivere.
Forse, allora, la vera eredità di Lucca Comics non si misura soltanto nei sessant’anni trascorsi, negli ospiti presenti o nei visitatori accolti.
Si misura anche nella capacità di ricordarci che un fumetto può essere molto più di un oggetto da collezione: può diventare memoria, testimonianza, coscienza.
E che alcune storie, semplicemente, non finiscono mai.