Qualità dell’aria, l’Italia apre il confronto sulle nuove regole europee

di Giuliano Spina

Nuovi limiti per gli inquinanti, sistemi di monitoraggio aggiornati e maggiore attenzione alla tutela della salute. È il quadro delineato dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che l’Italia si prepara a recepire attraverso uno specifico decreto legislativo.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha aperto una consultazione pubblica sullo schema del provvedimento attraverso la piattaforma governativa ParteciPa. Il confronto è rivolto a cittadini, associazioni, istituzioni, operatori economici e comunità scientifica, chiamati a presentare osservazioni e proposte.

La raccolta dei contributi è prevista fino al 20 ottobre 2026. Il percorso partecipativo è articolato in più fasi: dopo il periodo dedicato all’informazione, iniziato a ottobre, seguirà l’analisi delle osservazioni e la pubblicazione del rapporto conclusivo entro la fine del mese.

Nuovi standard per la qualità dell’aria

Al centro della riforma c’è la direttiva europea 2024/2881, approvata nell’ottobre 2024, che aggiorna il quadro normativo sulla qualità dell’aria ambiente e introduce parametri più stringenti per diversi inquinanti.

Tra le novità più rilevanti ci sono i nuovi valori limite destinati a diventare applicabili entro il 2030. Per il PM2,5, ad esempio, il limite medio annuo viene portato da 25 a 10 microgrammi per metro cubo, mentre per il biossido di azoto il valore scende da 40 a 20 microgrammi per metro cubo.

Il provvedimento italiano dovrà quindi adeguare le procedure nazionali alle nuove disposizioni europee, introducendo un quadro unitario per la valutazione e la gestione della qualità dell’aria.

Più attenzione al monitoraggio

La nuova disciplina non riguarda soltanto i valori da rispettare, ma anche il modo in cui viene controllata la qualità dell’aria.

La direttiva prevede infatti un aggiornamento dei sistemi di monitoraggio e della valutazione dell’esposizione della popolazione. Tra gli elementi considerati rientrano la rappresentatività delle stazioni di rilevamento, la qualità dei dati e il ricorso alla modellistica.

Sono inoltre previsti nuovi parametri di interesse scientifico, tra cui il particolato ultrafine e il black carbon, insieme ad altri indicatori utili a comprendere meglio la presenza e gli effetti degli inquinanti atmosferici.

Il 2030 come nuovo punto di riferimento

Uno degli aspetti centrali della riforma è la necessità di prepararsi in anticipo ai nuovi standard.

Il futuro decreto prevede infatti strumenti specifici per i territori nei quali si preveda di non riuscire a rispettare i valori limite entro il 2030. In questi casi dovranno essere predisposte tabelle di marcia finalizzate a individuare gli interventi necessari e accompagnare il percorso verso il rispetto dei nuovi obiettivi.

Il passaggio dalla normativa attuale ai nuovi parametri, dunque, non riguarda soltanto il monitoraggio dell’aria, ma anche le politiche che incidono direttamente sulle emissioni.

Trasporti, mobilità urbana, riscaldamento degli edifici, attività industriali e settore agricolo sono tra gli ambiti nei quali le amministrazioni dovranno valutare interventi capaci di ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti.

La consultazione è aperta a tutti

La consultazione pubblica rappresenta ora uno dei passaggi attraverso i quali il nuovo quadro normativo può essere sottoposto a osservazioni prima della conclusione dell’iter.

Possono partecipare tutti gli interessati. Sulla piattaforma ParteciPa sono disponibili lo schema del decreto, la direttiva europea e la relazione illustrativa che accompagna il provvedimento.

Per accedere alla consultazione è necessario utilizzare SPID, CIE o CNS e compilare il questionario predisposto dal Ministero.

L’obiettivo è raccogliere contributi utili a migliorare il testo e a rendere concretamente applicabili le nuove disposizioni europee.

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