Il progressivo arretramento della costa preoccupa cittadini, geologi e ambientalisti. Nel mirino il prolungamento del molo portuale realizzato nel 1969, mentre si chiedono nuovi rilievi e interventi coordinati per salvaguardare l’arenile.
La spiaggia di San Vito Lo Capo, tra i litorali più conosciuti della Sicilia occidentale, continua a fare i conti con l’erosione costiera. La perdita di sabbia e il progressivo arretramento della battigia stanno alimentando la preoccupazione di cittadini, studiosi e associazioni ambientaliste, che chiedono interventi concreti per tutelare un patrimonio naturale importante anche per l’economia turistica del territorio.
A richiamare l’attenzione sul fenomeno è anche il Circolo Legambiente Pizzo Cofano, impegnato nella campagna Salviamo San Vito Lo Capo. L’associazione sollecita da tempo un’azione condivisa tra istituzioni e comunità scientifica, affinché la situazione venga affrontata sulla base di dati aggiornati e di una strategia di lungo periodo. Anche il geologo Francesco Torre ha approfondito il problema attraverso studi dedicati alla dinamica del litorale.
Il ruolo del porto nell’erosione della spiaggia
Tra gli elementi al centro delle analisi scientifiche c’è il prolungamento del molo di sopraflutto del porto, realizzato nel 1969. Secondo gli studi richiamati dagli esperti, l’intervento avrebbe modificato la circolazione delle correnti marine e il trasporto dei sedimenti lungo la baia, alterando gli equilibri che contribuivano alla distribuzione della sabbia.
Il fenomeno presenta un apparente paradosso: mentre alcuni sedimenti si accumulano in prossimità del porto, rendendo necessari interventi di dragaggio per mantenere funzionale il bacino, in altri tratti della costa la spiaggia si restringe. Particolarmente esposta risulta la porzione orientale dell’arenile, dove l’arretramento della battigia è diventato motivo di crescente allarme.
La trasformazione del litorale richiede quindi valutazioni tecniche approfondite, capaci di tenere conto della dinamica delle correnti, dei sedimenti e delle caratteristiche geomorfologiche della baia.
Una baia fragile, con poche possibilità di recupero naturale
La conformazione di San Vito Lo Capo rende il problema particolarmente delicato. La spiaggia è racchiusa tra due promontori e non riceve apporti fluviali significativi che possano contribuire a rifornirla di nuovi sedimenti.
In un sistema costiero di questo tipo, definito pocket beach, la sabbia tende a muoversi all’interno di uno spazio relativamente circoscritto. Quando l’equilibrio tra erosione e deposito viene alterato, il recupero naturale può risultare difficile, in particolar modo se il sistema non dispone di fonti esterne capaci di compensare le perdite.
Gli ambientalisti chiedono nuovi rilievi e un coordinamento tra enti
Tra le richieste avanzate da Legambiente Pizzo Cofano figura l’aggiornamento dei rilievi della linea di costa, indispensabile per quantificare l’evoluzione dell’arenile e valutare gli effetti degli eventi marini più recenti.
L’associazione ha inoltre sollecitato un’azione coordinata tra il Comune di San Vito Lo Capo, la Regione Siciliana, l’Autorità di bacino e gli organismi scientifici. L’obiettivo è integrare le conoscenze disponibili con nuove misurazioni e verificare la coerenza degli strumenti di pianificazione con le condizioni attuali del litorale.
Il tema riguarda anche le scelte urbanistiche e portuali che interesseranno il territorio nei prossimi anni. Disporre di una rappresentazione aggiornata della costa è fondamentale per evitare che decisioni destinate a durare nel tempo vengano prese sulla base di informazioni non più corrispondenti alla situazione reale.
La mobilitazione dei cittadini ha accompagnato queste richieste e al momento sono state raccolte oltre 1.600 firme a sostegno di interventi per la tutela della spiaggia.
Le possibili soluzioni: dal ripascimento alla revisione del molo
Tra le ipotesi discusse dagli esperti figurano interventi di ripascimento, finalizzati a reintegrare la sabbia perduta, e modifiche alle strutture portuali che potrebbero aver alterato il trasporto dei sedimenti.
Il ripascimento potrebbe contribuire a contenere gli effetti più immediati dell’erosione, ma la sua efficacia dipenderebbe dalla quantità e dalle caratteristiche della sabbia utilizzata, oltre che dalla capacità dell’intervento di inserirsi in una strategia complessiva di gestione della costa.
Più complessa è l’ipotesi di modificare il profilo del molo o rimuoverne il prolungamento. Si tratta di interventi che richiederebbero risorse economiche significative e un’attenta valutazione degli effetti sull’intero sistema costiero e sull’operatività del porto. Non basterebbe, quindi, intervenire su una singola struttura senza considerare le conseguenze sulla distribuzione dei sedimenti e sulle altre porzioni della baia.
Le soluzioni dovranno essere individuate attraverso studi aggiornati, confronti tra le diverse ipotesi progettuali e un coordinamento stabile tra enti pubblici e ricercatori.