Grotte della Gurfa, il mistero di Alia tra Minosse, riti antichi e una gigantesca thòlos

di Giuliano Spina

Nel cuore delle campagne di Alia, nel Palermitano, una collina di arenaria rossa nasconde uno dei luoghi più enigmatici della Sicilia. Sono le cosiddette Grotte della Gurfa, un complesso di ambienti scavati direttamente nella roccia che da secoli alimenta interrogativi sulla propria origine, sulla funzione e sull’epoca in cui venne realizzato.

E proprio il nome può trarre in inganno. Quelle che vengono chiamate “grotte” non sono cavità naturali successivamente adattate dall’uomo, ma una vera e propria opera di architettura rupestre, ottenuta scavando la roccia. Il Comune di Alia le descrive come sei ambienti ricavati nell’arenaria rossastra della collina, mentre la loro datazione e attribuzione rimangono ancora oggetto di discussione.

È questa incertezza, insieme alla monumentalità del complesso, a rendere la Gurfa un luogo nel quale archeologia, storia e leggenda sembrano continuare a sovrapporsi.

Una costruzione scavata nella roccia

La Gurfa si trova a sud-est della provincia di Palermo, lungo il territorio di Alia. Il complesso si apre sul fianco sud-occidentale di una collina e presenta diversi ambienti distribuiti su due livelli, collegati da passaggi e scale ricavati direttamente nella roccia.

La parte più spettacolare è il grande ambiente campaniforme, una struttura a thòlos caratterizzata da una copertura che si restringe progressivamente verso l’alto. Al centro si apre un grande foro attraverso il quale la luce naturale entra nell’ambiente.

È proprio questa sala monumentale ad aver alimentato i confronti con alcune architetture funerarie del mondo miceneo. La forma e le dimensioni hanno spinto diversi studiosi a interrogarsi sulla funzione originaria del complesso, anche se non esiste una risposta definitiva condivisa.

Il problema è reso ancora più complesso dalla scarsità di reperti archeologici direttamente collegabili alla costruzione. Secondo la scheda del Comune, gli ambienti rupestri sono stati utilizzati e abitati fino agli anni Novanta del Novecento, anche per attività agricole, rendendo più difficile ricostruire con certezza le diverse fasi della loro storia.

Un monumento senza una storia certa

Nel corso degli studi sono state formulate numerose ipotesi sull’origine della Gurfa.

Il complesso è stato accostato a insediamenti eneolitici, a strutture funerarie micenee, a monumenti della cultura megalitica maltese e, in altre interpretazioni, a insediamenti di epoca romana, bizantina o medievale. La stessa tradizione popolare ha nel tempo attribuito alla Gurfa un’origine “saracena”.

Non tutte queste interpretazioni hanno lo stesso peso e non esiste una ricostruzione definitiva dell’intero complesso. Un dato considerato particolarmente significativo è però la presenza nell’area di una necropoli datata all’età del Rame.

La Gurfa sembra dunque raccontare una storia stratificata, nella quale strutture, funzioni e frequentazioni potrebbero essersi succedute nel corso dei secoli.

Il mistero della tomba di Minosse

Ed è qui che la storia della Gurfa incontra il mito.

Una delle ipotesi più affascinanti è quella che identifica la grande thòlos con la possibile tomba di Minosse, il leggendario re di Creta.

Secondo la tradizione mitologica, Minosse sarebbe arrivato in Sicilia alla ricerca di Dedalo, rifugiatosi presso il re sicano Kokalos. La vicenda si sarebbe conclusa con la morte del sovrano cretese nell’area della Sicilia centrale e con la sua sepoltura in un monumento funerario.

La difficoltà sta nel fatto che le fonti antiche non consentono di identificare con certezza il luogo della leggendaria Camico, la città associata alla vicenda di Minosse. Sono quindi diversi i luoghi della Sicilia che nel tempo sono stati collegati alla sua possibile sepoltura.

Nel caso della Gurfa, l’ipotesi è stata sviluppata soprattutto dagli studi dell’architetto e storico dell’arte Carmelo Montagna, che ha collegato la struttura alle memorie minoico-micenee della Sicilia protostorica e alla valle del Platani.

Ma resta, appunto, un’ipotesi.

Dedalo, Minosse e la Sicilia dei miti

Nella ricostruzione proposta da Montagna, la Gurfa potrebbe inserirsi in un più ampio paesaggio culturale legato alle antiche memorie minoiche e micenee della Sicilia centrale.

La grande thòlos viene interpretata come un’architettura funeraria monumentale che potrebbe essere collegata alla figura di Minosse, mentre la sofisticata lavorazione della roccia viene associata simbolicamente alla sapienza costruttiva di Dedalo.

Da qui nasce anche l’idea di una possibile tradizione architettonica “dedalica”, legata alla figura mitologica dell’architetto e inventore che, secondo il mito, sarebbe stato accolto dal re sicano Kokalos. Gli studi di Montagna hanno inoltre richiamato l’attenzione su alcuni segni incisi nella roccia, tra cui un tridente e un monogramma cristiano IHS.

Non si tratta però di una certezza archeologica: la stessa documentazione istituzionale presenta questa lettura come una ricerca ancora in corso.

Ed è proprio questa distanza tra ciò che sappiamo e ciò che possiamo soltanto ipotizzare a rendere la Gurfa particolarmente affascinante.

La stanza dove entra il sole

Uno degli elementi più suggestivi della Gurfa è il grande foro che si apre nella parte superiore della thòlos.

La luce del sole penetra dall’alto e attraversa l’ambiente, creando un effetto che ha alimentato interpretazioni legate alla possibile dimensione simbolica e rituale della struttura. La particolare architettura della sala ha infatti portato alcuni studiosi a interrogarsi sul rapporto tra l’edificio, la luce e le concezioni religiose delle popolazioni che lo realizzarono.

Anche in questo caso, però, è necessario distinguere tra ciò che la struttura consente di osservare e le interpretazioni sulla sua funzione originaria.

La stessa apertura potrebbe aver avuto, in epoche successive, una funzione pratica: quando l’ambiente venne utilizzato come deposito, il foro poteva essere impiegato per introdurre il grano.

La Gurfa sembra così custodire contemporaneamente più vite: quella ipotizzata dagli archeologi e dagli storici e quelle documentate dagli usi successivi del complesso.

Da luogo misterioso a deposito agricolo

La storia della Gurfa non si è fermata alla protostoria.

Nel corso dei secoli gli ambienti rupestri hanno avuto funzioni diverse e sono rimasti inseriti nella vita quotidiana delle comunità locali. Il loro utilizzo agricolo è proseguito fino alla fine del Novecento.

È un particolare che rende ancora più singolare il sito: un’architettura la cui possibile origine viene collocata da alcune interpretazioni nell’età del Bronzo è rimasta parte della vita quotidiana del territorio fino a tempi relativamente recenti.

Il mistero, dunque, non appartiene soltanto al passato remoto. È anche il risultato della lunga stratificazione di usi e significati che si sono depositati sulla stessa roccia.

Il cinema di Tornatore arriva alla Gurfa

Il fascino della Gurfa non è sfuggito neppure al cinema.

Il regista siciliano Giuseppe Tornatore scelse infatti questo luogo come set per alcune scene de L’uomo delle stelle, aggiungendo una nuova pagina alla storia del complesso.

La scelta non appare casuale: gli ambienti scavati nella roccia, la grande sala campaniforme e l’atmosfera sospesa del sito possiedono una forza visiva capace di trasformare un luogo archeologico in uno spazio quasi fuori dal tempo.

La Gurfa, già avvolta dalle sue leggende, è diventata così anche parte dell’immaginario cinematografico siciliano.