Chiesa di San Pietro ad Agrigento, un gioiello d’arte tra storia, cultura e memoria pirandelliana

di Giuliano Spina

Nel cuore di Agrigento, a pochi passi dalla via Atenea, la chiesa di San Pietro custodisce una storia che intreccia arte, architettura, memoria letteraria e trasformazioni urbane. Situata nell’omonima piazzetta, lungo una delle strade parallele al principale asse commerciale del centro storico, l’edificio rappresenta un esempio significativo di come il patrimonio religioso possa continuare a vivere anche attraverso nuove destinazioni culturali.

A raccontarne le vicende è Antonio Bruccoleri, guida turistica, che ripercorre le tappe principali della storia della chiesa: dalle origini medievali alle trasformazioni settecentesche, dal periodo in cui gli spazi furono utilizzati come magazzino fino alla loro rinascita come luogo dedicato agli eventi e alla cultura.

Dalle origini medievali alla trasformazione barocca

«La chiesa di San Pietro si trova sulla via parallela alla via Atenea, al centro principale di Agrigento, sull’omonima piazzetta San Pietro. È una chiesa medievale, di origine medievale, edificata nel 1412 e poi ristrutturata nel Settecento, nel periodo barocco, con un grande portale e una loggetta e una navata unica con due piccole cappelle», spiega Bruccoleri.

La struttura conserva così tracce di epoche diverse. Alle origini medievali si sono sovrapposti gli interventi del Settecento, che hanno contribuito a definirne l’aspetto architettonico, con il portale, la loggetta e l’organizzazione interna a navata unica.

La chiesa si inserisce nel tessuto del centro storico agrigentino, dove edifici religiosi, palazzi e strade raccontano le stratificazioni storiche della città. La sua posizione, a ridosso della via Atenea, ne sottolinea il rapporto con uno spazio urbano da sempre centrale nella vita cittadina.

Dal culto al forno Taglialavoro: una storia di trasformazioni

La vicenda della chiesa non si ferma alla sua funzione religiosa. Per decenni, infatti, San Pietro è rimasta aperta al culto, prima di attraversare una fase di cambiamento legata alle condizioni dell’edificio.

«E fino agli anni Settanta-Ottanta, più o meno, era aperta al culto. Poi ci furono dei problemi di agibilità e diventò un magazzino di un forno, un panificio, il panificio Taglialavoro, che era famoso ad Agrigento e tuttora è un simbolo, proprio sinonimo di ristorazione e panificazione. Il forno Taglialavoro era molto rinomato», racconta la guida.

La destinazione a magazzino rappresentò una parentesi particolare nella storia dell’edificio: uno spazio nato per la preghiera venne utilizzato per un’attività commerciale legata alla tradizione gastronomica locale. Il ricordo del panificio Taglialavoro rimane, nel racconto di Bruccoleri, un elemento significativo della memoria cittadina, capace di collegare la storia della chiesa a quella delle attività che hanno animato il centro storico.

La rinascita come centro culturale Themenos

Una nuova fase si è aperta negli anni Duemila, con gli interventi di recupero e la successiva destinazione a spazio culturale. La chiesa ha così ritrovato una funzione pubblica, pur senza tornare a essere un luogo di culto.

«Negli anni Duemila la chiesa fu ristrutturata ed è stata poi data in gestione alla Curia vescovile, affidandola a una cooperativa che è diventata il Centro culturale Themenos. È diventata una sala polifunzionale», spiega Bruccoleri.

Oggi l’edificio ospita convegni, concerti e iniziative culturali, diventando uno spazio in cui la dimensione storica e architettonica incontra le esigenze della vita contemporanea. Il recupero ha permesso di preservare un luogo significativo del centro storico, aprendolo a nuove forme di fruizione.

«Il forno giustamente non esiste più, è stato ristrutturato anche quello con un nuovo ristorante, collocato appena dietro l’abside, la vecchia abside. Mentre la chiesa non è più aperta al culto, ma è appunto un centro polifunzionale con sede di convegni e di concerti», aggiunge la guida.

La trasformazione racconta quindi una doppia evoluzione: da una parte il recupero della chiesa, dall’altra la riconversione degli spazi legati all’antico panificio. Due luoghi contigui che, pur cambiando funzione, continuano a far parte della storia urbana di Agrigento.

La Madonnina di Pirandello: quando la storia incontra la letteratura

Tra gli aspetti più curiosi legati alla chiesa di San Pietro c’è anche un episodio che rimanda a Luigi Pirandello e alla sua produzione letteraria. Il riferimento è alla novella La Madonnina, inserita nella raccolta Novelle per un anno, nella quale lo scrittore rielabora una vicenda che, secondo il racconto di Bruccoleri, sarebbe realmente accaduta.

«Una cosa graziosa legata alla chiesa di San Pietro è il ricordo di Luigi Pirandello della Madonnina, che fa parte della raccolta Novelle per un anno. Lui prende un episodio realmente accaduto perché Pirandello studiava in un palazzo di fronte alla chiesa di San Pietro e suo padre era infastidito dalla campana che suonava tutte le ore il vespro e segnava l’orario».

La campana, con i suoi rintocchi, sarebbe stata all’origine di una vicenda familiare destinata a trasformarsi in materia narrativa. Il padre dello scrittore, Stefano Pirandello, avrebbe perso la pazienza per il suono che scandiva le ore, arrivando a compiere un gesto clamoroso.

«In un particolare pomeriggio estivo Stefano Pirandello venne fuori con il fucile e sparò alla campana che gli dava fastidio», racconta la guida.

L’episodio, nella ricostruzione proposta da Bruccoleri, venne poi rielaborato dallo scrittore e trasformato in racconto letterario, con personaggi e situazioni modificati rispetto alla vicenda originaria.

Dalla vicenda reale alla novella

Nella versione letteraria, infatti, l’episodio assume contorni diversi e viene inserito in una trama che coinvolge il personaggio di Guido Greli e padre Fiorica.

«Questo episodio poi fu arricchito e romanzato da Pirandello in queste Novelle per un anno, nella novella La Madonnina, e il personaggio di Stefano Pirandello venne identificato in Guido Greli, che era tentato spesso con padre Fiorica. Era, diciamo, un parrocchiano non molto assiduo, e padre Fiorica veniva tentato dal diavolo, veniva vessato dal diavolo perché non permetteva che Greli frequentasse la chiesa. Insomma, un po’ girata».

La letteratura trasforma così un episodio della vita quotidiana in una storia più articolata, nella quale ironia, religiosità e osservazione dei comportamenti umani si intrecciano. La vicenda della campana diventa un esempio del modo in cui Pirandello poteva partire da fatti concreti per costruire una narrazione capace di andare oltre la cronaca familiare.

Bruccoleri ribadisce infine il legame tra il racconto letterario e la memoria dell’edificio: «L’episodio comunque successe sul serio. Il papà di Pirandello sparò alla campana della chiesa di San Pietro perché infastidito dal suo rumore».