1926-2026: lo stadio «San Siro» di Milano, per una minoranza noto come «Stadio Giuseppe Meazza», taglia il traguardo dei Cento Anni dalla sua costruzione. Celebrare per ricordare, ovvero celebrare per preservare dalla distruzione una struttura che è stata teatro degli umori, delle passioni, dei sogni e delle cadute dell’Italia pallonara, e quindi la proiezione di sogni, illusioni e aspettative per milioni di connazionali

di Marco Leonardi

Possiamo davvero credere che al solo sentire pronunciare il nome di «San Siro», rimaniate algidi e indifferenti? Pur provenendo da un territorio extrameneghino, non suscita in voi neanche un brivido, ripercorrere quei momenti di vera partecipazione comunitaria a quel “rito laico”, chiamato calcio, vero e proprio tassello irrinunciabile nella composizione di quel mosaico, chiamato identità italiana?

Occorre necessariamente essere tifosi del Milan o dell’Inter, per rimanere estasiati al solo entrare in quell’arena, denominata la «Scala del calcio italiano»? Non capita spesso di provare una sensazione così dolceamara, pari a quella lasciataci dall’attuale centenario dall’edificazione dello Stadio di San Siro, dal 1926 ad oggi struttura che ha ospitato, al suo interno una girandola infinita di protagonisti della nostra vita sociale.

Neanche il tempo di distinguere la voce della mamma da tutte le altre, e già individuavi il commento del giornalista Gianni Vasino, in esclusiva per la trasmissione «90° Minuto». Non riconoscevi quella voce squillante che commentava i passaggi da Baresi a Maldini, da Maldini a Donadoni, vuoi con la maglia rossonera, vuoi con quella della Nazionale?

Tuo padre interveniva prontamente a colmare questa lacuna: «è Bruno Pizzul da San Siro!». Come la mettiamo con le risate crasse (e pecorecce), quando Diego Abatantuono interpretava l’ultrà milanista allo stadio, foriero di una, comicissima, viiuuulleeeenzaaaa? Una storia gloriosa, iniziata il 19 settembre del 1926, rischia di chiudere i battenti.

Il nuovo, faraonico, progetto, sembra accecare tutti; la promessa di utili, stimati nell’entità di 400 milioni di Euro annui, fa dimenticare anche di aver pianto per Mazzola e strepitato per Rivera, ai tempi in cui i nostri padri indossavano i calzoncini corti! Non potreste chiedere di rispettare e di mantenere la struttura odierna, sulla quale operare i necessari ammodernamenti? Davvero radere al suolo il passato è l’unica soluzione per andare, con successo, verso il futuro?

Vorremmo continuare ad andare in uno stadio e sentire la dolcezza di un ricordo, avere la consapevolezza di provenire da lontano, al fine di guardare lontano. Sentiamo già ricevere una metaforica pacca sulla spalla da quanti ci hanno preceduto. El Paròn, il fu Nereo Rocco, Bersellini “il sergente di ferro” e il “barone” Liedholm ci guardano dall’alto, insieme ai tanti Mazzola e Baresi che hanno onorato lo Stadio di San Siro, con le loro mirabolanti prestazioni sportive. Cari potenti, cari investitori, cari ingegneri: non dimenticate!!! 

(Immagine posta a corredo del presente articolo: Stadio San Siro di Milano. Manifesto inaugurale della struttura sportiva, risalente al 1926)

Autodafé immaginato, puntata numero 73 di martedì 22 settembre 2026

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