Tumori: c’era una volta la chemio, nuove frontiere di cure

di Riccardo Castro

Dalla chemioterapia alla medicina oncologica personalizzata

C’era una volta la chemio, si aprono nuove frontiere per le cure. Non è il titolo di un libro ma un cambiamento delle terapie oncologiche che sta mutando nel tempo. Adesso i trattamenti sono basati sugli anticorpi monoclonali in associazione con inibitori genetici, anticorpi coniugati, che riconosco le proteine di superficie delle cellule malate, immunoterapici, CAR-T, vaccini.

«La vera innovazione – precisano gli studiosi, non è una precisazione da poco – è quella che arriva al paziente. Attualmente in Italia sono quasi 3 milioni e 700 mila le persone che vivono dopo una diagnosi di cancro, comprese quelle guarite: vent’anni fa erano 2 milioni e 440 mila. Dietro questi numeri ci sono vite, relazioni e progetti che continuano».

Tumore al seno: terapie mirate e anticorpi farmaco-coniugati

Negli ultimi dieci-quindici anni si è assistito a un cambiamento profondo: alla classificazione dei tumori in base all’organo di origine si è affiancata la conoscenza delle loro caratteristiche molecolari. È diventato così possibile distinguere malattie apparentemente simili e scegliere trattamenti capaci di colpirne specifiche vulnerabilità. Le terapie a bersaglio molecolare, l’immunoterapia e gli anticorpi farmaco coniugati e bispecifici hanno ampliato le possibilità di cura.

I progressi, tuttavia, non sono stati uniformi. Tumori al seno, al polmone, al colon e più recentemente al pancreas raccontano sia le conquiste che le sfide ancora aperte. Nel tumore della mammella, i risultati di terapie sempre più innovative, insieme ad una diagnosi precoce e a trattamenti multimodali integrati, hanno cambiato il corso della malattia e le prospettive di guarigione ormai da tempo.

Tra gli altri, gli inibitori di CDK4/6, associati alla terapia endocrina, hanno dato risposte alle forme con recettori ormonali positivi. Gli anticorpi farmaco-coniugati, che trasportano un farmaco citotossico verso cellule che esprimono uno specifico bersaglio, hanno aperto ulteriori opportunità che si aggiungono a quelle già esistenti date dall’immunoterapia e da altri farmaci biologici.

Tumore al polmone: il ruolo delle alterazioni genetiche

La personalizzazione è diventata così sempre più raffinata. Nel tumore del polmone, la trasformazione è stata ancora più significativa. «L’identificazione di alterazioni come quelle di EGFR e ALK -proseguono gli scienziati- permette di utilizzare farmaci mirati, con un controllo anche prolungato della malattia in gruppi selezionati di pazienti. L’immunoterapia ha offerto a una parte delle persone con malattia avanzata risposte durature. Il cambiamento riguarda anche gli stadi resecabili: terapie mirate e immunoterapia, impiegate nelle appropriate indicazioni prima o dopo la chirurgia, stanno aumentando le possibilità di evitare una ricaduta».

Nel tumore del colon, la caratterizzazione molecolare è diventata decisiva per orientare i trattamenti. Le alterazioni di RAS e BRAF contribuiscono a identificare strategie terapeutiche differenti. L’immunoterapia ha cambiato le prospettive dei pazienti con tumori caratterizzati da elevata instabilità dei microsatelliti o da deficit dei sistemi di riparazione del DNA.

Tumore del pancreas: nuove prospettive contro RAS

Si tratta di una minoranza delle forme metastatiche, ma il risultato dimostra quanto sia importante riconoscere il sottogruppo che può beneficiarsi di una terapia specifica: uno stesso trattamento può avere un’efficacia molto diversa a seconda della biologia della malattia. Per il tumore del pancreas, dove il bisogno di nuove cure rimane elevato, la rivoluzione terapeutica, con tutta probabilità, sta emergendo ora con gli inibitori di RAS.

Cosa ci aspettiamo per i prossimi anni? «Ci aspettiamo – concludono gli studiosi- un’oncologia capace di adattare sempre più le decisioni all’evoluzione della malattia. Una delle prospettive più importanti è la biopsia liquida: attraverso il DNA tumorale circolante nel sangue si possono ricercare alterazioni utili alla scelta terapeutica e studiare l’emergere di resistenze. Dopo un intervento, la ricerca di tracce molecolari residue potrebbe aiutare a riconoscere chi ha bisogno di ulteriori cure e chi potrebbe evitare trattamenti non necessari. Per queste applicazioni occorre però dimostrare, nei diversi contesti clinici, che modificare la terapia sulla base del test, migliori effettivamente gli esiti. Nuovi farmaci diretti contro RAS, vaccini terapeutici e combinazioni capaci di rendere i tumori più sensibili alla risposta immunitaria sono altre linee di ricerca importanti. I primi segnali incoraggianti richiedono conferme prima di tradursi in cure diffuse. L’obiettivo sarà aumentare le guarigioni e il controllo duraturo della malattia, imparando anche a ridurre l’intensità dei trattamenti quando sia possibile farlo senza comprometterne l’efficacia».