Ricomincia l’anno scolastico e si ripropone la domanda di sempre: la scuola deve formare o limitarsi a fornire conoscenze “spendibili” nell’immediato futuro? Le ultime “integrazioni” del Ministro dell’Istruzione e del Merito, l’Onorevole Giuseppe Valditara, lasciano ben sperare nella prosecuzione di una scuola foriera di conoscenze solide e durature, in grado di coniugare i saperi umanistici alle nuove tecnologie. Quale punto di riferimento urge ribadire, per conservare la migliore tradizione scolastica italiana e guardare al futuro senza “sbracamenti” o “prostrazioni” al tutto tecnologico?
Ripartiamo da un nome e un cognome, in grado di esprimere il sano legame tra la tradizione e la modernità in ambito scolastico e pedagogico: Giovanni Gentile (1875-1944). «C’è in lui una completa inscindibile unità del filosofo e del riformatore religioso e politico; ciò che egli ha tante volte affermato, deve essere preso rigorosamente alla lettera».

Lo studioso cattolico Augusto Del Noce, licenziando il suo lavoro magistrale sul creatore del Liceo Classico, ha vergato queste riflessioni nel 1989, a pochi mesi dalla sua scomparsa. Sarà la Caduta del Muro di Berlino, sarà il crollo del comunismo, sarà il nostro ingresso in una post-modernità priva di riferimenti, siamo oltremodo felici di ripartire da Giovanni Gentile. La Storia gli ha dato ragione. «Non c’è nessuno che viva e non impari comunque ogni giorno, e non s’avvantaggi della umana compagnia.
L’uomo educa sempre»: quanti docenti ricordano quest’asserzione di Gentile? Siamo davvero certi che ogni docente affronta la sua professione per intima vocazione? Per quanti docenti del nostro tempo l’insegnate vive la sua attività come una missione? Da inguaribili ottimisti, quali noi siamo, propendiamo per una risposta, in larga parte affermativa.
Ha ancora senso ricordare la «Riforma Gentile» del 1923, per rilanciarne l’eredità nel mondo di oggi, sideralmente lontano da quell’Italia, uscita “malconcia” dal Primo Conflitto Mondiale? «Egli voleva rinnovare negli Italiani la coscienza dell’Italia e della sua storia, della cultura e del linguaggio classici».
Di certo la studiosa americana non è Myra E. Moss non è tacciabile di nostalgismo. Le posizioni, sempre e comunque inconciliabili, dei filo- e degli anti-, lasciamole alle fasi della pubertà, non importa se alludiamo ad una pubertà “impegnata”, votata alla difesa di una Visione del Mondo. Riprendiamo la perenne validità di un filosofo, di un pedagogo, di un Ministro che ha messo sempre, al centro della sua azione, il ruolo formativo e insostituibile dell’istituzione scolastica per forgiare gli Italiani del futuro.
Urge ripartire da alcuni punti fermi, se vogliamo rivalutare il peso della scuola negli anni “liquidi” dei social. Non mancherà di certo, a tutti noi, l’adozione di un approccio Gentile, nel trasmettere l’eredità di un gigante dell’organizzazione scolastica e della formazione spirituale e umana del discente, in grado di conciliare libertà e autorevolezza.
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Evviva le giuste riabilitazioni, quand’anche postume! Nel 2024, in occasione dell’ottantesimo anniversario del barbaro assassinio del filosofo e Ministro dell’Istruzione, Giovanni Gentile [Castelvetrano (Trapani), 29 maggio 1875 ‒ Firenze, 15 aprile 1944], le Poste Italiane hanno emesso un francobollo commemorativo. Collezionisti filatelici e non di tutto il mondo, affrettatevi a procurarlo! Non avrete da perdere che pochissimi euro!)