Due imponenti cavalli in bronzo, alti ben 8 metri, che si affrontano a gambe levate, a muso duro e con tanto di zoccoli anteriori scagliati sul corpo del “dirimpettaio”, muscolatura equina tersa e ben delineata, corda arcuata in segno di concitazione, testa protesa in alto nella tensione dello scontro, chiamatelo pure combattimento, se vi aggrada. Ecco a voi «Fighting horses», la nuova scultura bronzea che adorna la centralissima Piazza Università di Catania, prospiciente allo storico “Palazzo Sangiuliano”, a partire da martedì 29 settembre 2026.
Autore dell’imponente soggetto duellante è Arturo Di Modica, artista siciliano di origine vittoriese, scomparso nel 2021 e famoso in tutto il mondo. È di sua mano l’opera Charging Bull che adorna lo spazio antistante il Palazzo della Borsa di New York, nella celeberrima Wall Street che il cinema, la cronaca, le leggende metropolitane ci hanno consegnato come il luogo, per eccellenza, che ha segnato la gloria e la caduta per milioni di persone.
Leggiamo sul sito del Comune di Catania delle informazioni, utilissime, per un primo approccio alla conoscenza dell’opera: «l’opera misura otto metri di altezza e quattordici di larghezza e raffigura due cavalli che si sollevano sulle zampe posteriori, fino a toccarsi con quelle anteriori. Un gesto che richiama il rituale del corteggiamento tra un maschio e femmina e si unisce all’eleganza del movimento, restituendo tutta la forza dell’interesse di Di Modica per il soggetto equestre».

Giusto il tempo di finire la descrizione che ricalca le orme dei grandi esegeti delle opere d’arte per il grande pubblico, giusto per non citare l’immarcescibile Vittorio Sgarbi, e l’interesse dei social, degli opinionisti, dei fancazzisti, vira immediatamente sulla polemica. Ecco una silloge delle chiacchere, da fare invidia alle pseudo-conversazioni scambiate nel più scalcagnato tra i bar, visti nei film alla Thomas Milian.
Con tutti i problemi che la città vive in questi mesi, ci mancava la scultura sui cavalli? Oppure, sentite questa, da noi tradotta in lingua italiana dal vernacolo catanese: non era meglio offrire qualche buon panino di carne equina ai passanti? Il diapason dell’idiozia raggiunge il culmine con la seguente asserzione: ecco, un altro spazio dove i nostri bambini (detto da chi, di figli piccoli, non ne ha, ci mancherebbe!) non potranno giocare!
Se volessimo rispondere con un raffinato gioco di ombre cinesi, vorremmo mimare il gesto dell’ombrello a quanti non hanno di meglio da fare, se non ciondolare davanti a qualsivoglia punto di ritrovo, per rimuginare anche sull’aria che respirano. Il Sindaco riesce, con un’operazione di difficilissima “perizia diplomatica ed operativa”, a fare pervenire, nella città di Catania, un’opera in grado di attirare l’attenzione di tutti gli amanti dell’arte, e, nello specifico, della produzione del compianto scultore Arturo Di Modica?
Non sia mai di ammettere che taluni realizzano, altri brontolano, peggio di quel famoso componente dei «Sette nani» di disneyana memoria. Sempre e comunque, fa “figo” il criticare a prescindere! Quale risposta dare, a questi cialtroni? Dai tempi di Adamo ed Eva, fino al secondo che stiamo vivendo, l’essere umano è sopravvissuto, alle brutture del suo tempo, grazie al “superfluo” dell’arte, del bello, della ricerca incessante della Verità.
Invitate i vostri conoscenti a recarsi a Piazza Università. Da una settimana, ormai, la Bellezza vanta un richiamo in più. Grazie, Sindaco, per quanto ha realizzato con questa nuova accessione, a beneficio della nomea di Catania nel mondo. Da una settimana a questa parte, abbiamo una ragione in più. per prendere il volo «Catania ‒New York», e ritorno.
(Immagine di copertina, posta a corredo del presente articolo dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. In una società che polemizza su tutto, anche un’istallazione artistica, in grado di accomunare Catania a New York, risulta indigesta ai soliti profeti dell’apocalisse a buon mercato. Andate a vedere con i vostri occhi l’imponente scultura, intitolata «Fighting horses», posta nella centralissima Piazza Università di Catania. Una ragione in più per fare qualche selfie meno banale del solito, giusto per cominciare! Quando la smetteranno, taluni, di fare i corvacci del malaugurio?)