L’ora di Religione, cosa rappresenta? Un giacimento della memoria scolastica per ciascuno di noi, un momento fondamentale di crescita per i futuri cittadini, una disciplina, irreplicabile in altre ore, per mantenere umana e riflessiva una scuola costretta a inglobare competenze tecniche, per stare al passo con i tempi

di Marco Leonardi

Lasciarsi andare alla dolcezza dei ricordi, può essere fuorviante, proprio quando tale dolcezza lascia campo libero agli stereotipi e ai più veti luoghi comuni. Tra le canzoni che ripetiamo nella nostra mente, lungo quelle infinite camminate che ci portano ai luoghi di lavoro e di vita associata, fa capolino «Piero e Cinzia», bellissimo brano cantato da Antonello Venditti, uno degli alfieri della musica d’autore italiana, nonché uno dei cantori di quella italianità che, fortunatamente, non ha nulla di retorico o di roboante.

«E proprio nell’ora di religione/ quando tutto il mondo sembra buono, anche il professore». Continueremo a intonare «Piero e Cinzia», reitereremo questo brano che ci accompagna dal 1984. Allo stesso tempo, però, siamo consapevoli di incedere ad un luogo comune. Davvero l’ora di Religione è da relegare ad un atto così banale, ovvero quello di “buonizzare” il mondo, scusateci per il neologismo?

In realtà, quell’ora di Religione, ed in particolare l’ora di Religione Cattolica, vanta un retroterra formativo di importanza fondamentale, per lo meno riconducibile a due date storiche, che faremmo bene a ricordare: il 1929, anno dei «Patti Lateranensi» e il 1984, anno delle modifiche del Concordato in rapporto allo svolgimento dell’ora di Religione Cattolica nelle scuole italiane. La storia non si può certo fermare agli anni di Mussolini e di Craxi. Mutano i tempi, mutano le prospettive e soprattutto, mutano le aspettative. Cosa rimane, invece, di immutato, e speriamo di immodificabile? «La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani».

Proprio una ripartenza dal sempre valido articolo 1 del Concordato rivisito e aggiornato, datato 1984, lascia campo libero per concentrarsi sull’essenza, da difendere a tutti i costi, dell’Ora di Religione, momento fondativo nella formazione dei futuri cittadini. R come responsabilità, E come esempio, L come legalità, I come indipendenza, G come gestione di sé e del mondo circostante, I come interrelazione con gli altri, O come ordine interiore, vitale al fine di superare il disordine esteriore, N come negazione di tutte le strade di morte chiamate droga, lassismo e violenza, E come empatia verso tutti gli esseri umani, nell’intento di ricondurli in quell’alveo, chiamata visione cattolica dell’esistenza e del mondo, capace di garantire e promuovere oltre Duemila e ventisei anni di Civiltà, diffusasi sulle basi di un Diritto, permeato dalla forte impronta cristiana. Buona lezione!

(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Nella ridda delle competenze, elevate a moloch da inseguire [e adulare], l’ora di religione può aiutare gli scolari a non perdere mai l’orientamento. Ecco a voi una foto, di proposito senza specificazioni attinenti alla data e al luogo. Desidereremmo che ciascuno degli attuali e futuri alunni passasse da quell’esperienza indimenticabile, chiamata ora di Religione. Spiritualità cattolica e tecnica vanno sempre a braccetto, nel pieno rispetto della laicità dello Stato. Non abbandoniamo, neanche per un secondo, questa simbiosi che ha arrecato così tanti benefici all’Italia e al mondo!)

Autodafé Immaginato, puntata n° 90 di mercoledì 14 ottobre 2026