A Ragusa Ibla, tra le architetture barocche che raccontano la storia del centro storico, la chiesa di Santa Maria dell’Itria custodisce tracce di un passato che il restauro dei primi anni Duemila ha contribuito a riportare alla luce. Un intervento che non ha soltanto interessato l’edificio, ma ha permesso anche di riscoprirne l’assetto originario, attraverso il recupero di un pavimento quattrocentesco, la riapertura delle cripte e la valorizzazione di elementi architettonici di particolare interesse.
A guidare alla scoperta della chiesa è Gaetano Licitra, guida esperienziale, che ne ricostruisce le vicende storiche e artistiche, soffermandosi sui dettagli che spesso in molti non notano.
Il restauro dei primi anni Duemila e la scoperta del pavimento quattrocentesco
Uno degli aspetti più significativi della storia recente di Santa Maria dell’Itria riguarda proprio i lavori di restauro eseguiti nei primi anni Duemila. Durante gli interventi è emerso un antico pavimento del Quattrocento, una scoperta che ha consentito di comprendere meglio le trasformazioni subite dall’edificio nel corso dei secoli.
«Durante i lavori di restauro dei primi anni Duemila è venuto fuori il vecchio pavimento quattrocentesco, che ha portato alla luce proprio il fatto che la chiesa fu girata», spiega Licitra.
L’edificio, infatti, ha cambiato orientamento in seguito ai danni provocati dal terremoto del 1693. Quando la chiesa fu sistemata, l’accesso attuale venne trasformato nell’ingresso principale, mentre in precedenza rappresentava un’apertura laterale, ma anche questo venne scoperto diversi anni dopo.
Il pavimento antico è stato preservato attraverso una copertura in vetro, che consente oggi di osservarne una parte senza comprometterne la conservazione. Il pavimento visibile nella chiesa è stato inoltre realizzato riprendendo lo stile antico, con pietra bianca e decorazioni nere, in continuità con il carattere storico dell’edificio.
Il restauro ha interessato anche le cripte, che sono state riaperte e rese accessibili alla visita. «Con il restauro furono aperte le cripte e così facendo hanno reso possibile far vedere la sepoltura per i preti della chiesa e per i confrati, ma soprattutto una fossa comune per le persone comuni», racconta Licitra. Un elemento che aggiunge alla visita una dimensione storica e sociale, restituendo uno spaccato della vita della comunità nei secoli passati.
Dalla chiesa di San Giuliano alla ricostruzione dopo il terremoto
La storia di Santa Maria dell’Itria affonda le proprie radici nel Medioevo. Secondo la ricostruzione illustrata da Licitra, l’edificio nacque intorno ai primi anni del Trecento con il nome di chiesa di San Giuliano.
«Ha un culto antichissimo, è gestita dalla Confraternita dell’Addolorata e allo stesso tempo da quella di San Giovanni di Gerusalemme. È nata intorno ai primi del 1300 come chiesa di San Giuliano», spiega la guida.
All’interno era presente un’antica confraternita della quale, secondo quanto riferito da Licitra, non sono rimaste tracce documentarie note. La confraternita gestiva un piccolo ospedale situato di fronte alla chiesa, testimonianza del ruolo che gli edifici religiosi potevano svolgere anche nell’assistenza alla popolazione.
Il terremoto del 1693 segnò una svolta nella storia della struttura. I danni subiti resero necessari interventi di sistemazione che modificarono l’orientamento dell’edificio e la disposizione di alcuni elementi interni. Gli altari oggi visibili, secondo Licitra, risalgono con ogni probabilità a un periodo precedente al sisma e furono rimontati nella posizione attuale dopo gli interventi successivi.
L’altare maggiore e le opere legate al culto dell’Addolorata
Tra gli elementi di maggiore interesse artistico spicca l’altare maggiore, caratterizzato da un quadro raffigurante l’Addolorata. L’opera è legata anche alla storia devozionale della chiesa e alla tradizione della statua portata in processione.
«L’altare maggiore è pregevole, con un quadro che rappresenta l’Addolorata e che prima del restauro serviva a nascondere la sua statua processionale», racconta Licitra.
Con il restauro è stato stabilito che il quadro non dovesse più essere spostato. La statua che si trovava dietro il dipinto è stata quindi tolta da quella posizione e collocata altrove. La statua processionale attualmente utilizzata è invece un’altra, risalente ai primi del Novecento.
La storia degli arredi sacri mostra come gli interventi di conservazione possano incidere anche sulle modalità con cui vengono custoditi e utilizzati gli oggetti legati al culto. In questo caso, la tutela del dipinto ha comportato una diversa collocazione della statua, preservando al contempo la funzione artistica dell’altare.
I capitelli corinzi e i dettagli della decorazione
Santa Maria dell’Itria conserva anche particolari architettonici che meritano attenzione. Tra questi figurano i capitelli corinzi «ben decorati, lavorati a mano e con un fregio a forma di pennacchio nella parte sommitale», sottolinea la guida.
La ricchezza dei dettagli testimonia la cura riservata agli elementi decorativi della chiesa, dove le forme architettoniche si affiancano alle opere pittoriche e agli arredi religiosi. All’interno è presente anche un dipinto che raffigura San Giuliano, ulteriore richiamo alla denominazione originaria dell’edificio.
La colonna bizantina nascosta in sacrestia
Tra le testimonianze meno conosciute si trova una colonna di epoca bizantina, collocata in sacrestia, all’interno di un muro che confina con il palazzo Cosentini.
«In sacrestia, nello specifico in un muro che fa da confine con il palazzo Cosentini, c’è una colonna di epoca bizantina, che in molti non conoscono proprio perché non è accessibile», spiega Licitra.
Si tratta di un elemento che arricchisce ulteriormente la stratificazione storica dell’edificio, anche se la sua collocazione impedisce ai visitatori di osservarlo direttamente. La presenza della colonna suggerisce quanto il patrimonio architettonico di Ragusa Ibla possa custodire testimonianze poco visibili, talvolta inglobate nelle strutture di edifici successivi.
Il campanile e le maioliche blu
A completare il profilo architettonico della chiesa è il campanile, riconoscibile per la sommità decorata con maioliche blu, restaurate nel corso degli interventi di recupero. Nella parte inferiore sono presenti altre maioliche con motivi floreali, che aggiungono un ulteriore elemento decorativo alla struttura.
Questi dettagli contribuiscono a definire l’identità visiva di Santa Maria dell’Itria, dove le decorazioni si intrecciano con le diverse fasi costruttive e con le trasformazioni che hanno interessato l’edificio nel corso dei secoli.
La chiesa rappresenta così un esempio di patrimonio storico-artistico nel quale il restauro ha svolto un ruolo decisivo: la scoperta del pavimento quattrocentesco, la riapertura delle cripte e la valorizzazione degli elementi architettonici permettono oggi di leggere con maggiore consapevolezza le vicende del luogo.