Nell’autunno del 2011, il nome della cometa Elenin circolava in rete tra osservazioni astronomiche, previsioni e teorie apocalittiche. Il suo passaggio più vicino alla Terra, avvenuto tra il 16 e il 17 ottobre, alimentò timori legati a presunti effetti sul nostro pianeta. Ma in realtà Elenin si era già disintegrata e i suoi resti non rappresentavano alcun pericolo.
Il passaggio del 16-17 ottobre 2011
La cometa C/2010 X1, conosciuta come Elenin dal nome dell’astronomo russo Leonid Elenin che l’aveva scoperta nel dicembre 2010, raggiunse il punto di massimo avvicinamento alla Terra a metà ottobre 2011. La distanza calcolata era di circa 35 milioni di chilometri, pari a 0,233 unità astronomiche: una separazione enorme in termini umani, anche se relativamente significativa per un passaggio cometario.
Ma che cosa attraversò realmente quella regione dello spazio? Non un nucleo compatto e integro, come molti immaginavano, bensì una nube sempre più dispersa di polveri, gas e frammenti ghiacciati. I resti proseguirono lungo l’orbita della cometa a una velocità indicativa di circa 85.000-86.000 chilometri orari.
La disintegrazione vicino al Sole
La storia di Elenin aveva preso una piega decisiva nelle settimane precedenti. Dopo aver iniziato a mostrare segni di frammentazione, la cometa fu osservata in condizioni sempre più difficili mentre si avvicinava al Sole. Il passaggio al perielio, il punto dell’orbita più vicino alla nostra stella, avvenne il 10 settembre 2011, ma il nucleo non riuscì a mantenersi integro.
Tra le possibili cause della disgregazione vennero considerate le sollecitazioni termiche e strutturali legate all’avvicinamento al Sole. In quel periodo si verificarono anche espulsioni di massa coronale, enormi emissioni di plasma e campi magnetici dalla corona solare.
Attorno al 10 settembre, dunque, Elenin aveva perso la propria struttura compatta. Quando arrivò il momento del massimo avvicinamento alla Terra, a metà ottobre, ciò che restava della cometa era ormai una formazione diffusa di materiale lungo la sua traiettoria.
Nessun pericolo per la Terra
Il passaggio di Elenin non provocò effetti significativi sul nostro pianeta. La distanza di circa 35 milioni di chilometri escludeva scenari di impatto e non esistevano basi scientifiche per prevedere terremoti, alterazioni del campo magnetico terrestre o altri eventi catastrofici collegati alla cometa.
Nonostante questo, nel 2011 Internet fu attraversato da numerose dicerie. Alcune teorie attribuivano a Elenin una massa o una forza gravitazionale straordinarie; altre la collegavano al presunto pianeta Nibiru o alle interpretazioni apocalittiche del calendario Maya, che avrebbe segnato la fine di un ciclo nel dicembre 2012.