Il 24 settembre 1959 andava in onda per la prima volta una trasmissione destinata a cambiare la televisione per ragazzi. Dietro quelle prime canzoni c’erano l’intuizione di Cino Tortorella, il Mago Zurlì, e un mondo che negli anni avrebbe avuto tra i suoi protagonisti Mariele Ventre, Topo Gigio e generazioni di piccoli interpreti
L’idea di Cino Tortorella
Prima dello Zecchino d’Oro c’era Cino Tortorella e c’era il Mago Zurlì, il personaggio con cui era già entrato nell’immaginario dei bambini.
Nel 1959 gli venne affidato il compito di realizzare uno spettacolo per l’infanzia nell’ambito del Salone del Bambino di Milano. Tortorella pensò a una sorta di fiaba televisiva ispirata liberamente a Pinocchio, dentro la quale inserire anche una gara di canzoni.

Fu così che il 24 settembre, al Teatro dell’Arte di Milano, andò in onda la prima edizione dello Zecchino d’Oro. Dieci canzoni, piccoli interpreti e una formula ancora lontana da quella che sarebbe diventata familiare negli anni successivi.
Il nome stesso della manifestazione nacque dalla fiaba. Al termine dello spettacolo, il Mago Zurlì consegnava al vincitore uno degli zecchini comparsi sull’albero nato dalla storia di Pinocchio. Da quell’immagine sarebbe rimasto il nome destinato a entrare nella storia della televisione italiana.
Il Mago Zurlì e Topo Gigio
Quella prima stagione della televisione per ragazzi aveva un linguaggio fatto di personaggi, fiabe e fantasia.
Cino Tortorella ne era uno dei volti più riconoscibili con il suo Mago Zurlì. Accanto a lui sarebbe comparso anche Topo Gigio, il celebre personaggio creato da Maria Perego, destinato a diventare negli anni una presenza inseparabile dall’immaginario televisivo dei bambini.

Il piccolo topo avrebbe accompagnato Mago Zurlì in numerose edizioni dello Zecchino d’Oro, entrando in quella galleria di personaggi che hanno fatto della trasmissione qualcosa di più di una semplice gara musicale.
L’arrivo all’Antoniano
Dopo le prime due edizioni milanesi, nel 1961 lo Zecchino d’Oro arrivò all’Antoniano di Bologna. Fu un passaggio decisivo, perché proprio lì la manifestazione avrebbe trovato la sua identità più duratura.
E all’Antoniano incontrò una figura destinata a diventare fondamentale. Mariele Ventre.

A lei venne affidata la preparazione dei piccoli solisti e, dal 1963, la direzione del Piccolo Coro dell’Antoniano. Non fu soltanto una presenza musicale. Il suo nome finì per diventare parte integrante della storia dello Zecchino d’Oro e del rapporto costruito dalla manifestazione con i bambini.
Mariele e quelle piccole voci
Con Mariele Ventre il canto diventò anche educazione all’ascolto, al rispetto dei tempi degli altri e alla dimensione del gruppo.
Il Piccolo Coro accompagnava i solisti e dava alle canzoni una voce collettiva riconoscibile. Dietro le esibizioni televisive c’erano prove, studio e un lavoro quotidiano che trasformava quei piccoli interpreti in un vero coro.

Ventre rimase alla guida del Piccolo Coro fino alla sua morte, nel 1995. Dopo di lei il testimone passò a Sabrina Simoni, sua allieva.
Da quel palco sono passate tante storie
Lo Zecchino d’Oro non ha rappresentato soltanto uno spazio per ascoltare nuove canzoni. Nel corso degli anni è diventato anche uno dei primi palcoscenici per bambini destinati, in alcuni casi, a continuare il proprio percorso nel mondo dello spettacolo.
La storia più conosciuta è quella di Cristina D’Avena, che nel 1968, a soli tre anni e mezzo, partecipò con Il valzer del moscerino. Il brano arrivò terzo e quella bambina sarebbe diventata, negli anni, una delle voci più riconoscibili della musica e della televisione dedicate ai più piccoli.


Ma il patrimonio dello Zecchino d’Oro è fatto soprattutto delle tante bambine e dei tanti bambini che, per una volta, hanno avuto davanti a sé un microfono e un palcoscenico.
Le canzoni che sono rimaste
Poi sono arrivate le canzoni. Alcune sono diventate veri classici dell’infanzia italiana, capaci di sopravvivere alla televisione che le aveva fatte conoscere.
Quarantaquattro gatti, Il pulcino ballerino, Il caffè della Peppina, Volevo un gatto nero e tanti altri titoli hanno attraversato decenni, cambiando generazioni ma conservando la capacità di essere riconosciuti dopo poche note.
È forse questa la particolarità dello Zecchino d’Oro. Le sue canzoni non sono rimaste confinate allo schermo. Sono entrate nelle case, nelle scuole, nelle feste e nei ricordi personali di chi le ha cantate da bambino.
Una storia cominciata quel 24 settembre
Dal 1959 sono cambiate la televisione, la musica e il modo stesso in cui i bambini guardano e ascoltano uno spettacolo.
Sono cambiati i conduttori, le scenografie e le generazioni di piccoli interpreti. Alcuni sono rimasti nel mondo dello spettacolo, altri hanno preso strade completamente diverse.

Ma dentro questa lunga storia continuano a riconoscersi alcuni nomi. Cino Tortorella con il suo Mago Zurlì, Mariele Ventre con il Piccolo Coro, Topo Gigio con la sua voce inconfondibile e, soprattutto, quei bambini che per qualche minuto hanno trasformato un palco televisivo nel proprio mondo.
Il 24 settembre 1959 nessuno poteva ancora sapere quanto sarebbe durata quella storia.
Oggi basta pronunciare due parole, Zecchino d’Oro, per ritrovare un pezzo di televisione, di musica e di infanzia che appartiene a più generazioni.