Oggi, 23 settembre, si celebra la Giornata internazionale delle lingue dei segni, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sull’importanza delle lingue dei segni e sulla piena partecipazione delle persone sorde alla vita sociale, culturale e civile.
Una giornata che va oltre la semplice celebrazione e che invita a riflettere su un tema centrale: il diritto di ogni persona a comunicare, esprimersi e partecipare senza barriere.
Le lingue dei segni non sono infatti un semplice insieme di gesti utilizzati per accompagnare la comunicazione. Sono lingue a tutti gli effetti, con una propria struttura, una propria grammatica e caratteristiche che le rendono parte integrante dell’identità e della cultura delle comunità sorde.
Una lingua, non un linguaggio universale
Un equivoco ancora diffuso è pensare che esista un’unica lingua dei segni valida in tutto il mondo. Non è così. Esistono diverse lingue dei segni, legate ai rispettivi contesti culturali e sociali.
In Italia, ad esempio, viene utilizzata la Lingua dei Segni Italiana (LIS). La sua diffusione rappresenta uno strumento fondamentale per favorire l’accesso all’istruzione, all’informazione, ai servizi pubblici e alla vita quotidiana.
Il tema dell’accessibilità
La Giornata internazionale delle lingue dei segni pone al centro anche il tema dell’accessibilità. Per una persona sorda, poter comunicare con un medico, seguire una lezione, accedere a un ufficio pubblico, comprendere un’informazione di emergenza o partecipare a un evento culturale non dovrebbe rappresentare un ostacolo.
L’accessibilità, dunque, non riguarda soltanto la possibilità di entrare fisicamente in un luogo. Significa anche poter comprendere, comunicare e prendere parte alla vita della comunità.
In questo senso, la presenza di interpreti, sottotitoli, servizi accessibili e informazioni disponibili in formati differenti può fare una differenza concreta.
Una ricorrenza che parla a tutti
La giornata del 23 settembre diventa così un’occasione per promuovere una maggiore conoscenza delle lingue dei segni e, soprattutto, per superare stereotipi e pregiudizi.
Imparare anche solo alcuni segni può essere un piccolo gesto di apertura verso l’altro. Ma la vera sfida è costruire una società nella quale l’accessibilità non sia considerata un’eccezione, bensì una componente normale della vita quotidiana.
Perché comunicare non significa soltanto parlare. Significa poter essere ascoltati, compresi e messi nelle condizioni di partecipare.ì
E oggi, attraverso le mani che diventano parole, il mondo ricorda proprio questo.