Scienza e innovazione per il Sud globale, la sfida del divario tecnologico

di Tindaro Guadagnini

Il 16 settembre le Nazioni Unite celebrano una giornata dedicata alla ricerca, alla tecnologia e all’innovazione nei Paesi del Sud globale. Una ricorrenza nata per affrontare uno dei grandi squilibri del nostro tempo: la distanza nell’accesso alla conoscenza e alle tecnologie.

Non basta che una nuova tecnologia esista. Perché possa contribuire allo sviluppo deve essere accessibile, utilizzabile e sostenibile. È questo uno dei principi alla base della Giornata internazionale della scienza, della tecnologia e dell’innovazione per il Sud, celebrata il 16 settembre.

Si tratta di una ricorrenza relativamente recente. La sua origine risale al Vertice sulla scienza, la tecnologia e l’innovazione organizzato dal G77 e dalla Cina all’Avana nel settembre 2023. Il 9 gennaio 2024 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente proclamato il 16 settembre come giornata internazionale dedicata al tema.

L’obiettivo è richiamare l’attenzione sulle differenze che ancora separano molte economie del Sud globale dai Paesi con maggiori capacità scientifiche e tecnologiche. Il divario non riguarda soltanto l’accesso a internet o alle tecnologie digitali. Comprende la possibilità di finanziare la ricerca, formare ricercatori e ingegneri, sviluppare infrastrutture, utilizzare dati e strumenti avanzati e trasformare le conoscenze scientifiche in innovazione capace di produrre benefici sociali ed economici.

In un mondo nel quale l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, le energie rinnovabili e le tecnologie digitali stanno modificando rapidamente economie e società, il rischio è che le differenze già esistenti aumentino. Chi dispone di università, laboratori, infrastrutture digitali e investimenti può procedere più velocemente; chi parte da condizioni più fragili può invece incontrare ostacoli sempre maggiori.

Per questo le Nazioni Unite sottolineano l’importanza di un ambiente scientifico aperto, inclusivo e non discriminatorio e valorizzano la cooperazione Sud-Sud e quella triangolare. L’idea è favorire lo scambio di conoscenze e soluzioni sviluppate nei Paesi del Sud, senza considerare la cooperazione Sud-Sud come alternativa a quella tra Nord e Sud, ma come suo complemento.

Particolare attenzione viene rivolta anche all’Africa. Secondo l’ONU, il continente rischia di rimanere indietro nella quarta rivoluzione industriale se non rafforza gli investimenti nell’istruzione STEM — scienza, tecnologia, ingegneria e matematica — e nella ricerca. La questione non riguarda soltanto la crescita economica: scienza e innovazione possono contribuire alla salute pubblica, alla sicurezza alimentare, alla gestione delle risorse naturali, alla transizione energetica e alla resilienza di fronte ai cambiamenti climatici.

La giornata del 16 settembre pone quindi una domanda semplice ma decisiva: chi potrà beneficiare delle innovazioni del futuro?

La risposta dipenderà anche dalla capacità della comunità internazionale di evitare che la rivoluzione tecnologica diventi un ulteriore fattore di disuguaglianza. Investire nella ricerca, nella formazione e nella condivisione della conoscenza significa infatti investire non soltanto nelle tecnologie, ma nella possibilità per intere società di costruire autonomamente il proprio sviluppo.