C’è un angolo della costa di Gela in cui il paesaggio sembra cambiare continuamente volto. È la spiaggia di Manfria, una lunga distesa di sabbia dorata affacciata sul Golfo di Gela, dove il mare incontra le dune, la roccia e un paesaggio dominato dalla presenza imponente della Torre di Manfria.
Una località conosciuta soprattutto per il suo mare e per la sua spiaggia, ma che nasconde anche un lato meno immediato e decisamente più suggestivo: sotto il promontorio della torre, là dove il terreno precipita verso la costa, si aprono dirupi, cavità e grotte naturali che contribuiscono a rendere questo tratto di litorale particolarmente affascinante.
La spiaggia e le dune di Manfria
La spiaggia di Manfria si sviluppa lungo un tratto significativo del litorale gelese ed è caratterizzata dalla presenza di sabbia fine e dorata, dune e vegetazione tipica degli ambienti costieri.
Il paesaggio cambia con la luce: nelle ore centrali della giornata la sabbia assume tonalità calde, mentre al tramonto il litorale si trasforma in una distesa dai colori ancora più intensi.
Il mare, spesso limpido e dalle tonalità che vanno dall’azzurro al blu, completa uno scenario che negli anni ha fatto di Manfria una delle località balneari più conosciute della costa di Gela.
Ma la spiaggia non è soltanto un luogo per trascorrere una giornata al mare. Il suo valore paesaggistico è legato alla presenza di un sistema naturale più complesso, nel quale dune, vegetazione, rocce e habitat costieri convivono lungo il litorale.
Il FAI inserisce infatti la Torre di Manfria all’interno di un contesto naturalistico di particolare interesse, caratterizzato da dune, vegetazione, avifauna migratoria e habitat litoranei. L’area è inoltre compresa nella Rete Natura 2000.
La Torre che domina il Golfo
A sorvegliare dall’alto questo paesaggio c’è la Torre di Manfria, una delle presenze architettoniche più riconoscibili del territorio gelese.
La torre venne realizzata come struttura di avvistamento e difesa all’interno del sistema delle torri costiere siciliane. La sua posizione non è casuale: dal promontorio era possibile controllare un vastissimo tratto di costa e del Golfo di Gela.
La data di costruzione non è completamente certa. Il FAI riporta due diverse ipotesi: l’inizio dei lavori nel 1549, durante il viceregno di Juan de Vega, oppure nel 1583. La struttura rimase comunque incompiuta per alcuni decenni e venne completata nel 1615 sotto il viceré Pedro Téllez Girón y Guzmán, duca di Ossuna, su disegno dell’architetto fiorentino Camillo Camilliani.
Alta oltre 15 metri e caratterizzata da una pianta quadrata di circa 12,5 metri per lato, la torre si innesta su un basamento fortemente scarpato e domina il rilievo che scende verso il mare.
Ancora oggi, arrivando a Manfria, è difficile non notarla.
È proprio la sua posizione a rendere particolarmente suggestivo il paesaggio: la torre appare sospesa tra la collina e il Mediterraneo, con la spiaggia che si apre ai suoi piedi.
Sotto la Torre, il lato più selvaggio di Manfria
Ed è qui che Manfria mostra uno dei suoi aspetti meno conosciuti.
Sotto la torre il promontorio lascia spazio a un tratto di costa più aspro, fatto di roccia, pareti e dirupi che scendono verso il mare.
È un paesaggio molto diverso da quello della lunga spiaggia sabbiosa: la morbidezza delle dune lascia il posto alla pietra e ai costoni, modellati nel tempo dall’azione degli agenti atmosferici e del mare.
Tra queste formazioni si trovano cavità e grotte naturali, alcune delle quali si aprono proprio lungo i costoni che circondano la baia.
La presenza di grotte nella zona è documentata anche dalle fonti dedicate al territorio. Il FAI descrive la baia della Torre di Manfria come circondata da roccia, pietra di gesso e grotte, mentre studi e ricognizioni archeologiche dell’area hanno segnalato la presenza di grotte e nicchie nei costoni rocciosi delle colline di Manfria.
È un dettaglio che cambia completamente la percezione della località.
Da una parte c’è la Manfria della spiaggia, delle dune e del mare cristallino. Dall’altra c’è una costa più selvaggia e quasi nascosta, dove il rilievo della torre precipita verso l’acqua e le cavità nella roccia raccontano una storia molto più antica del turismo balneare.
Un paesaggio modellato tra sabbia e gesso
Il fascino di Manfria nasce proprio dal contrasto.
Sabbia e roccia. Dune e dirupi. Mare aperto e cavità naturali.
Il FAI sottolinea la particolare presenza della pietra di gesso e degli ambienti dunali, inseriti in un’area di interesse naturalistico per le sue peculiarità botaniche e zoologiche.
La costa diventa così una sorta di libro aperto nel quale convivono elementi naturali e testimonianze della storia dell’uomo.
Anche il paesaggio circostante ha un’importanza riconosciuta sul piano della tutela. La Regione Siciliana individua infatti l’area di Torre Manfria all’interno di un sistema ambientale sottoposto a specifici livelli di tutela, con presenza di dune costiere e habitat di interesse.
La memoria delle torri costiere
La Torre di Manfria non era isolata.
Faceva parte di una vasta rete di torri costruite lungo le coste della Sicilia per intercettare e segnalare tempestivamente eventuali incursioni provenienti dal mare.
Secondo il FAI, Manfria era una delle torri più importanti del sistema: i torrari comunicavano l’arrivo dei nemici attraverso specchi e fumi durante il giorno e fuochi durante la notte, trasmettendo l’allarme alle altre postazioni costiere.
In questo sistema di comunicazione visiva, la posizione dominante della torre aveva quindi un’importanza strategica fondamentale.
Oggi, invece, quello stesso punto panoramico permette di guardare il mare non più con la preoccupazione di un’antica incursione, ma con lo stupore di chi osserva uno dei paesaggi più caratteristici della costa gelese.