La notizia è arrivata dal Mississippi, dalla sua Jackson, la città in cui Cassandra Wilson era nata e che aveva continuato a portare con sé anche quando la sua musica aveva attraversato il mondo. La grande cantante jazz è morta a 70 anni, nella sua casa, circondata dalla famiglia, dagli amici più stretti e dal suo manager Robert Torre. La causa della morte non è stata resa nota.
Cassandra Wilson aveva una voce difficile da confondere. Un contralto profondo e caldo, capace di muoversi con naturalezza tra jazz, blues, folk, soul, pop e country senza perdere mai la propria identità. Era proprio questa libertà, unita a un modo molto personale di interpretare le canzoni, ad averla resa una delle figure più riconoscibili del jazz contemporaneo. Nel 2001 la rivista Time l’aveva definita “America’s best singer”.

Nata il 4 dicembre 1955 a Jackson con il nome di Cassandra Fowlkes, era cresciuta in una famiglia profondamente legata alla musica. Il padre, Herman B. Fowlkes, era musicista e insegnante, mentre la madre, Mary Fowlkes, era un’educatrice. Cassandra iniziò a studiare pianoforte da bambina e più avanti si avvicinò alla chitarra, strumento che avrebbe avuto un ruolo importante nel suo percorso artistico.
Dopo gli studi alla Jackson State University arrivò New York, nei primi anni Ottanta. Qui entrò in contatto con la scena musicale più innovativa della città e con il collettivo M-Base, esperienza che contribuì a definire il suo primo percorso nel jazz. Nel 1986 arrivò Point of View, il suo album d’esordio.

Il riconoscimento internazionale arrivò qualche anno più tardi, soprattutto con Blue Light ‘Til Dawn, pubblicato nel 1993. Wilson iniziò a spingersi sempre più oltre i confini tradizionali del jazz, recuperando blues e folk e reinterpretando brani di provenienze diverse con un’impronta del tutto personale.
La consacrazione arrivò con New Moon Daughter, premiato con il Grammy per il miglior album jazz vocale, e poi con Loverly, che le valse un secondo Grammy nel 2009. Nel corso della sua carriera collaborò anche con musicisti di primo piano e partecipò a Blood on the Fields di Wynton Marsalis, l’opera che nel 1997 divenne il primo lavoro jazz a conquistare il Pulitzer per la musica.
Nel 2022 arrivò anche il riconoscimento di NEA Jazz Master, uno dei più importanti tributi riservati agli artisti che hanno lasciato un segno nella storia del jazz. L’ultimo album in studio, Coming Forth by Day, risale al 2015 ed era dedicato alla musica di Billie Holiday.
Cassandra Wilson aveva fatto del Mississippi una parte inseparabile della propria musica. Anche quando si era allontanata da Jackson, quella terra era rimasta nella sua voce, nelle atmosfere dei suoi dischi e nel modo di raccontare le canzoni.
La sua scomparsa chiude il percorso di un’artista che non ha mai avuto bisogno di restare dentro un genere preciso. Le bastava una canzone, una voce e quel modo inconfondibile di farla diventare propria.