Il 17 ottobre si celebra l’International Repair Day, la Giornata internazionale della riparazione. Un’occasione per ripensare il rapporto con gli oggetti, ridurre i rifiuti e riscoprire competenze che possono favorire sostenibilità, risparmio e partecipazione nelle comunità.
Un elettrodomestico che smette di funzionare, una sedia da sistemare, un paio di scarpe consumate o un dispositivo elettronico che sembra ormai inutilizzabile. Sempre più spesso, davanti a un oggetto guasto, la prima soluzione presa in considerazione è sostituirlo. Eppure, dietro quella scelta apparentemente semplice si nasconde una domanda più ampia: siamo ancora capaci di riparare ciò che possediamo?
Il 17 ottobre, nel 2026, si celebra la Giornata internazionale della riparazione, conosciuta come International Repair Day. L’iniziativa, coordinata dal Restart Project insieme a una rete di partner, valorizza le persone e le comunità che promuovono la riparazione come pratica concreta di sostenibilità.
L’obiettivo non è soltanto recuperare un oggetto, ma mettere in discussione una cultura dell’usa e getta che può aumentare il consumo di risorse e la produzione di rifiuti.
Allungare la vita degli oggetti
Ogni prodotto richiede materiali, energia, trasporti e processi produttivi. Quando viene sostituito prima del necessario, una parte di queste risorse rischia di essere sprecata.
Riparare può contribuire a prolungare la vita utile di molti beni, riducendo la necessità di acquistarne di nuovi e limitando, quando la riparazione è tecnicamente ed economicamente conveniente, la quantità di rifiuti generati.
Non tutti gli oggetti sono riparabili in sicurezza e non ogni intervento risulta conveniente. Tuttavia, rendere disponibili pezzi di ricambio, manuali, assistenza e prodotti progettati per essere smontati può ampliare concretamente le possibilità di recupero.
Il tema è particolarmente importante per i dispositivi elettronici, nei quali batterie difficili da sostituire, componenti integrati e costi di assistenza possono rendere complicato intervenire anche su guasti relativamente limitati.
Una questione ambientale, ma anche economica
La riparazione può rappresentare una forma di risparmio per famiglie e cittadini, soprattutto quando permette di evitare una sostituzione costosa. Allo stesso tempo, sostiene le competenze dei tecnici, degli artigiani e delle piccole attività specializzate.
In un’economia che punta a utilizzare meglio le risorse, riparare significa anche riconoscere il valore del lavoro necessario a mantenere un prodotto funzionante.
Esiste poi una dimensione sociale. I laboratori condivisi, i gruppi di riparazione e gli incontri dedicati al recupero degli oggetti possono diventare luoghi in cui le persone imparano, collaborano e scambiano conoscenze.
Un oggetto guasto può così trasformarsi in un’occasione per riscoprire capacità pratiche, contrastare lo spreco e rafforzare i legami tra i membri di una comunità.
Dal gesto individuale alle scelte collettive
Le abitudini personali contano, ma non bastano da sole. Per rendere la riparazione una scelta accessibile servono prodotti progettati per durare, informazioni chiare sulla loro manutenzione e disponibilità di ricambi a prezzi ragionevoli.
Anche le istituzioni e le imprese possono contribuire, sostenendo iniziative locali, favorendo il riutilizzo e promuovendo modelli di produzione e consumo che non considerino la sostituzione continua come l’unica strada possibile.
La transizione verso un’economia più circolare passa anche dalla capacità di recuperare ciò che già esiste, evitando di confondere il nuovo con il migliore e il vecchio con l’inutile.
Imparare di nuovo a riparare
La Giornata internazionale della riparazione invita a riscoprire un gesto concreto: prima di buttare, verificare se sia possibile intervenire. Può significare rivolgersi a un professionista, partecipare a un laboratorio o imparare a effettuare una semplice manutenzione, sempre nel rispetto della sicurezza.
Non è una soluzione a tutti i problemi ambientali, né una responsabilità da scaricare esclusivamente sui consumatori. È però una pratica capace di collegare scelte quotidiane, tutela delle risorse e valorizzazione delle competenze.
In un mondo in cui molti oggetti vengono sostituiti rapidamente, riparare diventa anche un modo per cambiare prospettiva: riconoscere che ciò che si rompe non ha necessariamente esaurito il proprio valore.