Negli ultimi anni l’organizzazione ha modificato diverse regole e interpretazioni che per decenni avevano caratterizzato la vita dei suoi fedeli. E ora, dopo l’apertura sull’istruzione superiore, torna una domanda: potrebbe arrivare anche una vera facoltà teologica?
Gli “aggiustamenti” che stanno cambiando l’organizzazione
C’è una parola che più di altre aiuta a comprendere l’evoluzione recente dei Testimoni di Geova: “aggiustamento”. È il termine con cui la stessa organizzazione descrive le modifiche alla propria comprensione biblica e alle proprie disposizioni interne. Secondo la spiegazione ufficiale, non si tratterebbe di contraddizioni, ma di una comprensione progressivamente più chiara delle Scritture.
Negli ultimi anni, tuttavia, gli “aggiustamenti” sono diventati particolarmente numerosi e, in alcuni casi, hanno toccato aspetti che per intere generazioni erano considerati distintivi dell’identità dei Testimoni.
Il fenomeno non riguarda soltanto dettagli esteriori. Si va dal modo di vestire e di portare la barba alla disciplina interna, dal conteggio delle ore dedicate alla predicazione fino all’istruzione superiore e, soprattutto, ad alcune importanti questioni dottrinali e mediche.
Dalla predicazione a ore alla predicazione senza cronometro
Una delle svolte più significative è arrivata alla fine del 2023.
Per oltre un secolo i Testimoni impegnati nella predicazione registravano regolarmente il tempo dedicato al ministero. Dal novembre 2023 i proclamatori ordinari non sono più tenuti a comunicare tutte le ore trascorse nell’attività di predicazione. Rimangono invece forme di rendicontazione per alcune categorie di servizio a tempo pieno.
È un cambiamento tutt’altro che secondario. Il numero delle ore era stato per decenni uno degli indicatori attraverso cui veniva misurata l’attività della congregazione e, più indirettamente, l’impegno dei singoli.
La motivazione ufficiale è stata quella di spostare l’attenzione dalla quantità alla motivazione e alla qualità del ministero. Ma, sul piano sociologico, la modifica rappresenta anche il superamento di una delle caratteristiche più riconoscibili dell’organizzazione.
La barba non è più un problema
Nel dicembre 2023 è arrivata un’altra modifica destinata a colpire l’immaginario collettivo.
Il Corpo Direttivo ha chiarito che un uomo può portare la barba e che tale scelta non deve influire sulla possibilità di essere nominato anziano o servitore di ministero. La decisione viene presentata come una questione personale, dal momento che la Bibbia non vieta la barba.
Per chi conosce la storia del movimento, la novità è significativa: per molto tempo, in numerosi contesti, la barba era stata associata a un aspetto poco appropriato per chi ricopriva incarichi di responsabilità.
La stessa organizzazione ha successivamente continuato a sottolineare la necessità di evitare giudizi personali su questioni di abbigliamento e aspetto.
È un esempio emblematico di una tendenza più ampia: trasformare alcune prescrizioni molto dettagliate in questioni di coscienza individuale.
Cambia anche il linguaggio sull’espulsione
Nel 2024 un altro cambiamento ha riguardato la disciplina dei membri che commettono gravi violazioni delle norme della congregazione.
Il termine tradizionale inglese disfellowshipped, generalmente tradotto in italiano con “disassociato” o “disassociato dalla congregazione”, è stato progressivamente sostituito dall’espressione “allontanato dalla congregazione”. Ma soprattutto sono cambiate alcune indicazioni relative ai rapporti con chi è stato rimosso.
Un Testimone può, per esempio, salutare una persona rimossa che si presenta a una riunione e può invitarla a tornare alle adunanze, lasciando alla coscienza individuale alcune decisioni che in precedenza erano maggiormente regolamentate. Rimangono invece restrizioni molto forti nei confronti di chi promuove attivamente ciò che l’organizzazione considera apostasia o condotta gravemente errata.
Anche in questo caso, dunque, non siamo davanti alla scomparsa della disciplina interna, ma a una sua riformulazione.
Il sangue: una svolta arrivata nel 2026
Il cambiamento più recente riguarda uno degli argomenti storicamente più conosciuti dell’identità dei Testimoni di Geova: il sangue.
Il 18 settembre 2026 il Corpo Direttivo ha annunciato che l’accettazione o il rifiuto dei quattro principali componenti del sangue — globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine — deve essere deciso dal singolo Testimone secondo coscienza. La posizione sulle trasfusioni di sangue intero, invece, è stata dichiarata invariata.
La nuova disposizione segue precedenti aperture riguardanti frazioni del sangue e l’utilizzo del proprio sangue in alcune procedure mediche. L’organizzazione spiega che, non essendoci nella Bibbia indicazioni specifiche su tali decisioni mediche, queste rientrano nella responsabilità individuale.
È probabilmente uno dei casi più evidenti di una tendenza che attraversa diversi cambiamenti recenti: meno regole minuziose e maggiore ricorso alla coscienza personale, almeno in determinate aree.
E poi arriva l’università
Se la barba rappresentava una modifica soprattutto simbolica, quella sull’istruzione superiore è molto più profonda.
Nell’agosto 2025 il Corpo Direttivo ha dichiarato che la scelta di frequentare corsi di istruzione aggiuntiva, compresi percorsi universitari, è una questione personale e che nessun cristiano, compresi gli anziani, dovrebbe giudicare un altro per tale scelta.
La svolta è stata poi sviluppata nella Torre di Guardia del maggio 2026, che dedica due articoli all’istruzione aggiuntiva: uno sulle decisioni da prendere e uno su come rimanere spiritualmente forti durante gli studi.
Non significa, però, che l’università sia diventata una priorità per i Testimoni. Le pubblicazioni continuano a mettere in guardia dai rischi che, secondo l’organizzazione, l’istruzione superiore può comportare per la vita spirituale. Ma il punto fondamentale è cambiato: non è più presentata come una scelta sulla quale gli altri membri dovrebbero giudicare il singolo.
E proprio qui si apre una domanda interessante.
Il prossimo passo potrebbe essere una facoltà teologica?
Al momento non risulta alcun annuncio ufficiale del Corpo Direttivo relativo alla creazione di una facoltà teologica universitaria dei Testimoni di Geova.
L’organizzazione possiede già un sistema articolato di formazione interna. Esistono la School for Kingdom Evangelizers, la Gilead School e altri programmi destinati a pionieri, anziani, missionari e responsabili delle filiali. Si tratta però di scuole confessionali finalizzate alla formazione interna e al servizio nell’organizzazione, non di una facoltà teologica nel senso accademico tradizionale.
Il modello di una facoltà teologica confessionale, invece, è già presente in altri ambienti cristiani.
In Italia, per esempio, la Facoltà Valdese di Teologia di Roma offre percorsi universitari in ambito biblico e teologico ed è attiva dal XIX secolo.
La facoltà Avventista di Teologia esiste dal 1940. Nata inizialmente a Firenze come scuola teologica e istituto di cultura biblica per la formazione dei pastori della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, ha assunto nel tempo una veste accademica sempre più strutturata. Negli anni il seminario si è sviluppato fino a diventare una vera e propria facoltà universitaria, i cui titoli di laurea e laurea magistrale in teologia e scienze religiose sono oggi riconosciuti dallo Stato italiano in virtù delle apposite intese di legge.
Esiste inoltre una Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose, istituita dalla Federazione delle Chiese Pentecostali nel 2004 e resa operativa nel 2006, con corsi di teologia e studi pentecostali e carismatici.
Il confronto è interessante perché dimostra che una comunità religiosa può conservare una forte identità confessionale e, contemporaneamente, costruire un sistema di formazione teologica strutturato e aperto al confronto accademico.
Perché una facoltà dei Testimoni sarebbe una svolta?
Per i Testimoni di Geova sarebbe qualcosa di più di un semplice investimento nell’istruzione.
Per gran parte della loro storia, infatti, l’organizzazione ha sottolineato che per svolgere il ministero cristiano non fosse necessaria una formazione teologica accademica. Una pubblicazione del 1963 affermava esplicitamente che per seguire Cristo non fosse indispensabile frequentare un seminario teologico o un istituto religioso.
La formazione è stata invece costruita prevalentemente all’interno dell’organizzazione, attraverso pubblicazioni, adunanze, corsi e scuole specializzate.
Una vera facoltà teologica cambierebbe almeno in parte questo paradigma. Potrebbe significare la formazione di studiosi specializzati in ebraico, greco, storia del cristianesimo, esegesi, teologia sistematica, filosofia della religione e storia dei Testimoni stessi.
Ma comporterebbe anche una questione delicata: quanto spazio concedere alla ricerca accademica e al confronto con interpretazioni esterne?
È qui che la possibile nascita di una facoltà teologica diventerebbe realmente interessante.
Quali potrebbero essere i prossimi cambiamenti?
Naturalmente non è possibile sapere quali decisioni prenderà il Corpo Direttivo. È però possibile individuare alcune direzioni sulla base dei cambiamenti già avvenuti.
La prima è un ulteriore passaggio da regole dettagliate a principi generali. L’esempio dell’abbigliamento, della barba, della registrazione delle ore e di alcune decisioni mediche va in questa direzione.
La seconda è una maggiore valorizzazione della coscienza individuale. Anche il cambiamento sull’istruzione superiore e quello sui componenti del sangue mostrano una tendenza a lasciare al singolo una responsabilità maggiore in determinate questioni.
La terza riguarda il rapporto con la società esterna. L’apertura all’università potrebbe avere conseguenze non soltanto professionali, ma anche culturali: più Testimoni potrebbero entrare nel mondo accademico, diventare ricercatori, medici, giuristi, insegnanti e specialisti.
E questo potrebbe creare, nel tempo, una nuova generazione di intellettuali interni.
È proprio qui che una facoltà teologica potrebbe diventare, almeno teoricamente, un’evoluzione naturale. Non necessariamente un’università completa, ma magari un istituto superiore di studi biblici e teologici, inizialmente destinato alla formazione di docenti e ricercatori dell’organizzazione.
Una trasformazione lenta, ma riconoscibile
Guardando l’insieme, sarebbe difficile descrivere i cambiamenti degli ultimi anni come semplici ritocchi estetici.
La fine dell’obbligo di conteggiare le ore, l’apertura alla barba per gli uomini con incarichi, le modifiche alle procedure relative agli espulsi, la progressiva estensione della coscienza individuale in alcune questioni, l’apertura sull’istruzione superiore e, nel 2026, la modifica relativa ai principali componenti del sangue compongono un quadro più ampio.
Non significa che i Testimoni di Geova stiano abbandonando la propria identità. Al contrario, le pubblicazioni più recenti continuano a ribadire l’importanza della predicazione, dell’autorità del Corpo Direttivo e dell’adesione ai princìpi biblici così come vengono interpretati dall’organizzazione.
Ma è evidente che alcuni confini che per decenni hanno separato il mondo dei Testimoni dalla società circostante sono oggi meno rigidi.
E allora la domanda sulla facoltà teologica non è, allo stato attuale, la cronaca di una decisione già presa. È piuttosto una domanda sul futuro.
Se l’istruzione superiore è diventata una scelta personale, se alcune norme sono state trasformate in questioni di coscienza e se l’organizzazione continua a investire in strutture formative sempre più articolate, potrebbe prima o poi emergere l’esigenza di formare anche studiosi capaci di confrontarsi con il mondo accademico.
Per ora non c’è un progetto pubblico annunciato. Ma se nei prossimi anni dovesse comparire un istituto superiore di studi biblici o una vera facoltà teologica dei Testimoni di Geova, non sarebbe una trasformazione nata dal nulla.
Sarebbe, piuttosto, l’ultimo capitolo di una trasformazione iniziata da tempo.