Siamo tutti Angelo De Simone. Dal 1969 ai giorni nostri, l’autunno porta, in Occidente, all’esplosione della violenza urbana, sempre ammantantesi di un “velo” protestatario e giustizialista. Ieri come oggi, la risposta da dare ai facinorosi risponde ad una parola: fermezza

di Marco Leonardi

Sentiamo la necessità di esprimere un grazie, sincero e spassionato, al dirigente di polizia Angelo De Simone. Viso insanguinato da un sanpietrino, scagliatogli dai manifestanti che hanno messo a ferro e fuoco Milano sabato scorso, quel tremendo 17 ottobre d’infamia e di pusillanimità, foriero di danni a tutta la comunità meneghina.

Scusate, ma come si può asserire che non abbiamo bisogno d’eroi? Se non avessimo stima di Bertolt Brecht, liquideremmo le edizioni di tutte le sue opere, consegnandole alla prima raccolta di carta e cartone per la differenziata dei rifiuti! «Benedetto quel popolo che non ha bisogno d’eroi»: quale boiata pazzesca ci hanno insegnato, ai tempi delle università tutte eskimo e «Manifesto»!

Come vi immaginate un eroe? Un ganzo dalle pose statuarie, buono a farsi defecare dai piccioni? Silenzioso, professionale, nel pieno del dominio di sé. Le canaglie non hanno avuto la meglio sul Servitore dello Stato, che ha continuato a svolgere il suo lavoro, nonostante grondasse sangue dalla tempia. Agireste tutti allo stesso modo, per di più a 55 anni d’età? Dinanzi alle immagini di devastazione, così diffuse in questi ultimi giorni, abbiamo tutti da adempiere ad un dovere morale, prima che ad una consegna civile. Per carità, non dividiamoci in destra e sinistra, prenderemmo un abbaglio colossale!

Dinanzi alle librerie devastate, ai negozi violati con conseguente licenziamento del personale là impiegato, la memoria va a quel dì che ha segnato uno spartiacque, nel modo di giudicare le azioni di pseudo-rivoltosi, che nulla hanno in comune con la ricerca della giustizia sociale, con la lotta alle disuguaglianze, con la difesa dei ceti più deboli della società. Il 16 giugno del 1968, il settimanale liberalsocialista italiano per antonomasia (non è un complimento, bensì una laconica constatazione), l’«Espresso», pubblicava una poesia di Pier Paolo Pasolini, intitolata, testata giornalistica dell’epoca alla mano, Vi odio, cari studenti.

Non conoscete i versi, celeberrimi, che hanno fatto la storia della lirica italiana di impegno civile dal Secondo Dopoguerra ad oggi? Eccovene una silloge: «Avete facce di figli di papà […] / Avete lo stesso occhio cattivo. / Siete pavidi, incerti, disperati / ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati: prerogative piccolo-borghesi […] / Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti,/ io simpatizzavo coi poliziotti./ Poiché i poliziotti sono figli di poveri. / Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano». Non ce ne importa niente di ricostruire l’albero genealogico del capo del commissariato «Garibaldi-Venezia».

La sua condotta, i suoi gesti, il suo decoro sono figli di quell’Italia profonda, onesta e perbene che vuoi Pasolini nei suoi versi, vuoi Montanelli nei suoi corsivi, avevano colto benissimo. Piccoli teppistelli che vi atteggiate a fare i duri, in quanto incappucciati, ci rivolgiamo a voi. Sappiate che la condanna della Storia ha dapprima relegato i vostri “nonni”, sessantottini da strapazzo, nella pattumiera dell’inconcludenza, e parimenti avverrà lo stesso per voi.

Non si cambia in meglio il mondo dando sfogo ai propri istinti violenti. Ieri era Valle Giulia, oggi è Milano: il popolo non vi ha mai seguito, siete lontani anni luce dalla sensibilità della gente comune. Imparate dal commissario De Simone e lavorate, studiate, costruite nel silenzio della dura quotidianità di ogni giorno. La violenza cieca e giacobina non appartiene, Grazie a Dio, al retroterra culturale e sociale degli Italiani, mai accomodanti con le degenerazioni del potere, eppure mai accondiscendenti a virate eversive, finalizzate a cancellare decenni di faticosa costruzione di un ruolo nella società, che non verrà mai precluso a giovani di genuino talento, volenterosi e ben preparati.  

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Offriamo un primo piano, in grado di suscitare compartecipazione nei riguardi dell’aggredito, sdegno per i violenti, necessità di vivere in uno Stato che tuteli la dignità di quanti svolgono, con impeccabile precisione, il proprio lavoro. Siamo tutti Angelo De Simone!)

Autodafé Immaginato, puntata n° 94 di lunedì 19 ottobre 2026