Rocco Siffredi, dagli esordi nel porno alla costruzione di un impero
Sembrano trascorse distanze siderali dai tempi “ribelli” dell’adolescenza, quando la sovraesposizione ormonale ti portava a invidiare anche una locandina.
Correvano gli anni di «Fantastica Moana», pellicola a luci rosse del 1987. Dopo avere fantasticato su impossibili incontri con la donna che, in quel preciso momento storico, attirava le fantasie erotiche extra(coniugali) dei maschi italiani di qualsivoglia ceto o professione, noi “giovinastri” provavamo un misto di invidia, incosciente desiderio di emulazione e curiosità anche per qualcun altro.
Da “Supersex” a fenomeno globale: il successo della serie Netflix
Dal cast del film, tra quanti avevano avuto la fortuna di “assaggiare” le grazie di una creatura, a noi, comuni mortali, data solo di immaginare, i giornalisti avevano pescato un ventitreenne, cui rivolgere domande piccanti.
Biondino, semipalestrato, petto delineato e villoso. Il suo nome era Rocco. «Bisogna aver resistenza fisica, requisiti fisici (a parte il sesso), essere bei ragazzi, occorre la massima concentrazione…».
Il nuovo Rocco Siffredi: social, provocazione e cultura pop
Dapprima quasi in sordina rispetto alle “controparti” femminili, poi in evidenza con interviste, nelle quali parole quali “trombare”, “scopare”, membro equino”, venivano sdoganate dal mutare dei tempi, a seguire una trafila infinita di film, interviste, comparsate televisive, infine la costruzione di un impero economico e mediatico, incentrato sulla produzione di film e prodotti per soddisfare la “fame” di sesso dei consumatori.
Dove vuole arrivare Rocco Siffredi?
A quanto ammonta, oggi, il patrimonio di Rocco Siffredi? Non ci interessa. Quello che risalta all’osservatore è, per l’ennesima volta, lo iato creatosi fra la percezione delle masse e la realtà, concreta, tangibile, e verificabile, di chi opera in prima persona nel realizzare i suoi progetti. Cosa fa nella vita Rocco Siffredi? Recati in una delle mille spiagge e chiedi in giro.
La famiglia come nuova chiave di lettura
Ecco la risposta più gettonata: tromba dalla mattina alla sera! Lasciate perdere Eichendorff e «La vita di un perdigiorno» (1823), novella‒simbolo del romanticismo, idealizzazione per antonomasia dell’esistenza vissuta in antitesi alle costrizioni sociali, tutta dedita al girovagare, al ciondolare, all’inseguire le proprie passioni amorose e artistiche.
Mai come in questo caso, apostrofe sarebbe più calzante per redarguire i soliti, grossolani, spara sentenze di turno: sul lavoro e le strategie di Rocco Siffredi, non avete capito un cazzo! Etnacomics 2024: migliaia di spettatori assistettero alla presentazione di «Supersex», la serie incentrata sulla vita e le imprese del pornodivo di Ortona, andata in onda su Netflix, con record di incassi e di visualizzazioni.
Vi sembrano pochi oltre 10 milioni di visualizzazioni e l’approdo nella Top 10 tra le serie più viste dal pubblico, in oltre 62 paesi del mondo? Luglio 2026, la finale dei Mondiali di Calcio è alle porte.
Dal re del porno al personaggio pop: una metamorfosi studiata?
Ecco a voi il nuovo look alla Rocco: barbetta al terzo giorno, t-shirt bianca, con la scritta LTX (dicasi un token per fare soldi dalle piattaforme on line della holding di famiglia), la versione ufficiale del pallone da calcio in uso nei mondiali. Abbiamo dimenticato qualcosa? Il gusto, inestinguibile, per la provocazione. Il “maestro” chiede ai suoi porno-accoliti: «chi vincerà stasera tra Spagna e Argentina»? Gli ammaestrati rispondono all’unisono: «la figa!».

Andate su Instagram e non lo riconoscereste, il fu fenomeno mondiale del sesso a lungometraggio. Sembra quasi il fratello maggiore che ricalca, alla perfezione, le celebri note di Fabrizio De André: si sa che la gente può dare consigli, se non può più dare il cattivo esempio. Dove vuole arrivare il più noto nome mondiale del porno? A cosa sono finalizzati i suoi mutamenti di strategia? Oggi Rocco Siffredi è diventato un fenomeno da cultura pop, con la solita coltre di silenzio da stendere sul suo passato?
Rocco Siffredi oggi: cambiare pelle senza cancellare il passato
Non siamo in grado di fornire una risposta esaustiva, bensì una riflessione di partenza, da sviluppare in altre tappe di quel giornalismo d’inchiesta, puntuale e graffiante, di cui tutti noi sentiamo disperatamente la mancanza. Ripartite da una parola: famiglia. Puoi avere trombato con migliaia di donne, puoi avere lasciato il calco del tuo fallo anche su Marte, puoi avere travalicato ogni limite morale (purtroppo), venendo presentato come un innovatore spregiudicato ed originale.
Quando hai una famiglia da portare avanti, quando hai dei figli, a quali senti di voler indicare un futuro, bisognosi di sviluppare un progetto che li realizzi, non ci sono cazzi che tengano. Un vero padre si farebbe in quattro per loro. Saremo dei romantici, ma pensiamo di averla azzeccata. Buon viaggio all’interno della cultura pop, Mister Rocco. Noi, tuttavia, non dimenticheremo quello che sei stato.
(Immagine posta a corredo del presente articolo, scelta dal prof. Leonardi a beneficio dei lettori. Descrivere un “fenomeno”, come Rocco Siffredi, è impresa tutt’altro che facile. Vallo a trovare uno come lui! La sua unicità consiste nella sua scaltrezza. Ecco a voi chi è stato capace di scendere nei bassifondi infernali di quella bolgia, chiamata pornografia, senza lasciarsene risucchiare! Oggi, nel 2026, assistiamo alle gesta di Rocco Antonio Tano, 62 anni di età, sposato con la 54enne Rosa Caracciolo, al secolo l’ex pornostar ungherese Rósza Tassi, con la curiosità propria di chi si interessa alle sitcom, alle serie televisive, alle incursioni in trasmissioni popolari. Avete forse dimenticato quella denominata «L’isola dei famosi», che ha raggiunto nel 2015 record inauditi di ascolto, grazie alla “trovata” di Rocco, che aveva abbandonato il gruppetto degli spiaggiati per trasferirsi poco lontano (Playa desnuda), offrendo al mondo intero la visione delle sue nudità? Con l’umiltà di sempre, ripetiamo, anche oggi la massima di Indro Montanelli, adattandola alle diverse circostanze: testimone sempre, protagonista mai!). La foto, che vi presentiamo, lo ritrae in compagnia del sacerdote cattolico, Don Ambrogio Mazzai. Eterogenesi dei fini? Dobbiamo cambiare metro di giudizio? Siamo antiquati a nostra insaputa, nel provare disagio nel vedere il re della trasgressione tra uomo e donna vicino a chi indossa il topico collare romano? A voi la risposta!)