Mogol, il poeta della canzone italiana compie 90 anni

di Denise Bentivegna

Alcune parole non finiscono quando la musica si ferma. Restano nelle stanze, nelle estati, nei viaggi in macchina, nei ricordi di chi le ha ascoltate per la prima volta e in quelli di chi le ha scoperte molti anni dopo. Parole diventate canzoni e canzoni diventate, lentamente, memoria collettiva.

È anche attraverso quelle parole che Giulio Rapetti, per tutti Mogol, arriva oggi a festeggiare 90 anni. Nato a Milano il 17 agosto 1936, ha attraversato oltre sei decenni della musica italiana lasciando una firma che va ben oltre la definizione di semplice paroliere.

La sua storia professionale comincia quando la canzone italiana sta ancora cercando la propria voce. Poi arriva l’incontro destinato a cambiare tutto, quello con Lucio Battisti. Nel 1965 nasce un sodalizio artistico che avrebbe scritto alcune delle pagine più importanti della musica italiana, trasformando emozioni quotidiane, amori, inquietudini e desideri in versi capaci di attraversare generazioni.

Da La canzone del sole a I giardini di marzo, da Emozioni a Pensieri e parole, da Acqua azzurra, acqua chiara a Il mio canto libero, il nome di Mogol è legato a un patrimonio musicale che continua a vivere anche quando cambiano le mode, gli interpreti e il modo stesso di ascoltare una canzone.

Ma la storia di Mogol non si è fermata a Battisti. Un altro capitolo fondamentale è arrivato attraverso l’incontro con Riccardo Cocciante. Un’altra voce, un’altra sensibilità, un altro modo di trasformare le emozioni in musica.

Da quella collaborazione sono nate canzoni rimaste nella memoria collettiva, Cervo a primavera, Celeste nostalgia, Un nuovo amico, Se stiamo insieme, con cui Cocciante vinse il Festival di Sanremo nel 1991, e soprattutto Questione di feeling, il celebre duetto del 1985 con Mina.

Un brano che sembra quasi una conversazione cantata, fatta di sguardi, esitazioni e sentimenti che cercano una definizione. La voce di Cocciante e quella di Mina si incontrano sulle parole di Mogol e trasformano una semplice canzone in uno dei duetti più riconoscibili della musica italiana.

Ed è proprio qui che si ritrova una delle qualità più straordinarie della sua scrittura, la capacità di cambiare voce senza perdere identità. Mogol ha saputo scrivere per artisti diversissimi tra loro, riuscendo ogni volta a trovare parole che sembrassero nate insieme alla loro voce.

Il suo percorso lo ha portato così a incontrare Mina, Adriano Celentano, Mango, Gianni Bella, Caterina Caselli, Bobby Solo e tanti altri protagonisti della musica italiana.

Novant’anni, allora, non sono soltanto un traguardo anagrafico. Sono il tempo di una vita trascorsa a raccogliere emozioni e a restituirle al pubblico sotto forma di parole, quelle parole che hanno accompagnato amori, partenze, ritorni, estati e nostalgie.

Mogol ha scritto canzoni, ma dentro quelle canzoni ha lasciato qualcosa che il tempo non riesce a consumare. Una frase ascoltata per caso può ancora riportare indietro una persona, un’estate, un amore. È questa la magia della musica quando incontra la parola giusta.

E allora buon compleanno a Mogol, a novant’anni dalla nascita di un uomo che ha saputo dare voce a sentimenti che appartenevano a tutti, trasformando la vita quotidiana in musica e la musica in ricordo.

Oggi, mentre una nuova candelina si aggiunge alla sua lunga storia, basta una canzone per ritrovare un pezzo di noi. E forse è proprio questo il regalo più bello che un autore possa lasciare al tempo.

jacktoto

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